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    Ieri

    La Selva dei “Rustici”

    da Osservatorio n. 11 – Novembre 2000
    RedazioneDa RedazioneAprile 23, 20156 minuti di lettura
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    La Selva dei “Rustici” - Osservatorio Fasano
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    In un momento in cui la tristezza e la rabbia per l’inesorabile declino della Selva hanno lacerato i cuori, rivisitare un lembo del suo tessuto storico aiuterà a non gettare la spugna. Auspichiamo che non sia utopico sperare nella rinascita di un così meraviglioso sito.

    Numerosissimi i villeggianti autoctoni e forestieri, nonché i turisti che in passato hanno avuto un pensiero d’affetto per questa terra felix fascinosa, che si snoda tra rosseggianti corbezzoli, generosi castagni e freschi lecci. Incoronata regina grazie all’inconfondibile signorilità e alle corroboranti brezze odorose di boschi e mare (non poi così lontano), da sempre la Selva ammalia il visitatore. Qui la salute rifiorisce, l’allegria si incastona negli animi e le notti di luna piena rendono tutto più suggestivo.

    Conosciamo l’amore filiale che i baresi nutrono verso la collina silvana e quanto essi si dolgano, come noi fasanesi, per l’immeritata e ingloriosa agonia. È proprio un barese doc, il dottor Franco Volpe, uomo squisito e amabilissimo, a fornirci in proposito un vecchio documento attestante l’impegno profuso, sin dai primi decenni del Novecento, in questa incantevole terra della Murgia. Si tratta di una tessera dell’associazione “La Famiglia dei Rustici”, intestata al socio Luca Giovine (suocero del Volpe) che, a tutt’oggi, la conserva con religiosa cura nel cassetto della sua scrivania. Questo rettangolino di carta, su cui la patina del tempo ha disegnato le sue inevitabili ragnatele, risale al 1929, anno in cui – ricorda il Giovine – sorge l’organo volontario e dinamico del “Comitato pro Selva”. Si prefigge obiettivi chiari e precisi: «Valorizzare la Selva, farla meglio conoscere, renderne gradito il soggiorno». Inoltre cura i rapporti interpersonali tra i villeggianti con feste, gite e quant’altro si ritenga utile. Da ogni “rustico” si esige un pizzico di raffinatezza unitamente a una fattiva disponibilità. Il sodalizio, all’insegna della trasparenza e correttezza, rifugge il pettegolezzo e l’inoperosità. Il presidente, l’ingegnere Michele Bianchi, figlio di Generosa Bianco, è coadiuvato da soci di grosso calibro: Nino Ruppi, i fratelli Labbate, Petruccio Monopoli, la signora Giovanna Mindelli (zia del succitato Luca Giovine), meglio nota come “donna Giovannina”. Questa figura, straordinariamente esuberante ed estroversa, dall’umorismo immediato e arguto, è stata tratteggiata con efficaci pennellate dal giudice Aurelio Scardaccione in alcune pagine della sua opera Su quella collina della Murgia (ed. Schena, 1990). Tra l’altro, l’autore scrive: «Amava la compagnia e provava piacere nel far divertire le persone ch’erano con lei. In tempo di villeggiatura, sotto l’arcone della sua casina (in Viale Toledo, n.d.r.), si radunavano ogni sera amiche e amici, e chi passava per la strada spesso veniva distolto dalle risate che di là giungevano. Si sapeva ch’era donna Giovannina a provocarle». Con una socia così gioviale, ne “La Famiglia dei Rustici” il buonumore era di casa. «Le riunioni si tenevano – rammenta ancora con lucidità, nonostante la veneranda età, Luca Giovine – presso la pensione “Il Fagiano”». Spesso si danzava allegramente sulla strada con la complicità della luna che ammiccava divertita. Un grammofono a manovella, poggiato su un muretto a secco, diffondeva le note di ballabili (polka, mazurche, quadriglie, valzer), di canzoni, anche napoletane dal tono comico-umoristico in voga all’epoca, e di arie più impegnate. Erano sale da ballo e di ascolto musicale improvvisate all’aperto, in cui si stava insieme piacevolmente. Per le giovani donzelle, poi, era una occasione in più per “trovare marito”. Completavano l’idilliaca armonia i grilli canterini e i suoni notturni della natura. Quanto brio e quanta serenità! Non certo i fastidiosi rumori odierni, che, con la musica rompi-timpani e ammazza-cervello, turbano la quiete di chi, nonostante tutto, alla Selva cerca ancora un po’ di pace.

