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    Cultura & Spettacolo

    Il ministro Massimo Bray inaugura Lama d’Antico e visita Egnazia LE FOTO

    Il detentore della delega ai Beni culturali è rimasto estasiato davanti alle grotte e agli affreschi del parco rupestre ristrutturato dalla Fondazione San Domenico
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloAgosto 2, 20137 minuti di lettura
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    Il ministro Massimo Bray inaugura Lama d'Antico e visita Egnazia LE FOTO - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Il gotha della cultura pugliese si è riunito questa sera (venerdì 2 agosto), nella sala di rappresentanza del Comune di Fasano, per salutare il ministro dei Beni Culturali Massimo Bray, intervenuto in occasione della conferenza stampa di presentazione del progetto di riapertura del Parco rupestre “Lama d’Antico”. Quest’ultimo, da qualche settimana, è stato affidato in gestione alla Fondazione San Domenico presieduta da Marisa Melpignano.

     

    Il Parco, nato dal progetto di collegamento fra i tre siti rupestri confinanti fra loro, ossia “Lama d’Antico”, “San Giovanni” e “San Lorenzo”, è un insediamento di grande valenza ed uno dei più importanti di Puglia. Già attivo probabilmente dal X secolo d.C., si è ipotizzato che abbia ospitato una comunità di discrete dimensioni nelle cui grotte (circa una trentina, complessivamente) erano presenti trappeto, farmacia, laboratori, mulini, depositi. La chiesa centrale di “Lama d’Antico”, inoltre, vanta numerosi affreschi, così come le altre due chiesette presenti nelle “Lama S. Giovanni” e “Lama S. Lorenzo”.

     

    A introdurre la serata è stata Margherita Latorre che ha subito invitato il sindaco Lello Di Bari a un saluto. «Questo traguardo – ha sottolineato il primo cittadino -, ossia l’affidamento della gestione del Parco ad un’istituzione culturale di vaglia come la Fondazione San Domenico, lo accarezzavamo da alcuni anni. Certamente, non voglio togliere alcunché alle organizzazioni che precedentemente hanno gestito il nostro splendido antichissimo sito rupestre però sono certo che i mezzi, le risorse, la competenza pluriennale e scientifico-culturale che può vantare la Fondazione in materia di siti rupestri, contribuiranno a valorizzare e rilanciare il Parco “Lama d’Antico” non soltanto in Puglia ed in Italia ma anche all’estero, conferendogli, dunque, quell’elemento d’attrattiva in più capace di calamitare turisti, vacanzieri e studiosi di settore, coniugando, dunque, cultura e turismo».

     

    E’ toccato poi a Cosimo Damiano Fonseca, presidente del Comitato scientifico della Fondazione, illustrare alcuni dettagli circa l’area storica. «Per cogliere nella sua significativa importanza l’atto che vede protagonisti da una parte l’Amministrazione comunale di Fasano e dall’altra la Fondazione San Domenico di Savelletri – ha detto Fonseca -, bisognerà mettere in opportuno risalto che esso è il primo che viene sottoscritto nell’àmbito della salvaguardia e della tutela dei beni afferenti a quell’àmbito che la storiografia internazionale più accreditata riferisce alla categoria della ‘Civiltà rupestre del Mezzogiorno d’Italia’, a quarantatré anni dal primo dei convegni internazionali che intorno a questo tema vide il concorde impegno di studiosi europei. Comunque il seme gestito all’inizio degli anni Settanta ha avuto un lungo periodo di incubazione per maturare e rifiorire rigogliosamente all’inizio del terzo millennio in terra di Fasano, ricca di incisioni vallive entro le quali la vicenda rupestre ha scritto pagine di incomparabile valore. Il merito va senza dubbio sul piano scientifico e su quello operativo a due Istituzioni: alla Fondazione San Domenico di Savelletri di Fasano voluta con tenacia e determinazione da Marisa Melpignano e all’Amministrazione comunale di Fasano».

