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    Sei su:Home»Mensile»Ieri»Antonio Carbonara in carica dal 1979 al 1980 e dal 1981 al 1983
    Ieri

    Antonio Carbonara in carica dal 1979 al 1980 e dal 1981 al 1983

    I ritratti dei sindaci di Fasano a cura di Secondo Adamo Nardelli pubblicati su Osservatorio e successivamente nel libro "Medaglioni fasanesi"
    RedazioneDa RedazioneMaggio 4, 20126 minuti di lettura
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    Antonio Carbonara in carica dal 1979 al 1980 e dal 1981 al 1983 - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Nell’autunno del 1979 il sindaco in carica, Sandrino Rubi­no, si dimise da consigliere comunale per assumere la funzione di consigliere di amministrazione dell’Ente Regionale di Sviluppo Agricolo della Puglia (Ersap). Il gruppo della Dc designò alla successione il prof. An­tonio Carbonara, che venne eletto a larghissima maggioranza. Cessò dal­la carica, che detenne per 10 mesi e 22 giorni, il 22 settembre 1980. Alle elezioni dell’8 giugno 1980, malgrado egli fosse il sindaco uscente, il leader dc Giuseppe Martellotta gli impedì di capeggiare la lista scudocrociata, che fu presentata in ordine alfabetico. Nonostante ciò, Car­bonara risultò il primo degli eletti con oltre 2.500 voti di preferenza. Questa affermazione personale non bastò a dargli titolo per la rielezione a sindaco. Al prof. Carbonara fu fatto intendere che la sua carriera politica si era conclusa. Infatti, sindaco della città divenne l’avv. Orazio Ferrara, che però si dimise dopo poco tempo. Gli succedette il socialista Domenico Mileto, eletto da tutti i partiti dell’«arco costituzionale» per consentire il negoziato politico diretto a formare una giunta stabile.

     

    Si prospettò così la possibilità per Tonio Carbonara di ri-concorrere alla carica di sindaco, anche se era fortemente osteggiato dai martellottiani e dai rubiniani, preoccupati della nascita di una terza corrente democristiana alla quale il prof. Carbonara stava lavorando intensamente. Solo allorquando Carbonara rinunciò a perseguire il proposito di “mettersi in proprio” potè accedere alla massima carica cittadina, piegandosi a Martellotta, che conduceva il gioco in tacita intesa con Rubino. La trattativa per la formazione della nuova maggioranza fu complessa, tormentata e difficile. L’apertura ai comunisti venne fortemente osteggiata dagli organi provinciali della Dc. Altre difficoltà durante la trattativa provennero dal Psi, che per bocca del suo leader Pierino Dell’Anno rivendicava ai socialisti la guida del governo cittadino. Anche il Pci esigeva un sindaco non democristiano. Alla fine, però, l’accordo fu raggiunto, e il 22 ottobre del 1981 il prof. Carbonara fu rieletto sindaco da una maggioranza “di solidarietà” che escludeva soltanto il Msi e la Coalizione Popolare Indipendente di Italo Gentile.

     

    La soluzione politica della crisi aveva preso le mosse da un deliberato del Comitato Cittadino della Dc, allarmato, così come recita il documento dell’epoca, dalla «distruzione dei valori, la politica ristretta a una cerchia sempre più piccola di persone con la tendenza di gestirla sempre più professionalmente, il riflusso nel privato, la caduta di credibilità delle istituzioni, la droga, la delinquenza comune, la tendenza alla speculazione in luogo dell’investimento produttivo, quali effetti delle spinte disgreganti della società fasanese». A conclusione del documento, l’organo dirigente locale della Dc proponeva la linea di solidarietà e collaborazione fra tutte le forze politiche democratiche. Gli avvenimenti di Fasano provocarono una forte reazione del Comitato Provinciale della Dc, che indirizzò il 9 luglio 1981 una lettera a tutti i consiglieri comunali democristiani fasanesi, nella quale veniva sintetizzato il pensiero del massimo organo provinciale con un linguaggio preoccupato e leggermente intimidatorio, rammentando che la linea politica della Dc non si era mai «disgiunta dalle scelte dell’elettore che col voto stabilisce i rapporti di forza e di influenza tra i partiti e al quale è pur dovuto un minimo di rispetto». Inoltre la segreteria provinciale ricordava che in terra di Brindisi la Dc ha «saputo costituire per lungo tempo il punto di equilibrio e di cerniera dello schieramento politico», e che «di fronte al pericoloso e artificioso confusionismo di antiche forze politiche» essa non può rischiare di «essere relegata in una zona di parcheggio sociale». E concludeva che non sarebbe stato permesso a nessuno, per preoccupazioni personalistiche, di passare «impunemente sul patrimonio morale del partito violando i deliberata del congresso nazionale».

