Fasano – Blanche e Stella, due sorelle si ritrovano ma qualcosa si è rotto. Blanche, la maggiore, continua a immergersi nell’acqua calda per “stendere i nervi” e il suo crollo nervoso si annusa non appena sale sul palco, a casa di Stella. È da qui che ha avuto inizio il dramma che, ieri 20 febbraio, è andato in scena al Kennedy per la stagione di Teatro Pubblico Pugliese: “Un tram che si chiama Desiderio”, con regia di Pier Luigi Pizzi.
A essere raccontato in veste nuova è il dramma di Tennessee Williams: era il 1948 quando ricevette il premio Pulitzer. E a giusta ragione: l’opera scandaglia le viscere della disperazione che nasce da un amore tragico. La sensibile Blanche, interpretata enfaticamente da Mariangela D’Abbraccio, si è spezzata a sedici anni: è allora che scopre il tradimento omossessuale del suo compagno che, in seguito, si suicida. Nella finzione la verità emerge subdola, indizio dopo indizio, litigio dopo litigio: è Stanley Kowalsky (il bravissimo Daniele Pecci), il marito di sua sorella Stella, a svelare tutti i segreti con crudeltà e violenza che sfoceranno nello stupro della dolce Blanche.
Non solo: sul palco si sono scontrati uomini e donne, evidenziando le disparità, le sottomissioni, i rapporti di forza. Se da una parte c’è chi spera in un ritorno d’amore poetico, dall’altra c’è chi si rompe e cade a pezzi: è la nevrosi dell’anima di Blanche, che colpiva le donne del 1948 così come continua a immobilizzare le donne di oggi.