     

    Alla fine ecco l’intervento del ministro Bray. «Grazie innanzi tutto dell’affettuosa accoglienza – ha esordito -. Sono particolarmente lieto di essere qui e soprattutto oggi che il Governo si è impegnato al varo di un importante decreto legge dedicato tutto alla cultura. Credo fossero trent’anni che non avveniva questo in Italia. E questo coincide con l’inaugurazione di questo parco rupestre di lama d’Antico. Come ha detto il sindaco è un vero vanto del territorio di Fasano. Ma in questa importante esperienza è possibile cogliere, con grande chiarezza, il lungo e complesso respiro della storia: i mutamenti culturali antropologici di una popolazione in viaggio da quella che è stata la diaspora della città romana alla difesa delle pericolose incursioni barbariche fino all’affermarsi della conquista normanna. Una storia questa che interessa tutto il nostro meridione. Un arco temporale lungo che va dal VII secolo fino al ‘200. Ma la ricchezza di questo insediamento ha molti significati. Perché? Perché può essere sicuramente un esperimento di che cosa significhi fare sistema. E fare sistema lo si deve soprattutto all’intelligenza di questo Comune, di chi lo ha guidato, di chi ha portato avanti questo lavoro, di chi ha voluto la salvaguardia di questo straordinario patrimonio storico e ambientale. E la scelta, da quello che mi sembra, è di creare una relazione costruttiva tra gli enti locali, le Università, di tutti i nostri bravissimi colleghi che lavorano alla salvaguardia di questo territorio alla Regione e della Fondazione San Domenico che con sensibilità ha saputo portare avanti un impegno, delle regole chiare che dovevano servire a valorizzare questo bene, questo grande patrimonio del nostro territorio. Credo che si dovrà ora, insieme a tutti gli attori coinvolti, avviare un percorso di valorizzazione e promozione del parco affinché possa continuare ad essere una delle principali attrazioni culturali e turistiche del territorio. Perché la Puglia, in questi anni, ha fatto molto per la cultura. Molto per un turismo consapevole, intelligente, che consente di conoscere e avvicinare questi grandi patrimoni del passato. E ha fatto questo con la sensibilità di voler contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro paese. Mi piacerebbe che questo processo trovasse i modi più opportuni per coinvolgere la cittadinanza, le scuole, gli studenti, i giovani, in modo da creare quella coscienza e quella conoscenza vitale di questo bene territoriale, di questo nostro patrimonio fissando alcuni principi importanti di quello che dobbiamo fare per preservarlo. Un patrimonio pieno di segni di una grande ricchezza culturale. Sono quei segni che dobbiamo proiettare nel futuro ed ecco che credo che oggi il Governo ha dato un segno molto forte a questo Paese mettendo al centro delle sue politiche la cultura. Abbiamo bisogno di credere nella cultura. Perché credere nella cultura vuol dire ricostruire quel senso di comunità, vuol dire provare insieme a fare sistema per raggiungere gli obiettivi che sono di crescita, di dar lavoro, occupazione ma anche culturali. Lavorare, ad esempio, sui concetti d’inclusione, di tolleranza, di conoscenza delle culture altre e differenti dalle nostre. E quel rispetto che la nostra terra ha sempre conosciuto, è sempre stato un vanto dei suoi cittadini. Mi si chiede spesso quale rapporto ci sarà in questo sforzo tra il mondo pubblico e quello privato. Lo sforzo deve essere quello di avere delle regole chiare e un quadro di riferimento ancora più chiaro. Il quadro di riferimento che noi in questo straordinario patrimonio lo dobbiamo valorizzare e difendere in quanto tale. Non è un patrimonio da sfruttare ma che va innanzi tutto difeso e salvaguardato. Un patrimonio che ci hanno consegnato e che dovremo consegnare ai nostri figli con tutte le tracce interne del grande valore che ha avuto. Un valore storico, artistico, civile che abbiamo saputo mostrare al mondo. Non un valore commerciale. Perché questo Paese è fatto di quelle tracce, di quella storia. Ben vengano dunque tutti quei privati che credono a questo quadro di riferimento. Noi lo vorremmo sempre di più valorizzare e sottolineare e lo Stato e gli enti locali dovranno avere il loro ruolo e la loro parte in questa difesa lavorando insieme alle nostre soprintendenze, alle nostre Università e alle nostre scuole, perché quel patrimonio diventi ancora di più patrimonio dei cittadini. Se faremo questo e ognuno farà la sua parte credo che queste esperienze serviranno moltissimo a valorizzare il patrimonio e raggiungere gli obiettivi».

     

    Il ministro è stato poi accompagnato a Lama d’Antico dove ha salutato la famiglia Melpignano al gran completo e il senatore Nicola Latorre. L’esponente del Governo Letta ha visitato alcune grotte porgendo diversi quesiti agli esperti che lo affiancavano. La visita fasanese di Bray si è conclusa al Museo d’Egnazia. Accompagnato dal Soprintendente regionale Luigi La Rocca il ministro ha potuto vedere il nuovo percorso museale inaugurato qualche giorno fa.

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