     

    A scrivere queste parole di fuoco fu l’allora segretario provinciale Giuseppe Palma, uno dei più potenti luogotenenti dell’on. Caiati, che aveva elevato l’anticomunismo a religione. Figurarsi se il gruppo dirigente provinciale poteva tollerare che lo Scudo Crociato si coniugasse con la Falce e Martello. Ma la Dc fasanese fu sorda ai richiami. Né valse l’intervento della direzione nazionale del partito, che per bocca dell’on. Costante Degan, dirigente enti locali, negò il consenso alla soluzione proposta dalla delegazione fasanese capeggiata dal segretario politico Giovanni Narracci, che si era recato a Roma per ottenere l’imprimatur. Così i comunisti entrarono in giunta. Carbonara la diresse fino all’11 marzo dell’83, data nella quale si dimise per ragioni di salute. Sono in molti invece a sostenere che tali dimissioni furono originate da una congiura interna alla Dc, andata a segno. Il sospetto sarebbe confermato dal fatto che a succedergli fu designato Mimì Guarini, sempre “in panchina” per le sostituzioni di urgenza. Del periodo in cui Carbonara fu sindaco, si ricorda la grande manifestazione che venne organizzata dall’amministrazione comunale quando nella città si manifestarono sintomi di una presenza criminale dedita all’estorsione nei confronti dei commercianti. Tale manifestazione ebbe una partecipazione popolare mai verificatasi in passato, e si concluse in piazza Ciaia con un veemente comizio del sindaco.

     

    Ma chi è Antonio Carbonara? È sospettoso e assillato da molti pregiudizi. Vede nemici dappertutto. Non manca però di certezze: per lui Fasano è nelle mani della criminalità organizzata e la classe politica è irrecuperabile. Non è facile farsi ascoltare: se gli parlate, lui non pone orecchio e dirige altrove il suo pensiero. Du­rante l’attività politica, ha sempre vissuto con l’incubo del complotto organizzato ai suoi danni dai big del suo partito. Si muove di scatto, come se ricevesse la spinta di energie variamente collocate nel suo organismo. Non regge il colletto delle camicie e continuamente tenta di liberare dalla stretta la prominenza laringea (o pomo d’Adamo) con un tipico movimento della testa. Ha l’hobby della pesca subacquea e si dedica al giardinaggio nel suo villino di Laureto. Legge di preferenza autori classici e moderni, e tra questi predilige: Saffo di Lesbo, ricca di sentimenti genuinamente intimi e personali, della famiglia e dell’amore e verso tutte le cose belle della natura, comprese le fanciulle che la poetessa greca accoglieva ed educava nella sua casa; Caio Valerio Catullo, il grande poeta latino che cantò col nome di Lesbia la sua donna, appassionatamente amata, sorella del tribuno della plebe P. Clodio Pulcro, moglie e poi vedova del console Q. Metello Celere. Tra i moderni: Ignazio Silone, per la grande lezione di libertà che si trae dalla sua opera e per essersi definito «cristiano senza chiesa e socialista senza tessera»; Pascoli, per la distinzione netta che fa tra buoni e cattivi, onesti e disonesti, infelici e gaudenti, miseri e ricchi, in una visione pessimistica della società; Montale, per l’eccezionale bellezza del verso e per la sua capacità di indagine esistenziale. Colto, operoso, capace, corretto, Carbonara ha fatto come sindaco quel che era umanamente possibile fare in un ambiente burocratico dove la silenziosa ostilità, gli ostacoli invisibili, venivano pensati e orditi da manovratori esterni. Impeccabile come professore di lettere, oggi è uno stimato preside di liceo.

     

     

    Secondo Adamo Nardelli

     

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