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    Ieri

    Fasano, anno 2000. Viaggio in una realtà che non si decide a cambiare

    da Osservatorio n. 10 – ottobre 1987
    RedazioneDa RedazioneDicembre 27, 20147 minuti di lettura
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    Raggi di sole squarciano questa mattina le stanze della mia vecchia casa. Sembra così incredibile, il calendario segna l’anno 2000 e i tempi son cambiati, ma il sole è sempre lo stesso, più vivo e lucente che mai, miracolosamente e perpetuamente al riparo dagli assalti dell’avanzante tecnologia e dell’arrivismo dell’uomo. È un invito troppo stimolante per non catapultarmi fuori a vagabondare per le strade di Fasano.

    I primi passi mi mettono a contatto con una realtà di quartiere praticamente immutata: combriccole di casalinghe raccolte in cerchio e sempre più ciarliere, qualche vecchina seduta a filare la lana con le orecchie protese ai mormorii, un droghiere in grembiule a confabulare col passante di turno, tre giovani a divagare sul Fasano che finalmente ha allestito lo squadrone per la C2, qualche sguardo curioso che ti fissa dalle persiane, dappertutto molto brulichio di vita e un’immagine di “Fasanesismo” radicata nel tempo. Mi immetto in Corso Garibaldi e le mie riflessioni s’appuntano sul tratto più a sud, quello che nel lontano ’87 rivestirono di chianche agognate e sofferte: adesso è irreversibilmente una preziosa area di parcheggio; certi posteggi da far rabbrividire, non c’è più lo spazio per il transito di una bicicletta! E il traffico del 2000 è congestionato senza ombra di rimedi.

    Il rispetto per la segnaletica qui è andato a farsi benedire dalla comparsa della prima Topolina, la disciplina al volante è un concetto troppo estraneo alle zucche degli autisti, sui semafori c’è polvere e ragnatele, a mala pena si può circolare su una corsia, … tutti bramano diventare poliziotti, vigili e carabinieri. Ringraziando Dio oggi mi muovo a piedi, ma non è che ci sia poi tanto da ridere: che fatica e che sudata percorrere il restante tratto di Corso Garibaldi, quello che porta in piazza. Naturalmente non è ancora stato ultimato, delle chianche nemmeno l’ombra, pare che la cava di fornitura produca ormai. .. una pietruzza ogni 17 settimane.

    E i lavori procedono con spaventosa lentezza! Lavori e polvere anche al Palazzo del Bali, alla Chiesa di S. Nicola, nella stessa piazza. Ormai viene tacciato di “bestemmiatore” chi s’arrischia a chiamarla piazza, tutti invece possono scegliere tra le definizioni di cantiere, lamiera, catorcio e catafascio. Tredici anni non sono stati sufficienti per rimetterla a nuovo. Qualcuno ha sognato Ignazio Ciaia rivoltarsi nella tomba per il disonore di vedere il suo nome ancora affiancato a un rottame del genere.

    E se di giorno Fasano è la “città rotta”, di notte è ‘‘la città morta’’! È da tempo indicibile che qui, non appena l’orologio rintocca le 20.30, scatta … il coprifuoco (in primavera si concede di grazia un’altra mezzoretta): gli adulti non hanno più luoghi per incontrarsi, i giovani più nottambuli e in aperta guerra col televisore scappano nella vicina Monopoli, quasi tutti i genitori tengono chiuse in casa le proprie figlie, tutte ancora poco al passo coi tempi e costrette alla rigidissima classica “ritirata”.

