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    Ieri

    Felici e trombati

    Da Osservatorio anno II n. 6 – giugno 1987
    RedazioneDa RedazioneFebbraio 19, 20137 minuti di lettura
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    Felici e trombati - Osservatorio Fasano
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    Day after. Il giorno dopo le elezioni, i faccioni dei manifesti rimasti affissi negli spazi elettorali (e soprattutto fuori di quegli spazi) sembrano diversi. È come se si animassero e cambiassero espressione: gioiosi quelle dei pochi eletti, beffarde quelle dei tanti trombati. Alla vigilia – da quei posters – i candidati alla trombatura lanciavano sorrisi ammiccanti, promettenti, assicuranti, convincenti, accattivanti, maliardi; a risultato noto, lanciano invece ghigni sardonici carichi di sarcasmo e derisione. Quei visi prima felici e pasquali, dopo appaiono tristi e novembrini. Quelle facce di carta è come se rivolgessero un rimprovero amaro all’elettore traditore.

    Quei manifesti fanno ormai mestizia e in molti casi addirittura squallore per via di qualche ragazzaccio impertinente che si è divertito col pennarello ad arricchire il volto mortificato dell’ex candidato con mustacchi irregolari e asimmetrici, con l’annerimento alternato degli incisivi e con la figurazione dei riconoscibili segni di probabili infedeltà coniugali ricevute. E pensare che fior di milioni sono stati riciclati in quelle quadricromie in offset che hanno tappezzato le città, i paesi, le contrade, i casolari sparsi. Tanti altri milioni sono invece finiti nei depuratori, nelle cloache, nei pozzetti a tenuta stagno e a perdere, nelle vasche Jmohf e negli sbocchi a mare, dopo le oceaniche abbuffate consumate senza ritegno in ristoranti, ristorantini, fast food, tavole calde, pizzerie, paninerie, beccherie, locande, cantine, ville, villette, villini, case e casini.

    È  stata questa una campagna elettorale miliardaria, di stile USA, dove ha vinto la pubblicità e non certamente la ideologia politica (che non è cosa che si mangia, ma fa comunque mangiare). Anzi, di programmi, di proposte, di piani non se ne è proprio parlato: il bombardamento degli slogans, degli spots e di tutte le altre americanate ha “formato” il consenso. E che consenso! Consensi, in qualche caso, sconcertanti che ci fanno avanzare timide riservucce su taluni freschi onorevoli, la cui futura attività legislativa ci lascerebbe vagamente dubbiosi. Mi riferisco, ad esempio, su quella che potrà essere l’azione parlamentare del presidente della Lega Lombarda. Che farà? Promuoverà una nuova crociata razzista cacciando i meridionali da Milano?

    Altri dubbi vengono suggeriti dalla elezione dell’on. Villaggio. Fracchieggerà onorevolmente? Bah! Può darsi pure che questi personaggi “estranei”, questi “non Professionisti” della politica possano sorprendentemente rivelarsi molto più concreti dei mestieranti. Sarà. Ma come si può dare credibilità all’on. Staller, in arte Cicciolina? Certo, la provocazione va bene, stimola, scompagina; va anche accettata, a un certo momento, la volontà di quelle migliaia di elettori che hanno preferito la spogliarellista bulgara; ma se certe performances potevano essere comprensibili durante la campagna elettorale, ora non si giustificano più. Il perseverare nello show con serpente toglie ogni dignità: a Viareggio la Ilona avrebbe potuto fare a meno di farsi denunciare per oscenità. Ora anche i più tolleranti (che credono comunque nelle istituzioni) si disgusteranno e si chiederanno quale funzione avrà l’on. Staller a Montecitorio. Quella di rivitalizzare i membri in Parlamento? Oppure di aumentare la tensione su nodosi articoli penali (delitti, pene, castighi, pudicizie e impudicizie)? Bah, lasciamo perdere, credo proprio che – nel caso Cicciolina – non si sia trattato di scelta ponderata e razionale, bensì di scelta emotiva, provocata dalla infiammazione di organi sovraeccitati dalla mostra permanente degli intimi attributi cicciolineschi.

