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    Ieri

    Popolo di formiche fra trulli e ulivi

    da Osservatorio n. 4-2002
    RedazioneDa RedazioneOttobre 28, 20157 minuti di lettura
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    Popolo di formiche fra trulli e ulivi - Osservatorio Fasano
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    Con il titolo cumulativo La trasformazione del Mezzogiorno le Edizioni dal Sud di Modugno (fondate e dirette dal fasanese Peppino Ponticelli) hanno ripubblicato due interessanti saggi del geografo Carlo Maranelli (1876-1939): La Murgia dei trulli e Considerazioni geografiche sulla questione meridionale.

    Maranelli era molisano, ma risiedette a Bari per oltre 15 anni (dal 1904 al 1920), avendo vinto per concorso la cattedra di geografia economica nella Regia Scuola Superiore di Commercio del capoluogo pugliese. Questa permanenza lo portò a studiare con particolare predilezione il nostro territorio, tanto da dare alle stampe nel 1908 la citata ricerca su La Murgia dei trulli: un’oasi di popolazione sparsa nel Mezzogiorno. Leggere queste pagine oggi, a distanza di 92 anni, è un esercizio ancora salutare e decisamente istruttivo, perché le analisi e considerazioni di Maranelli hanno una fondatezza che resiste nel tempo.

    L’«antropogeografo» che fu amico di Giustino Fortunato e Gaetano Salvemini racchiude nel perimetro della «Murgia dei trulli» dieci Comuni: tutti della Terra di Bari (Monopoli, Castellana, Putignano, Noci, Alberobello, Locorotondo, Cisternino e la nostra Fasano), eccetto Ostuni e Martina Franca. Sono le Murge che si affacciano direttamente sul litorale adriatico e sull’istmo messapico, attraversate dall’ampia vallata denominata “Il Canalone” o “Il Canale” (di Pirro, ndr). Prima di addentrarsi nello studio, Maranelli descrive il distretto dal punto di vista geografico. Le cime più alte dell’orlo collinare a nord del Canalone sono il Monte S. Nicola (283 m) e il Monte S. Oronzo (403). I punti più elevati a sud sono invece il Monte Rizzo (393), il Monte Signora Pulita (402) e il Monte Pizzuto (380). Tra le due dorsali «si apre un varco nell’orlo costiero con la gravina fra la Selva e Laureto, dove passa la strada da Fasano al Canalone stesso».

    «Lungo tutto il tratto della pianura rivierasca – nota Maranelli – nessun centro marittimo s’è sviluppato, poiché Fasano sorge alle falde della barriera montuosa, a 82 metri sul livello del mare, e lontana da questo». Questa zona dei trulli è uguale, per costituzione geologica, al resto dell’alta Murgia: «Stesso aspetto roccioso e pietroso dei rilievi, stessi fenomeni carsici. Ma un’abbondanza maggiore di precipitazioni, per l’incontrarsi qui dell’umidità dell’Adriatico e dello Ionio, vi ha reso forse più intensa che altrove l’azione delle acque dilavanti, e correnti un tempo superficialmente, e oggi per la maggior parte sottoterra, in modo che il fondo delle piccole lame e delle valli morte più ampie (canali) è ricoperto dai depositi di bolo, la nota terra rossa proveniente dal disfacimento dei calcari».

    Maranelli passa quindi agli aspetti demografici, rilevando come il fenomeno della popolazione sparsa sia la caratteristica del territorio. Dalle cifre fornite si evince che Fasano aveva all’epoca 16.848 abitanti, di cui 14.755 residenti nel centro urbano e 2.093 “sparsi”, pari al 12,42%: una percentuale inferiore a quella complessiva dei dieci Comuni considerati (26,44%). Le cifre, però, non sono realistiche, perché va tenuto presente «il numero rilevante di case dovunque disseminate nelle campagne» che restano chiuse in inverno, ma abitate in estate: «un uso antichissimo – commenta l’autore – del quale non son riuscito a darmi ragione». A Fasano, in particolare, i curatori del censimento del 1901 «hanno considerato come accentrata la popolazione vivente nelle case situate lungo la strada» nelle località «Selva, Scansosso (sic), Pezze di Greco, Speziale, Montalbano e Salamina», mentre effettivamente «per la quasi totalità, salvo un esiguo numero di case con botteghe, trappeto, o abitate dal curato, maestro, ecc., sono distaccate l’una dall’altra, abitate da contadini che lavorano il terreno attiguo, hanno cioè tutti i caratteri delle case sparse». Se ne deduce che la cifra di popolazione sparsa fasanese «andrebbe elevata a circa 4.600» (27% del totale). «Fasano inoltre – aggiunge il Maranelli – a causa della malaria che regna nella parte bassa del suo territorio, presenta anche più accentuato il fenomeno della trasmigrazione periodica, e non solo di contadini, ma anche di artieri e professionisti. Dal 15 giugno alla fine d’ottobre Fasano si spopola quasi interamente e i suoi abitanti si rifugiano su in alto, nella collina, alla Selva e a Laureto, che oltre alle case sparse abitate tutto l’anno dai contadini, presentano un grosso centro di casine deserte nel resto dell’anno». Niente di nuovo sotto il sole, vien da dire, leggendo tali considerazioni risalenti a un secolo fa…

