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    Cronaca

    Anche bambini tra i testimoni oculari della tragedia del Freccia Argento: il racconto dei fasanesi

    Intanto domani, venerdì 28 settembre, è previsto il primo interrogatorio per l'autista rumeno dell'autoarticolato che ha provocato il disastro
    RedazioneDa RedazioneSettembre 27, 20126 minuti di lettura
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    Anche bambini tra i testimoni oculari della tragedia del Freccia Argento: il racconto dei fasanesi - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Il treno che arriva, il camion fermo e poi il forte boato. La scena dell’incidente ferroviario accaduto lunedì mattina nei pressi della stazione ferroviaria di Cisternino (in agro di Fasano) in cui ha perso la vita il 49enne macchinista dell’Eurostar Freccia Argento 9351 Giuseppe Campanella ha avuto, purtroppo, anche innocenti testimoni che non dimenticheranno presto quanto visto: alcuni bambini di scuola materna ed elementare di Torre Canne. I piccoli, infatti, erano appena usciti da scuola, a Pozzo Faceto, e come ogni giorno stavano tornando a casa. Alla guida dello scuolabus c’era Domenico Giannoccaro di Pezze di Greco. «Quando sono arrivato al passaggio a livello – racconta Giannoccaro – ci siamo accorti subito di quanto stava accadendo. Il camion era fermo tra le due sbarre e l’autista sembrava tarantolato in quanto, probabilmente, non sapeva assolutamente come comportarsi. In quei momenti non abbiamo intuito l’esatta pericolosità di quanto stava accadendo ma ad un certo punto ho notato che lo stesso autista si era posizionato in mezzo ai binari e faceva cenni in direzione della stazione. Lì ho intuito che il treno era in arrivo. Il giovane continuava a sbracciarsi sempre più convulsamente e ad un certo punto l’ho visto scappare. A questo punto ho deciso di allontanare lo scuolabus dal passaggio a livello e ho imboccato la strada della stazione di Cisternino questo perché portare a distanza di sicurezza i bambini. Non sapevo, infatti, se il treno si fosse accorto o meno dell’ostacolo e stesse frenando. Avevo percorso pochi metri quando è sopraggiunto l’Eurostar che ha preso in pieno l’autotreno ed è scoppiato il finimondo».

     

    Il forte botto ha spaventato i piccoli che sono scoppiati in lacrime anche se la nube di polvere sollevata dall’incidente ha fatto sì che gli stessi bambini non capissero bene quanto fosse accaduto. Anche l’assistente è scoppiata in lacrime, lei conscia però dello scampato pericolo. Pochi minuti di disorientamento e poi, recuperata la giusta freddezza, sia Giannoccaro che l’assistente hanno pensato a tranquillizzare i bambini e l’autista stesso, avendo capito la gravità dell’accaduto, ha subito allontanato l’autobus dal luogo dell’incidente riportando i bambini a casa. «Ho letto da qualche parte che l’autista era fuggito – conclude Giannoccaro -. Invece è rimasto lì, vicino al mezzo pesante. Si vedeva che era impaurito e non sapeva assolutamente cosa fare. Non ha avuto la freddezza necessaria per rompere le sbarre con il tir. Avrebbe evitato questo disastro».

     

    Ma Giannoccaro e i bambini non sono stati, purtroppo, gli unici testimoni oculari della tragedia. È tuttora sotto shock la fasanese Romina Laveneziana, titolare del bar Bayahibe di Torre Canne, dopo aver assistito anch’essa in prima persona al drammatico incidente «Mi sembra di vivere un tremendo incubo – afferma la donna in un’intervista rilasciata a Vincenzo Lagalante di Nuovo Quotidiano –, di far parte di un film dell’orrore. Sono immagini queste che non riesco ad eliminare dalla mia memoria, neanche il lavoro mi sta aiutando. Sono tremendamente scossa perché ho pensato al peggio anche per mia figlia che era in macchina con me, pensavo che i pezzi del treno e del camion potessero finire contro la mia autovettura. Avevamo il terrore che il camionista del tir potesse essere sbalzato dal treno contro di noi». Romina Laveneziana, lunedì scorso, tornava a casa (abita a Pozzo Faceto), dopo esser stata a Torre Canne nel suo bar per completare una commissione. Era in compagnia di una delle due figlie che da poco era uscita da scuola. «Ho visto il tir – riprende a raccontare la donna – superare la prima barriera del passaggio a livello col semaforo rosso. Viaggiavamo entrambi nella stessa direzione, da Torre Canne verso Pozzo Faceto. Purtroppo non ce l’ha fatta a superare anche la seconda ed è rimasto intrappolato sui binari, occupando entrambi i sensi di marcia».

     

    È un fiume di lacrime il volto della signora Romina quando racconta quei drammatici momenti. «Prima che si chiudessero le sbarre del passaggio livello – ricorda – ho aperto lo sportello della mia auto, nonostante non avessi ancora frenato, gridando all’autista del tir di sfondare la barriera. Ma lui si è bloccato di colpo, inspiegabilmente. È sceso dal camion con le mani fra i capelli e ha cominciato a gridare. Ho immediatamente capito che non fosse italiano, le mie parole per lui erano incomprensibili». Nel raccontare la vicenda, la titolare del bar Bayahibe spiega come l’autista del mezzo pesante, in preda ad uno stato di panico, si sia scagliato più volte contro la sbarra del passaggio a livello. «Non so se per rabbia o perché voleva che qualcuno lo sentisse – spiega Romina Laveneziana –. Non solo. Saliva e scendeva in continuazione dal tir, disperatamente, sempre con le mani fra i capelli. L’immagine che continua a terrorizzarmi è quella quando l’uomo grida e, salendo sul camion, suona il clacson con la speranza che qualcuno dalla stazione lo potesse sentire». Il peggio, però, doveva ancora venire. «Mentre la mia bambina, per assurdo, cercava di tranquillizzarmi, io invece ero nel panico più assoluto. Ad un certo punto – racconta la donna – ho visto l’autista del tir sbracciarsi mentre il treno stava sopraggiungendo da nord. Ho sentito il fischio dell’Eurostar, lungo e interminabile, e l’uomo che gridava. Vedevo già i pezzi del treno, del camion e dell’autista finirmi contro. La tragedia si stava per consumare davanti ai miei occhi. Dall’altra parte ho visto arrivare uno scuolabus con i bambini a bordo, ho pensato al peggio. Poi il boato, assurdo, tremendo e lo scoppio del telone del tir, con i tubi che trasportava fatti schizzare per aria». Il treno ha poi proseguito la sua corsa per un paio di centinaia di metri, l’autista del tir, invece, messosi al riparo e che piangeva, vicino la macchina della signora Romina. «Ho pensato che ci potesse essere un’esplosione – conclude la donna –, ho così rimesso in moto la mia macchina, ho fatto inversione e sono andata via terrorizzata. Il resto l’ho letto dalle cronache dei giornali».

     

    Intanto Ionut Cocioba, il 26enne autista rumeno che ha provocato il disastro, sarà interrogato domani (venerdì 28 settembre) nel carcere di Brindisi dove è stato portato in seguito al suo arresto per disastro ferroviario e omicidio colposo. Ieri (mercoledì 26 settembre), infine, si sono tenuti i funerali di Giuseppe Campanella. La comunità di Acquaviva delle Fonti si è stretta attorno alla famiglia del macchinista, uomo ben voluto da tutti.

     

     

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