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    Loredana Legrottaglie: ‘La mia non è un’autocandidatura e avrei tratto vantaggio dalla presenza di Amati’

    L'unica rappresentante fasanese alle primarie parlamentari del Pd cerca di chiarire alcune polemiche venute fuori dopo l'ufficializzazione dei nomi in campo
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloDicembre 26, 20126 minuti di lettura
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    FASANO – Sarà l’unica rappresentante di Fasano alle primarie del Partito Democratico che il 29 e 30 dicembre decreteranno i candidati al Parlamento. Una candidatura “di partito” la definisce la stessa protagonista, Loredana Legrottaglie, che esce allo scoperto per chiarire i perché di questa sua scelta. «Partiamo dal presupposto che la cosa più bella di queste primarie – dice la Legrottaglie -, dalla scelta di Bersani in poi, è che il partito si sta strutturando con una sua testa e un suo corpo e in quest’ultimo ci sono i militanti e gli iscritti. La scelta di Bersani di sottoporsi al giudizio attraverso le primarie per l’individuazione del candidato premier e di riflesso di chiedere alla deputazione uscente e alla rappresentanza politica territoriale di mettersi in gioco nel percorso delle primarie per poter far scegliere agli iscritti e a quell’albo di cittadini che comunque aveva individuato il premier e firmato la carta degli intenti di scegliere anche la rappresentanza in Parlamento, è qualcosa che fa fare un salto di qualità alla politica tutta in Italia. Le primarie parlamentari sono le prime in Europa. Questo lo dobbiamo ricordare prima ancora di poter dire “si poteva fare di più e di meglio”. E credo che l’idea di restringere l’albo dei partecipanti ai sottoscrittori alla carta d’intenti sia anche stato un modo per iniziare a ragionare di quella platea vasta delle primarie come un corpo organizzato del partito che attraverso questo strumento decide come strutturarsi. Data la tempistica meglio di così, per quanto concerne le primarie parlamentari, non si poteva fare. Quanto alla mia candidatura devo sottolineare che non è un’autocandidatura perché troppo spesso si pensa che una persona ha delle aspirazioni e io in passato le ho avute per quello che ritenevo più opportuno e congeniale al mio ruolo. Questa volta è stata una richiesta che mi è stata fatta dal partito. Si aprono degli spazi infiniti per le donne nel futuro Parlamento. Non è sbagliato, infatti che Bersani e di riflesso Blasi (segretario regionale del Pd, ndr), prima ancora di andare a inventare delle donne prese da ambienti che di fatto nulla a che vedere hanno con la militanza e l’impegno abbiano chiesto alle dirigenti di partito che svolgono le loro funzioni da anni di poter essere della partita. Poi decideranno comunque gli elettori e noi siamo pronte ad essere in quella lista e anche a chiuderla con la soddisfazione di aver dato il nostro contributo».

     

    Ma il Partito Democratico ha comunque messo i paletti e fatto scelte precise concedendo deroghe a qualcuno e negandole ad altri, vedi l’assessore regionale fasanese Fabiano Amati. Così come è facile notare la non candidatura di rappresentanti di Brindisi centro alle primarie. Questo perché? «Parliamoci chiaramente. Non ci sono brindisini perché hanno scelto di non candidare nessuno. Avranno fatto le loro valutazioni e si saranno sentiti rappresentanti dalla deputazione uscente (il riferimento potrebbe essere ad un appoggio incondizionato a Salvatore Tomaselli?, ndr) o dalle due candidature alternative che sono state presentate. Quindi la territorialità, in questo caso, seppur veicolata attraverso la politica, comunque è figlia delle esigenze del territorio. Se quello brindisino ha ritenuto utile non presentare candidature è nel rispetto di quel territorio che non vanno posti interrogativi. Per quanto riguarda Amati ritengo che sia uno straordinario amministratore. I fasanesi lo sanno. Mai immaginare che la mia candidatura possa essere contrapposta alla sua. In primo luogo perché c’era la doppia preferenza uomo-donna e su Fasano io ne avrei tratto vantaggio ad avere una candidatura abbinata a quella dell’assessore Amati. Ci sarebbe stata una maggiore partecipazione dato lo spessore e la notorietà di Amati. Sarebbe comunque ingeneroso, dati i due percorsi diversi tra uomini e donne, mettermi a confronto con una figura simile. Le donne si confronteranno tra di loro ed è evidente che nelle amministrazioni siamo un passo indietro. Ma c’è bisogno delle donne. E se questo o altri appuntamenti saranno occasione per veicolare protagonismo alle donne ben venga. Ma nulla di tutto questo può essere immaginato alternativo a un’ipotesi che avrebbe potuto vedere la rappresentanza fasanese intestata a Fabiano Amati anche perché, con la sua capacità e il suo attaccamento al territorio, sono convinta che sarà riconfermato amministratore regionale e che di certo la sua carriera politica non è funzionale a questo appuntamento».