    Non mancavano le gite, organizzate periodicamente nei paesi viciniori, spingendosi fino a Brindisi. Si partiva con automobili e corriere, ma, giunti a destinazione, i “Rustici” salivano su folcloristici traini e carretti addobbati per l’occasione. L’abbigliamento più adeguato per i soci era tipicamente contadinesco, in sintonia con lo spirito dell’associazione che esaltava la vita campestre, tanto da far propri i versi del Parini: «Queste che ancor ne avanzano/ ore fugaci e meste,/ belle ci rende e amabili/ la libertade agreste» (La vita rustica, dalle Odi). Del resto il motto del club così recitava: «Vivere e lasciar vivere». Non si pensi che gli iscritti fossero solo nostri concittadini; moltissimi erano i forestieri che, come è già stato ribadito, sceglievano la Selva di Fasano come loro dimora estiva «per il ristoro delle forze, per il ristabilimento della salute in casi difficili, per lo svago e le diversioni dello spirito» (v. G. Attoma, La Selva di Fasano, Schena, 1992, pag. 8).

    «Quaeris-ubi beate vivitur?  Scito aut hic aut nullibi» ammonisce una vetusta pietra (casina De Leonardis): «Chiedi dove si vive felicemente?»; la lapidaria risposta, «Qui o in nessun luogo», non lascia dubbi. «È questa l’antica Selva… uno dei più singolari paesaggi delle Puglie, degno di essere… apprezzato e messo in valore, come una delle nostre primarie stazioni climatiche», sostiene giustamente Angelo Custodero nel volume del Sampietro, Fasano, indagini storiche, (rist. anast. Schena, 1979, pag. 475). Ben lo sapevano i Di Cagno di Bari, i Tomasicchio di Francavilla Fontana e tanti altri che prediligevano per le vacanze la nostra lussureggiante località. Questa è storia di ieri. Oggi è tutt’altra storia.

    di PALMINA CANNONE

     

     

    Una Pro-Selva d’altri tempi

    Nel 1924 nacque l’Associazione Pro-Selva, di cui “La Famiglia dei Rustici” (1929) divenne certamente un completamento. La Pro-Selva senior «era costituita da molti abitanti villeggianti della Selva, tra cui i Sigg. dottor Giuseppe Bianco, on. Giammatteo Colucci, comm. Giambattista Colucci, prof. Leonardo Cofano, prof. Angelo Custodero, dottor Vito L’Abbate, cav. Stefano L’Abbate, cav. Donato Mancini, avv. Achille Monopoli, rag. Cataldo Melpignano, rev. parroco Leonardo Argese, cav. Luigi Bianchi, cav. Giuseppe Pezzolla, rag. Francesco Bianco, avv. Leonardo Ruppi, avv. Vincenzo Bianchi, not. Onofrio Calefati, ing. Giuseppe Attoma, dottor Giovanni L’Abbate, avv. Alessandro Colucci, cav. Donato Giannaccari ed altri» (cfr. G. Attoma, La Selva di Fasano, Schena, 1992 pag. 13). L’associazione promosse l’ampliamento delle strade silvane e l’illuminazione pubblica con lampade ad acetilene, prima che la luce elettrica raggiungesse la nostra amena collina. Abbellì le strade con olmi, pini, acacie, e organizzò in primis serate sia nel Circolo Pensione Fagiano, sia a Villa Mancini. Divulgò le bellezze nelle sue “Relazioni Rendiconti”, esaltandone i pregi con dovizia di particolari e obiettività, senza presunzione né sterile campanilismo. Dieci anni fa vide la luce l’attuale Associazione Pro-Selva, che s’ispirò ai medesimi obiettivi dell’antico e omonimo sodalizio.

    Foto 1 – Anno 1929: gita in costume a Monopoli di un gruppo di “Rustici” silvani.

    Foto 2 – Selva di Fasano, 1929: gita al bosco. Foto di gruppo dei soci del club “La Famiglia dei Rustici”. Riconoscibili fra gli altri: Rita Madaro, Michele Bianchi e sorella, le sorelle Maria e Cenzina Bianchi, Genesio Argese, Nino Ruppi, Maria Melpignano Albano, Achille Monopoli e consorte, Lidia Pepe, donna Giovannina Mindelli e suo nipote Luca Giovine.

    Foto 3 – Tessera dell’associazione “La Famiglia dei Rustici” intestata a Luca Giovine (Selva di Fasano, estate 1929).

     

     

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