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    Attualità

    Atto finale del processo d’appello per Fabiano Amati e Lello Di Bari

    Dopo l'arringa prevista questa mattina dell'avvocato difensore del consigliere regionale del Pd è attesa la sentenza per i due esponenti politici
    RedazioneDa RedazioneGennaio 20, 20153 minuti di lettura
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    Atto finale del processo d'appello per Fabiano Amati e Lello Di Bari - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Potrebbe essere all'epilogo la vicenda giudiziaria che vede coinvolti il sindaco di Fasano Lello Di Bari e il consigliere regionale del Partito Democratico Fabiano Amati. Questa mattina (mercoledì 21 gennaio), infatti, davanti alla Seconda Sezione d'appello di Lecce si concluderanno, con l'intervento dell'avvocato Ernesto Sticchi Damiani (difensore di Amati), le arringhe dei legali difensori cominciate una settimana fa. Il 14 gennaio, infatti, l'udienza aveva registrato innanzi tutto l'intervento del pubblico ministero Ferruccio De Salvatore il quale aveva chiesto la conferma in toto delle condanne comminate ai due esponenti politici in primo grado (otto mesi per Di Bari e un anno e otto mesi per Amati). Dopo di che avevano parlato gli avvocati Massimo Manfreda (altro legale di Amati) e Dino Musa (per Di Bari) che hanno chiesto l'assoluzione per i due. L'assenza di Sticchi Damiani, che ha presentato una corposa memoria difensiva a favore di Amati, aveva fatto sì che Manfreda chiedesse il rinvio di una settimana per l'arringa del noto legale. Cosa che quindi avverrà questa mattina. Dopo di che i giudici decideranno se ritirarsi in camera di consiglio per emettere sentenza (cosa che si augurano sia Di Bari che Amati) o rinviare il verdetto ad altra data.

     

    Il fattore tempo, però, a questo punto diventa fondamentale. Soprattutto per l'esponente del Partito Democratico. Un ulteriore rinvio o la conferma della condanna lo escluderebbe di fatto dai giochi delle candidature alle prossime regionali. Per Di Bari non c'è questa "urgenza" ma il primo cittadino vuol tornare quanto prima nel pieno delle sue funzioni anche perché ci sono diverse situazioni amministrative da risolvere.

     

    Fabiano Amati e Lello Di Bari furono condannati, il 13 febbraio del 2014, in merito alla revisione e approvazione del piano di recupero del centro storico di Fasano. Fu il gup Maurizio Saso ad emettere la condanna in primo grado. I fatti contestati risalgono al 2009 quando Amati, allora consigliere comunale di opposizione, fu delegato da Di Bari a seguire l’iter di definitiva approvazione dello strumento urbanistico che doveva disciplinare gli interventi edilizi nel centro storico della città. Secondo il primo cittadino, avendo Amati svolto nell’Amministrazione precedente, quella guidata da Donato De Carolis, l’incarico di assessore all’Urbanistica, era la persona migliore per redigere uno strumento di tale importanza. Cosa che l’ex assessore regionale alle Opere pubbliche fece nonostante le tante polemiche di natura politica che un incarico simile scatenò in città. La vicenda poi finì anche nella aule dei tribunali amministrativi per una presunta incompatibilità di Amati che non avrebbe potuto occuparsi del Piano di recupero del centro storico in quanto nell’area che lo strumento indica come centro storico lui e i suoi familiari hanno una serie di interessi.

     

    Per questo, nella primavera del 2009, ci furono, come detto, due ricorsi al Tar di Lecce: uno presentato da Saverio Potenza, ed uno da Maria Rosiello, Francesco e Vincenzo Saponaro. I due atti avevano un comune denominatore: puntavano il dito contro il consigliere Amati. Ma i giudici amministrativi respinsero le due istanze in quanto non hanno ritenuto il piano di recupero “non viziato da alcuna irregolarità, senza violazioni di legge e dei principi di materia di pianificazione urbanistica”. 

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