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    Ieri

    Nicola Latorre in carica dal 1992 al 1993

    I ritratti dei sindaci di Fasano a cura di Secondo Adamo Nardelli pubblicati su Osservatorio e successivamente nel libro "Medaglioni fasanesi"
    RedazioneDa RedazioneMaggio 5, 20125 minuti di lettura
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    Nicola Latorre in carica dal 1992 al 1993 - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Nella galleria storica dei ritratti dei sindaci di Fasano, che ab­biamo percorso insieme in questa rubrica (sia pure ad intermittenza) negli ultimi due anni, c’è ancora qual­­che tassello che dev’essere colmato. Ci occupiamo stavolta di Ni­cola Latorre, unico sindaco espresso dal Pci-Pds nella storia del no­stro Comune. Cinque assessori non democristiani si dimisero dalla giunta capeggiata dall’avv. Sante Nardelli, e precisamente Vito Franco Cofano (so­cialdemocratico), Luigi Vinci (ver­de), Tom­maso Potenza (artigiano), Albe­rico Ignobile e Francesco Laterrenia (ex comunisti). Ognuno di loro lamentava incomprensioni nei rapporti con il capo dell’amministrazione, ma taluni assumevano che il sindaco in carica era pronto ad aprire ai socialisti, che in precedenza la Dc, per bocca dei suoi più autorevoli rappresentanti, aveva duramente attaccato. Una siffatta situazione avrebbe escluso dal governo della città tutte le altre forze politiche, in quanto Dc e Psi assommavano una maggioranza in consiglio di 27 membri su 40. D’altro canto, vi era la giustificazione politica di compattare la sinistra, che contava la metà più uno dei membri dell’assemblea. Qualcuno parlò di congiura, ma impropriamente. Fu una operazione di ribaltamento dovuta anche ai comportamenti baldanzosi ed esuberanti del partito di maggioranza relativa, incapace di interpretare, per antico vizio, un ruolo politico senza arroganza di parola o di atteggiamento.

     

    Così nacque la giunta Latorre, che pose fine all’egemonia democristiana. Ne fecero parte, per i socialisti, Angelo Di Bari, Pasquale Di Bari, Dino Cofano e Saverio Sardone; per i socialdemocratici Vito Franco Co­fano; per i repubblicani Fausto Savoia; per gli ecologisti Luigi Vinci; per gli artigiani Tommaso Potenza. Durò 350 giorni: dal 30 luglio del 1992 al 15 luglio del 1993. L’ingresso di Latorre nel Palazzo determinò una nuova atmosfera, sia nei rapporti col personale che con il pubblico. Inventò la funzione del “sin­daco itinerante”; in base a un calendario, si recava nelle frazioni, a giorni fissi, per ricevere il pubblico e udirne i bisogni e le lamentele. La sua gestione non fu fortunata, perché proprio allora si verificò il momento dell’effetto dei veleni provenienti dall’interno della politica e dall’attività di alcuni cittadini che, sull’onda giustizialista di tangentopoli, sommersero la Procura della Repubblica di denunce. Il conflitto tra politici e polizia urbana diede vigore a un’attività intensa sul territorio alla scoperta di violazioni edilizie. Si creò così un ciclone giudiziario che investì la città, con l’apertura, a quanto si dice, di non meno di cento procedimenti penali. Avvisi di garanzia e arresti colpirono non pochi amministratori, decimando anche la giunta diretta da Latorre. Ciò determinò le dimissioni del sindaco e dell’intera giunta, della quale venne dichiarata la decadenza con delibera n. 37-1993 di consiglio comunale. Bisogna dire, per amore di verità, che nessuno di tali procedimenti penali ipotizzava reati di corruzione. Quasi tutti, invece, furono incentrati sull’ipotesi dell’abuso d’ufficio. Alcuni amministratori ricevettero un vistoso numero di comunicazioni giudiziarie; altri conobbero la sofferenza del carcere, che, a detta di chi s’intende di legge, fu una misura eccessiva rispetto al reato contestato. Molti di costoro sono stati prosciolti in di­versi procedimenti, e in base alla legge esigono, avendone diritto, il rimborso delle spese di difesa, che si aggira, per ogni causa, intorno ai tre o quattro milioni. Se questo ritmo dovesse continuare, il Comune avrà un danno ragguardevole. Finora ha già sborasato 101 milioni. Senza considerare la spesa dell’amministrazione dello Stato per i costi di giustizia.

    Il sindaco Latorre, costretto a fronteggiare la bufera giudiziaria dalla quale non fu toccato, non potè dare prova delle sue qualità di amministratore. Di carattere estremamente cordiale, Nicola non ha mai negato una pacca sulla spalla di nessuno, incurante dei riflessi sul sistema respiratorio del malcapitato ricevente. Egli non cammina: vola. C’è addirittura chi sostiene che sia dotato della facoltà di bilocazione. Oratore dal linguaggio ricco e facondo, i suoi interventi politici destano sempre interesse e attenzione. Ma nessuno è perfetto: se è un altro a parlare e lui a udire, sa fingere bene di ascoltare. La sua voce, nelle varie epoche, con facoltà camaleontica, ha assunto di volta in volta la tonalità di quella di Berlinguer, di quella di Occhetto e ora di quella di D’Alema, che chiama con civetteria “Mas­simo” e al quale regala cravatte ad ogni incontro, in qualsivoglia luogo: Gallipoli, Roma o altrove. Il Nostro è nato 41 anni fa a Fasano, dove vive con la bellissima moglie e due bei bambini, autonomi fin da quando erano in fasce, liberi come l’aria, pestiferi come “Pierino la peste”. Dopo la maturità classica, Nicola assolse al dovere verso la Patria marciando con i marmittoni nel servizio di leva, alla fine del quale arricchì la popolazione universitaria tra gli studenti di lettere e filosofia sostenendo più della metà del corso di laurea, e guadagnando su ciascun esame il trenta e lode. Ma il filosofo è nato lo stesso, anche se senza la laurea. Alla morte del suo papà, l’indimenticabile Pie­truc­cio, unanimemente apprezzato per intelligenza e cortesia, il Nostro ab­bracciò nel 1979 l’ideale comunista, diventando prima funzionario e poi segretario provinciale della Federazione Giovanile del Pci. Fu anche membro della segreteria provinciale del partito.Cresciuto nell’Azione Cattolica, fece parte anche del movimento studentesco della sinistra extraparlamentare. Dal 1980 è sempre stato eletto nel consiglio comunale, e dal 1981 al 1983 rivestì la funzione di assessore ai lavori pubblici. Nel 1983 corse per la Camera dei Deputati e ottenne 14.700 preferenze. Nel 1995, come candidato alla carica di primo cittadino, nella prima tornata fu il più suffragato con 5.061 voti. Ma fu battuto al ballottaggio in quanto le destre si orientarono sul candidato più moderato. Attualmente è stato chiamato a ricoprire la delicata funzione di segretario particolare del sottosegretario ai lavori pubblici Antonio Bargone. È presumibile che saprà svolgerla con intelligenza e bravura e, si spera, con un occhio attento alle esigenze della nostra città.

     

     

    Secondo Adamo Nardelli

     

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