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    Attualità

    Il giudice dà torto al Rossini di Fasano: casa di riposo appesa ad un filo

    La decisione del Tribunale di Brindisi è giunta nella giornata di ieri: adesso la situazione degli anziani ospiti e degli operatori si fa disperata
    RedazioneDa RedazioneNovembre 12, 20154 minuti di lettura
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    Il giudice dà torto al Rossini di Fasano: casa di riposo appesa ad un filo - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Era una delle ultime speranze del "Canonico Rossini" di poter continuare a mantenere la sua casa di riposo. L'Asp diretta da Vito Ventrella aveva presentato ricorso d'urgenza al Tribunale di Brindisi, attraverso l'ex articolo 700, affinché i giudici intimassero al costruttore della già pronta nuova struttura di consegnare l'opera e quindi poter continuare ad erogare il servizio come da decenni a questa parte. Invece ecco la doccia fredda per il Rossini. Il giudice designato Pietro Lisi ha dato torto all'azienda di servizi alla persona fasanese e di conseguenza ora solo un miracolo potrà salvare gli anziani ospiti dal trasferimento in altre strutture e i nove operatori dipendenti dal licenziamento.

     

    Nel ricorso presentato dal Rossini la Asp chiedeva che il giudice ordinasse alla Ati "Cogit – Carparelli Costruzioni" di consegnare sia la documentazione in suo possesso necessaria a consentire le verifiche di sicurezza degli impianti e la conseguente immissione anticipata di essa ricorrente nel possesso dell'opera appaltata, sia quella indispensabile per la ripresa e ultimazione delle operazioni di collaudo dell'opera. Per il giudice il ricorso del Rossini è infondato e per questo è stato rigettato.

     

    Secondo il giudice il ricorso è diretto dunque all'ottenimento di un provvedimento dal contenuto duplice: l'ordine alla ditta costruttrice di consegnare l'opera per come allo stato realizzata e l'ordine di consegnare la documentazione necessaria per il completamento e collaudo dell'opera medesima. "Quanto alla proponenda azione di merito, rispetto alla quale la domanda cautelare si pone in relazione di strumentalità – si legge nel provvedimento di sentenza del giudice -, il Rossini deduce che essa sarà diretta all'accertamento dell'inadempimento dell'obbligo, da parte della ditta costruttrice, di consegnare la documentazione necessaria per il completamento delle operazioni di collaudo e comunque necessaria all'anticipata immissione in possesso dell'opera, nonché alla condanna della stessa a consegnare sia tale documentazione che, in ogni caso, le opere realizzate, per la successiva realizzazione in danno dei lavori e delle verifiche di conformità mancanti".

     

    Sempre nella sentenza si legge che il Rossini non ha speicificato, nel ricorso, quale tipo di azione intende intraprendere nei confronti della ditta che ha costruito la nuova casa di riposo. "Difatti – riporta il giudice -, in disparte il rpofilo relativo alla consegna della documentazione, tra cui, in particolare, le certificazioni di conformità degli impianti, non è chiarito a quale titolo verrebbe richiesta la consegna anticipata dell'opera appaltata, sì da rendere indeterminato anche, di riflesso, lo stesso ricorso cautelare". Ecco quindi che il Rossini, secondo il tribunale brindisino, essendo soggetto pubblico poteva procedere alla risoluzione del contratto per grave inadempimento, grave irregolarità e grave ritardo come previsto dal codice dei contratti pubblici. Trattasi di uno speciale potere di autotutela privatistica attribuito alla Pubblica Amministrazione. Ma in questo caso la domanda nasce spontanea: c'erano i presupposti per procedere su questa strada considerato che la ditta aveva realizzato l'opera a tempo di record e rispettato di conseguenza i tempi previsti dall'appalto?

     

    Il giudice, inoltre, segnala come il Rossini avrebbe anche potuto attivare un altro procedimento previsto che non avrebbe determinato, almeno immediatamente, la cessazione del rapporto negoziale con la ditta costruttrice. E invece, il Rossini, "oltre a non specificare quale azione di merito intende instaurare per ottenere la consegna dell'opera per lo stato in cui si trova, neppure deduce le ragioni per le quali non ha inteso utilizzare uno dei due rimedi sopra descritti, né tanto meno deduce se ed in che modo la tempistica necessaria per attivare i rispettivi itinera procedimentali sia incompatibile con la tutela delle ragioni d'urgenza dedotte a corredo del ricorso cautelare". Questo, insieme alla poca chiarezza in relazione a quale azione debba vagliarsi la verosimile fondatezza del ricorso ha spinto il giudice a rigettare il ricorso.

     

    Ecco quindi che la situazione della casa di riposo si fa disperata. Il 25 novembre scade la proroga concessa dal commissario prefettizio per l'occupazione dei locali posti al primo piano dell'ospedale "Umberto I". In quella data gli anziani ospiti saranno trasferiti e i lavoratori licenziati. Un servizio pubblico che ha segnato parte della storia fasanese sarà definitivamente distrutto con tutte le conseguenze del caso. Ieri (mercoledì 11 novembre), ad esempio, si sono vissuti momenti di tensione quando si è tentato di portar via, in altra struttura, un'anziana ospite del Rossini da oltre 35 anni. La nonnina non voleva andar via da quella che ormai considera la sua casa. Il tentativo è sfumato perché l'anziana, nonostante l'età, ha fatto valere la sua volontà. Ma le ripercussioni sulla sua tranquillità non saranno mai vagliate in un'aula di tribunale o negli uffici della politica. La sconfitta, in casi come questi, è di tutti.

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