     

    Ma come si fa a portare a votare gente il 29 e 30 dicembre? «Cosa avremmo dovuto fare? Il Partito Democratico si carica ormai da anni della responsabilità di essere credibile agli occhi dell’opinione pubblica in un periodo particolare della politica italiana dove, finito il ventennio berlusconiano, ci ritroviamo ad avere da una parte Grillo che fa le primarie online e che pensa di eleggere un parlamentare con poche centinaia di click in rete. E poi c’è gente come noi che sta chiedendo di recarsi ai gazebo, di scrivere la preferenza e di far scegliere, come opzione, un uomo e una donna. Questo è già uno straordinario strumento di modernità ma anche di responsabilità. Non avremmo potuto fare altro».

     

    Perché i fasanesi dovrebbero recarsi a votare per lei? «Io non credo in chi parla dell’uomo solo al comando, del partito che ha il nome del suo leader sul logo. Credo in un partito dove una comunità politica, vedi Fasano, se non c’è Amati ma c’è Legrottaglie si stringe comunque attorno al suo concittadino perché chiunque andasse in Parlamento ci andrebbe per tutti. Scegliere me non vuol dire scegliere Loredana Legrottaglie ma un’idea di partito che avrà la declinazione sul territorio naturale nell’attività del partito stesso a Fasano. Io vengo da una storia di militanza. Non ha mai fatto l’amministratrice ma negare un’opportunità ad una donna di partito di poter competere alle primarie e non di essere privilegiata o selezionata a prescindere, o giudicarla non idonea rispetto ad una qualsiasi cittadina che in questo momento sta passeggiando in un paese qualsiasi e non lo sa e magari è già deputata, allora io penso che anche questo sia segno di grande democrazia. E siccome ne ho viste di donne che hanno mollato e si sono stancate, per me che sono una leonessa della politica e che non mollo mai, quando il partito mi ha detto che le donne della segreteria regionale devono essere in campo, pur sapendo delle difficoltà fasanesi del partito che sappiamo allo sbando, ho accettato sapendo anche di rischiare. E sono serena».

     

    Appunto. Il Pd fasanese non sta vivendo certo un buon momento. Allora cosa si aspetta da queste primarie considerando anche i paletti posti per i votanti? «Devo essere sincera? Innanzi tutto che questo appuntamento ci porti a condividere un po’ di entusiasmo pre-elettorale. Avremo elezioni invernali che sono rarissime o forse addirittura una primizia. Ed è importante che il Pd sia strutturato e radicato. Quindi, siccome non voglio un partito che in funzione dei propri candidati passi da una percentuale altissima ad una bassissima ma voglio un partito che si stabilizzi nella sua rete di consensi a prescindere da chi lo rappresenta in quel momento elettorale, questa opportunità di voto può essere l’inizio di un percorso per costruire una sede, una rete, un gruppo organizzato. Al primo posto della politica c’è questo».

     

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