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    Cultura & Spettacolo

    A Palazzo di Città per celebrare Italo Calvino

    In un incontro, organizzato dal Presidio del Libro di Fasano, la prof.ssa Lea Durante ha tenuto una ricca prolusione sullo scrittore ligure
    Sara AltamuraDa Sara AltamuraFebbraio 2, 2024Aggiornato il:Agosto 5, 20254 minuti di lettura
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    A Palazzo di Città per celebrare Italo Calvino - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Il fine ultimo di uno scrittore, secondo Calvino, è quello di cancellarsi: l’autore delle storie dev’essere invisibile perché l’obiettivo è lasciare che le storie parlino da sole. Fine, tuttavia, non perseguito dall’autore ligure: di lui, dopo cent’anni, si celebrano ancora le opere e le parole.

    Sull’autore visionario la prof.ssa Lea Durante, docente di Letteratura italiana presso l’Università di Bari, ha tenuto una prolusione molto coinvolgente in un incontro organizzato dal locale Presidio del Libro, presieduto da Annamaria Toma, che ieri primo febbraio ha visto un gremito pubblico a Palazzo di Città.

    Dopo il doveroso grazie dell’amministrazione comunale, rappresentata dall’assessore alla Cultura, Cinzia Caroli, e l’introduzione della prof.ssa Cinzia Cupertino, Lea Durante ha compiuto un lungo ma appassionante excursus sulla vita e sulle opere di Calvino.

    Figlio di scienziati, una botanica e un agronomo, nipote di zii chimici, il piccolo Calvino – nato a Cuba – cresce in un ambiente fortemente improntato alla ricerca e al rigore della scienza. Soprattutto, però, sua mamma trasmette ai figli un’educazione convintamente antifascista e laica: il giovane Calvino si arruola nella Resistenza, esperienza che lo plasmerà. Come ha sottolineato acutamente la prof.ssa Durante, la generazione di giovani nati negli anni ’20 (tra cui grandi intellettuali, come Pavese, Vittorini e Pasolini) è una generazione cresciuta nel Fascismo e che non ha sperimentato la libertà: sarà la stessa generazione, tuttavia, a farsi carico di traghettare l’Italia dalla Monarchia alla Repubblica, dalla dittatura alla democrazia. Questi giovani, dunque, pur non avendo esperito la Libertà, l’hanno pensata, l’hanno immaginata e l’hanno inseguita.

    Nell’esperienza esistenziale di Italo Calvino, che dalla Resistenza apprende che nessuno si salva da solo, è fondamentale il legame con i fatti storici e con la mutevolezza del reale: la realtà oggettiva in cui l’autore vive è estremamente multiforme. Una convinzione, però, attanaglia Calvino sin dai suoi primi incarichi lavorativi alla casa editrice Einaudi: la realtà che si conosce è solo una delle molteplici possibilità. L’impresa che, dunque, l’autore persegue per tutta la vita sarà dare forma alle infinite manifestazioni del reale, a partire dalle parole. Pavese lo chiamava “lo scoiattolo della penna”: appena iniziava a scrivere, gettato su carta un insieme di lettere, Calvino accartocciava il foglio per non dover assistere al “lutto” della parola scelta tra infinite possibilità.

    L’autore ligure, che nelle sue Lezioni Americane ricorda che la molteplicità è uno dei valori letterari per il nuovo millennio, si fa paladino di quella letteratura combinatoria nata in Francia negli anni Settanta, in cui le storie non sono altro che ponti per altre storie e ogni narrazione è solo una delle possibili. Così, con opere come Il castello dei destini incrociati, l’autore cerca disperatamente di saziare quella difficoltà del “lutto” che la scelta porta con sé; apice di questa indagine è Se una notte d’inverno un viaggiatore, libro costituito di soli incipit, quasi a voler ripescare quelle carte gettate via nel processo di decisione delle possibilità.

    Insistendo sul legame stretto tra la Storia del suo tempo e le sue opere, Durante ha spiegato come l’autore abbia abbracciato appieno la corrente antropologica che cercava nelle fiabe un’origine transnazionale, europea, per dimostrare concretamente che il nazionalismo fosse infondato. Il fantastico in Calvino regna sovrano: per lo scrittore la letteratura ha il compito di inventare immaginari, visioni, mondi. D’altronde, il Novecento si era aperto con la relatività di Einstein: il concetto di tempo e di spazio era stato assolutamente stravolto. E Calvino su questo ci riflette con l’iconico personaggio Qfwfq, forma di vita che riesce a percorrere il tempo arbitrariamente. In merito alle fiabe, invece, l’autore indaga sulle loro varianti, simbolo di una comune radice europea. Di personaggi fantastici è animata la famosissima trilogia degli Antenati, in cui un cavaliere, un barone e un visconte diventano rappresentazione della crisi d’identità di un’Europa sempre più vittima dell’oggettività del reale, sempre più improntata al consumismo e alla de-umanizzazione. Sono gli anni del dopo-guerra, gli anni della ricostruzione, sono anche gli anni dei movimenti sessantottini: Calvino si fa interprete del cambiamento creando mondi alternativi.

    La prolusione della prof.ssa Durante ha catturato il vasto pubblico che ha riempito la Sala di Rappresentanza di Palazzo di Città, in cui molti erano gli studenti curiosi e attenti. Vedere un così folto uditorio è rassicurante, perché significa che la cultura ha ancora una ragion d’essere. Sebbene si debba avere la consapevolezza di non essere i primi a raccontare e nonostante si abbia la percezione che tutto sia già stato scritto – come sostenevano Eco e lo stesso Calvino -, incontri come questo fanno ben sperare in un tentativo di mantenere attive le coscienze. Dalla Storia e dalla Letteratura è necessario prendere spunti, ma l’opera di Calvino è la dimostrazione che la creatività dell’uomo sia quantomai preziosa e utile per frenare quel processo di de-umanizzazione che la società sembra perseguire.

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