    Meno male che quaggiù, da noi, a Fasano, il voto è stato più ragionato. Tanto per cominciare gli elettori fasanesi non hanno fatto sfigurare i concittadini in lista e, per di più, hanno avuto il buon gusto di far vincere un altro concittadino che sebbene non candidato, si è ritrovato leader assoluto nella provincia di Brindisi. Peppino I, col semplice ma astuto giochetto del “te l’appoggio e non te l’appoggio”, è diventato the king. È lui che ha vinto. Chi è rimasto, infatti, a Brindisi il Numero Uno del maggior partito? Quiz di facile soluzione, dal momento che il ministro ingegnere circola altrove e che l’ex onorevole degli agricoli ha optato per i pescatori (essendosene andato a mare): deinde (o semplicemente, quindi), a squaraquazzare solo solo nel brindisino è rimasto soltanto il fasanesissimo Re Peppino I. Saprà ora la locale D. C. cogliere la palla al balzo, o si farà infinocchiare dal chiasso socialista? Quest’ultimi con il trucchetto della doppia candidatura a Fasano hanno raccolto un po’ di voti in più di quelli dovuti. Però è bene radiografarli quei voti: troppi “secchi” e si sa che le “preferenze singole” se inorgogliscono il candidato suffragato, avviliscono i dirigenti di partito. E chi mastica politica, sa bene che hanno scarso valore i successi personali! Sono, tuttavia, affari loro se i socialisti vogliono crogiolarsi e solluccherarsi per l’avvento dei due nuovi capocorrenti emergenti. Nulla da ridire, per l’amor di Dio. Però un leader che si rispetti qualche volta dovrebbe far sentire la sua voce! Passi per il compassato funzionario che non ha una tribuna a disposizione, ma l’altro “emerso” ha avuto a disposizione quella del Consiglio Comunale; embé, in quella sede una sola volta ha tentato di parlare e fu pure tacitato (in malo modo) da un suo scorbutico compagno di partito. Insomma un po’ troppo taciturni questi leaders del garofano a Fasano. Ma forse l’elettorato preferisce i “capisotto”, quelli cioè che non parlano e che possibilmente agiscano. Se questa è la chiave di lettura, ora si comprende perché alle scorse elezioni amministrative fu defenestrato il loro antico capo carismatico, ritenuto – tutto d’un tratto – un parlatore dalla esuberante dialettica distruttrice.

    Occupiamoci d’altro e diamo uno sguardo alle altre liste. Bravo all’ortopedico spadolinesco che pur senza spendere danaro e tempo (è andato a lavorare tutti i giorni fuori patria durante la campagna elettorale) ha raccolto un buon numero di voti: più di quelli preventivati. Ancora complimenti e benvenuto in “casa Savoia” (che a Fasano costituisce l’essenza della Repubblica).

    Pure il demoproletario, zitto zitto, ha racimolato un buon gruzzolo di preferenze. Li ha rosicchiati ai comunisti? Il socialdemocratico, dal canto suo, si è guardato la mano. Che si voleva di più in un partito dove neppure il gran capo nazionale è stato capace di farsi eleggere in Parlamento? Il liberale, per quanto gli riguarda, ha segnalato la presenza dignitosamente.

    Conclusione dei fatti: tutti hanno vinto. È sempre così, dopo ogni elezione. Anche i comunisti che hanno preso la batosta (e non c’è che dire!) sfoderano la teoria delle tre carte e sminuiscono la vittoria del pentapartito che avrebbe guadagnato soltanto l’uno per cento a fronte del quattro per cento pescabile fra i voti lasciati in libertà dalle opposizioni (PCI e MSI-DN). Insomma, in sede di analisi del voto, tutti diventano alchimisti e prestigiatori. Finanche i “Trombati eccellenti” sostengono di aver tenuto qui, d’aver recuperato là, di aver vinto nei confronti del tal’altro candiato, e via trombando. Però rimangono a casa. La qual cosa può diventare un vantaggio. Zio Rocco e San Pinuccio de’ Carolingi, secondo voi sono stati “puniti” dagli elettori? Forse. Ma gli ultimi saranno i primi, evangelicamente parlando, e certamente verranno posti ai vertici di organismi dove si maneggia il “potere tangibile”. Altro ché. E statti Concé! La politica è fatta così: chi sta nel gioco non perde mai, manco quando va a finire in galera (tanto ci rimane per poco, e successivamente viene risarcito, compensato, premiato e santificato).

    Forse Cicciolina (peccato che esageri!) ha ragione a sputtanare tutto e tutti. Sotto certi aspetti è più “morale” lei che non certi sporcaccioni in giro con abito grigio doppio petto e borsa diplomatica. Bah! È un brutto periodo questo; fa tanto ricordare il clima dell’Impero Romano alla sua decadenza e alle corrosive satire di Giovenale. Ma che ci stiamo avviando verso un altro evo di secoli bui? Oppure con i verdi all’orizzonte (e in Parlamento) il sole splenderà. Ma sì, perché essere pessimisti; la vita è bella e noi italiani siamo ricchi di risorse.

    Vedrete che faranno un buon Governo, aumenteranno le tasse (perché i debiti della campagna elettorale vanno onorati). Noi strepiteremo, scampiteremo, protesteremo, mugugneremo e alla fine pagheremo. Come sempre. Suvvia, non diamocene pena (singolare, attenzione in tipografia), la prossima elezione andrà meglio. Per ora attendiamo la nascita del nuovo Governo, dei nuovi rimpasti periferici e delle liti in sagrestia. Intanto è già estate, andiamo in massa al mare ad abbronzarci chiappe ed ombelichi, non trascurando l’immancabile.

    godimento a tutta birra!

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