    Ma la delinquenza nel 2000 è un problema più vivo che mai e sempre più tenacemente “fasanese”; continua a ritmo tambureggiante l’azione di idioti che notoriamente fanno della violenza uno stile di vita. I furti e i tentativi di furto non si contano più, quasi tutte le case sono state oggetto di esplorazione e saccheggio ( … persino quelle del quartiere popolare!), non un’automobile si è sottratta alle mire cleptomani di questi farabbutti e, quel che è più grave, … si spara con irrisoria facilità a chiunque osa difendere ciò che è proprio! A Fasano, poi, si è aperto da tempo un corso di specializzazione in “Furti di stereo” esteso persino a quegli autisti di buona condotta morale, che però non ce la fanno più a comprare uno stereo ogni due mesi, per cui si son decisi pure loro a intraprendere vie illegali. Il traffico di stupefacenti è ormai il più esteso del mondo e io non ne posso più di vedere giovani schiavizzarsi alla droga, decidere in partenza la propria condanna. Le notizie di ragazzi uccisi da overdose a meno di 20 anni agghiacciano e non lasciano indifferenti, schiaffeggiano la nostra impotenza. E penso a quanto coraggio ci deve volere oggi per mettere al mondo un figlio a Fasano. Ma se da una parte ci sono ragazzi che muoiono e centinaia di altri sull’orlo di baratri paurosi, dall’altra si assiste all’elevato tenore di vita di tipi sospetti che chissà come … riescono a incrementare a dismisura i propri redditi! Intorno a tutto però … una nube incancellabile di omertà. Tutti hanno la bocca cucita e le forze dell’ordine continuano a giocare alle belle statuine, siamo ormai inermi burattini nelle mani di abominevoli dispotici Mangiafuoco. E nel 2000 i turisti continuano a inviare lettere alla redazione di Osservatorio, scialando lodi sperticate per i nostri luoghi incantevoli ( … anche se alla Selva il Salone dei Congressi è sempre più un monumento ai Caduti e il porto di Savelletri un pantano per carcasse di barchette) ma illustrando anche nei dettagli il clima del terrore che ha aleggiato sulle proprie vacanze. “Osservatorio” è più in auge che mai, puntuale in edicola, contro tutti i tirapiedi, contro tutti i presunti intoccabili che lamentano la spinosità di certi pezzi trascinando tanto di coda di paglia, contro tutti i magnati che si adagiavano nella bambagia di una generale disinformazione, quella che annebbia le idee e concilia sonni tranquilli, spianando la strada ai disonesti della cosa pubblica. Nel frattempo la tipografia è divenuta meta di assidui pellegrinaggi: tutti vengono ad assistere sbalorditi al miracolo della stampante, che da tredici anni a questa parte riproduce spontaneamente … la foto dell’impianto di Vignamarina, dove naturalmente è sempre tutto fermo.

    Compare anche qualche articolo in perfetto “politichese”, appositamente studiato per scoraggiare il lettore che abbandona al primo capoverso certe interminabili litanie di cifre ed arzigogoli. Intanto i cittadini continuano a pagare le tasse, le quali, ormai si sa, aumentano costantemente minimo del 100%. Allora i Fasanesi, scaltri e perspicaci, si arrangiano come possono: sono riusciti ad evitare del tutto il pagamento dell’imposta comunale sulla raccolta dei rifiuti, poiché ormai da tempo hanno imparato a riciclare barattoli e carta sporca e a mangiare le bucce di banane, le scorze delle fave, … gli aculei dei ricci! Il Comune, quindi, ha pensato bene di istituire una nuova tassa per il pedaggio dei gabinetti e per i servizi… grandi e faticosi. Pare che i Fasanesi abbiano organizzato uno sciopero ad oltranza. La prosecuzione della mia passeggiata è tutt’altro che edificante: siamo nel 2000 e di palestre non c’è traccia, le uniche aree di ritrovo continuano ad essere squallidi marciapiedi, le villette sono musei di sputacchi, siringhe, fontane essiccate, manti di ruggine pure sugli alberi spelacchiati.

    In Piazza Mercato un cambiamento si è avuto: sotto un arco una bancarella di frutta, sotto un altro una classe del Liceo Scientifico e cosi via per tutti gli archi: connubio che promette scintille, almeno fino al 2013, quando si prevede lo spostamento del Liceo nella nuova sede. È incredibile, in tutti gli angoli più reconditi si fa un comizio e intanto … la questione della USL è sempre più una torta farcita di immondizie politiche, l’Associazione Genitori dei Bambini Handicappati continua a pubblicare manifesti nel deserto, le pratiche relative agli accertamenti di invalidità sono salite a 15.000, i disoccupati sono riconoscibili come paranoici squattrinati e sfregiati (per porte sbattute in faccia e “ mazzate” ricevute), la miseria di certi quartieri si fa sempre più dilagante nonostante le immorali omelie di preti e non. E mentre nella testa mi frullano pensieri deprimenti, per poco un camion non mi manda al Creatore. Pare trasporti l’ennesima partita di poltrone nuove per l’Amministrazione Comunale: le precedenti sono state surriscaldate dai vari amministratori che si sono avvicendati e hanno lasciato il segno solo per esservisi spaparanzati, gloriosi fautori del disimpegno e del «Primo: metti i soldi in tasca». A questo punto meglio tornare a casa, lo spettacolo è poco esaltante e il sole è troppo forte, questo soie che non cambia mai, proprio come Fasano. Ma Fasano continua a vivere in penombra.

    di MICHELE JACOV AZZI

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