    Questo territorio è «il vero regno dei trulli, nel quale la grande abbondanza dei sassi, delle pietre sparse dovunque, ha suggerito all’uomo di farne la sua ricchezza, compiendo una delle più mirabili trasformazioni che l’azione umana abbia mai apportato alle condizioni del terreno». Ne sono prova non solo gli stessi trulli, ma anche le parieti e «il terrazzamento elicoidale di intere colline, quale quella di Laureto per esempio, tutto con muri a secco, anche per la difficoltà di esecuzione in conseguenza della povertà d’acqua».

    Quali furono le cause e le origini dell’accentuato frazionamento di proprietà nella zona dei trulli? Alla base del diffondersi di quelle forme di conduzione dei fondi in cui agricoltore e proprietario (o semi-proprietario) sono una cosa sola, Maranelli individua quattro istituti giuridici: la vendita a piccoli lotti con dilazione di pagamento, l’enfiteusi, l’affitto a lunga scadenza con obbligo di miglioria e l’usufrutto gratuito per un certo numero di anni (sempre con l’obbligo di migliorie). Tutto ciò, dovuto all’esigenza di una «necessaria e intima comunione fra lo spazio coltivato e l’uomo». Ai primi del ’900, insomma, in paese vivevano solo quelli che non avevano né in proprio né in affitto un pezzo di terra, o coloro che lavoravano alla giornata nei poderi degli altri, o che avevano un piccolo fondo nelle immediate vicinanze dell’abitato. Da qui, il decentramento della popolazione.

    Anche la diffusione dell’ulivo ha una ragione “geo-economica”: «Dato che l’ulivo non poteva prosperare in gran parte del territorio per l’altitudine… nella marina ogni palmo di terreno fu ridotto a uliveto, a quell’uliveto che tante poche cure richiede, che domanda mano d’opera quasi esclusivamente al raccolto». Il casale di Fasano sorse appunto, dice Maranelli, quale “isola” per i contadini nella «sterminata e monotona selva grigiastra di ulivi» fra Ostuni e Monopoli, una «immane trasformazione agricola» per la quale «Fasano, posta al centro, sembrava quasi una città miracolosamente sorta in mezzo a un bosco».

    In questa piana, all’epoca in cui Maranelli scrive, si osservano i segni di una ulteriore trasformazione: «Il terreno qui è diverso: un sottilissimo strato proveniente dal disfacimento meteorico ricopre a malapena i tufi calcarei che affiorano spesso, o che appena una scalfittura nello strato stesso mettono allo scoperto. Questi così detti tufi, di solito friabilissimi, al contatto dell’aria acquistano superficialmente una durezza e compattezza straordinaria. Il sottile terreno superficiale contiene anche qui abbondanti sassi, ma in proporzione minore di quello della regione collinosa e di dimensini molto più piccole: fornisce pietre per le pareti, ma non per edificare trulli». I contadini, perciò, «con una forza, un’assiduità e uno spirito economico straordinari, incominciano a smantellare la roccia, a scavare le cisterne, a costruire coi tufi che ricavano la loro casetta, ad impiantare la vigna, il frutteto, l’orto: e la trasformazione è compiuta, la campagna popolata. Gli orti di Scansosso, tra Fasano e la stazione omonima, son sorti mediante vendite a dilazione, con clausole speciali; i vigneti di Pezze di Greco tra Fasano e Ostuni sono opera dell’enfiteusi, e in enfiteusi pur l’anno scorso (1907, ndr) fu data, al confine tra Fasano e Ostuni, la masseria Ottava della famiglia Indelli di Monopoli a 200 famiglie che già vi hanno costruito le loro torri e stanno compiendo la bonifica». Sono colture «molto più redditizie», a cui quel terreno può adattarsi mediante opere di profonda trasformazione, sfruttando anche «la rapida vaporiera ferroviaria e i piroscafi» che «trasportano lontano a prezzi mitissimi qualunque merce».

    «Le costruzioni – conclude il geografo – non son più coniche a secco, ma quadrate e in muratura, le colture ortalizie raggiungono qui uno sviluppo molto maggiore che in collina per la vicinanza della ferrovia; ma i risultati economici e demografici, e le forme giuridico-economiche che li accompagnano sono gli stessi che nella Murgia dei trulli; il fattore antropogeografico è lo stesso: la mancanza d’una forza naturale diversa dalle braccia umane capace di compiere le trasformazioni».

    Da questo saggio del 1908 giunge quindi ulteriore conferma che solo fidando sul lavoro delle proprie braccia il popolo fasanese seppe costruirsi un futuro e una prosperità. (g.q.)

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