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    Attualità

    Amati e Attolini spiegano dove e come nasceranno i nuovi ospedali

    I due assessori regionali entrano nel dettaglio dopo l'annuncio della nascita di cinque nuove strutture dato dal presidente Vendola
    RedazioneDa RedazioneGiugno 27, 20125 minuti di lettura
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    Amati e Attolini spiegano dove e come nasceranno i nuovi ospedali - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Dopo l’annuncio delle nuove cinque strutture ospedaliere si va verso la sottoscrizione dell’accordo di programma con il Ministero della Salute per la realizzazione dei nuovi ospedali pubblici da costruire in posizione baricentrica tra alcuni comuni sedi di piccoli e vecchi stabilimenti e nella città di Taranto. Oggi l’idea progettuale è stata presentata dal presidente Vendola e dagli assessori Ettore Attolini (Salute) e Fabiano Amati (Opere Pubbliche) durante una conferenza stampa.

     

    “Tutto si baserà sulla certezza dei tempi di finanziamento – ha subito precisato Attolini, che ha svelato la localizzazione di massima dei cinque ospedali: uno a Taranto, che avrà la priorità e che sostituirà i due nosocomi SS. Annunziata e Moscati e che non sorgerà – secondo quanto riferito dal comune di Taranto – sulle aree originariamente destinate al complesso S. Raffaele. E ancora: uno al confine tra le province di Bari e Brindisi, nel comprensorio tra Monopoli e Fasano, uno a Andria (probabilmente sulla direttrice per Canosa), uno nella provincia Bat più a sud, nel comprensorio Nordbarese, uno nel Salento meridionale, nella zona di Maglie. 700 i posti letto a Taranto, 350 tra Bari e Brindisi, 250 nella Bat, 350 a Andria, 350 nel Sud Salento.

     

    “I soldi necessari stimati sono circa 522 milioni di euro – ha detto Amati – e l’accordo sarà proposto al Ministero dopo che le conferenze dei sindaci"Parliamo di un atto di programmazione di edilizia ospedaliera – ha detto – che prevede una stima di costi pari a 522 milioni di euro. Subito dopo la necessaria consultazione con le Conferenze sindaci, che esprimono il loro parere su ogni atto di programmazione sanitaria, manderemo la nostra proposta al Ministero della Salute, per l'ottenimento dei fondi necessari”. La stima per la realizzazione dell'ospedale della Bat ammonta a 84 milioni di euro, per quello che sorgerà nell'area del Nord Barese si prevede una spesa di 60 milioni, per l'ospedale della Valle d'Itria (intermedio Bari – Brindisi) 84 milioni, 210 milioni per la nuova struttura di Taranto e 84 milioni per quello del Sud Salento”. “Con riferimento alle localizzazioni – prosegue l’assessore – e premettendo che nei prossimi giorni saranno convocate le conferenze dei sindaci per l'espressione del parere, la proposta prevede la realizzazione del nuovo ospedale di Taranto nel rispettivo territorio comunale, quello della Valle d'Itria (intermedio tra Bari e Brindisi) al confine tra i comuni di Fasano e Monopoli, quello della provincia Bat nel territorio del Comune di Andria, quello al servizio dei territori Bari nord e sud BAT in posizione baricentrica rispetto al bacino di riferimento, quello di Taranto nel rispettivo territorio comunale e quello del sud Salento nel territorio del Comune di Maglie. Tutti gli ospedali dovranno sorgere in aree compatibili con i piani urbanistici e idrogeologici. Se tutto dovesse andare secondo cronoprogramma, nel giro di un anno dalla data della sottoscrizione dell'accordo, con relativa disponibilità finanziaria, potremmo concludere tutte le operazioni preliminari di predisposizione dei progetti, pubblicazione della gara di appalto e aggiudicazione dei lavori”. A questi nuovi ospedali vanno aggiunti l’ospedale di Altamura (Alta Murgia) che sarebbe pronto a fine anno, il nuovo “Fazzi” a Lecce già progettato e gli interventi agli Oorr di Foggia, in corso. Sempre secondo Amati sarebbero necessari altri tre anni dopo l’aggiudicazione per ottenere gli ospedali completi e funzionanti. Il costo medio a posto letto sarebbe di circa 220/240mila euro (84 milioni per la Bat, 60 per il Nordbarese, 84 per Ba/Br, 210 per Taranto e 84 per SudSalento) .

     

    “Aggiungiamo – ha detto invece l’assessore Attolini – un nuovo tassello alla riorganizzazione del sistema sanitario regionale, che è un processo che si snoda in varie fasi. Non c’è infatti un gap tra la filosofia della programmazione del piano della salute e quella del piano di rientro. Tutto passa tramite la deospedalizzazione e la chiusura dei piccoli ospedali e la loro trasformazione in strutture sanitarie diverse è correlata anche alla costruzione dei nuovi moderni stabilimenti intercomunali”. Attolini ha infatti mostrato alcuni dati sugli elevati tassi di ospedalizzazione e sui ricoveri impropri: “19 ospedali disattivati garantivano solo il 3% dei ricoveri totali. Avevamo un ospedale ogni 2,5 comuni, con un tasso di ospedalizzazione tra i più alti d'Italia e una percentuale di ricoveri inappropriati: nel 2010 era del 49%. Su 102 ospedali, solo 11 coprivano il 50% del totale dei ricoveri.”.

     

    Tramonta così l’ipotesi di costruire ospedali in project financing: “sostituiremo – ha aggiunto Attolini – almeno 10/12 ospedali con queste nuove strutture centralizzate. E con la chiusura della prima fase del Piano di rientro e il taglio di 1.400 posti letto, si sono ridotti del 13% i ricoveri inappropriati e il tasso di ospedalizzazione è sceso a 200 da 218, rispetto a quello medio nazionale che è di 180. Tutti gli interventi andranno in direzione contraria alla logica campanilista che ha visto questa fase di discussione sul riordino ospedaliero, con ospedali fuori dai centri città, in aree baricentriche rispetto alle necessità di interi comprensori”

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