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    Cronaca

    Maxi evasione: carte scottanti ritrovate in una cassaforte

    A cadere sotto la scure delle Fiamme Gialle una soceità operante nell'ortofrutta che aveva una sorta di contabilità parallela
    RedazioneDa RedazioneAgosto 21, 20123 minuti di lettura
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    Maxi evasione: carte scottanti ritrovate in una cassaforte - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Dodici milioni di euro. A tanto ammonta l’evasione fiscale di un’azienda fasanese operante nel settore ortofrutticolo, perpetrata tra il 2007 e il 2010 (per l’annualità 2011 i termini di presentazione dei redditi sono ancora in corso). A scoprirla è stata la Guardia di Finanza della Compagnia di Fasano, con a capo il tenente Biagio Palmieri (alla guida delle locali Fiamme Gialle da pochissime settimane). La scoperta è stata fatta al termine di una complessa attività ispettiva. Gli 007 della Finanza hanno constatato come i responsabili dell’azienda fasanese abbiano omesso di dichiarare il 40% dei ricavi conseguiti, non versando inoltre Iva per mezzo milione di euro. L’azienda ortofrutticola sembrava essere “modello” sul fronte della presentazione dei redditi e i versamenti delle tasse. La Guardia di Finanza, in effetti, dai primi accertamenti, ha potuto constatare la regolarità e la puntualità dei pagamenti. Ma c’era un aspetto che non convinceva i finanzieri: i redditi dichiarati non rispecchiavano il grosso volume di affari e l’importanza dell’azienda stessa. Addirittura, questa sembrava essere – redditi dichiarati alla mano – una ditta che addirittura arrancava o che poteva essere in difficoltà economiche. I finanzieri hanno così iniziato a fare una serie di incroci di cartelle tra la Camera di Commercio e la camera tributaria. L’amministratore unico della società in questione è risultato essere, inoltre, il presidente di una ditta individuale che opera in tutt’altro campo. Al primo controllo fatto all’interno degli uffici aziendali, le Fiamme Gialle hanno trovato – custodita in una cassaforte – una contabilità parallela, con tanto di appunti scritti a mano su bigliettini. Un bilancio fatto per bene, curato in ogni minimo dettaglio, con tabelle perfette che riportavano le entrate e le uscite. Tutte in nero, però. La Guardia di Finanza ha, quindi,raffrontato il bilancio presentato con quello riportato sulla contabilità parallela custodita in cassaforte.

     

    È emerso, così, che il 40% del volume d’affari dell’azienda ortofrutticola era stato occultato. Su circa trenta milioni di euro complessivi ricavati, dodici milioni non erano stato dichiarati. È stato anche omesso di versare mezzo milione di euro di Iva. Ecco che i dubbi sulle presunte difficoltà della ditta sono stati spazzati via in pochissimo tempo grazie alla contabilità parallela scoperta dai finanzieri della Compagnia di Fasano. Dalle ulteriori indagini fatte dagli 007 del fisco, gli utili non dichiarati allo Stato venivano divisi in maniera identica fra l’amministratore unico della società di capitali e i soci. La Guardia di Finanza ha così denunciato i quattro che, secondo quanto accertato, dividevano gli incassi fantasma ogni mese, come se fossero degli stipendi extra. Ricostruito, quindi, il volume di affari, i finanzieri hanno così proceduto all’analisi delle singole posizioni dei quattro soci dell’azienda di capitali. Sono stati così attribuiti tutti i redditi percepiti e non dichiarati e la segnalazione è stata fatta alla Agenzia delle Entrate.

     

    Nei prossimi mesi saranno emesse le cartelle esattoriali con gli importi (sanzioni comprese) da versare allo Stato. Visto il grosso importo dell’evasione, è molto probabile che la magistratura possa procedere con il sequestro di beni per equivalente, che può essere definito come un provvedimento ablativo su somme di denaro, beni o altre utilità di cui il condannato abbia la disponibilità per un valore corrispondente al prezzo, al prodotto e al profitto del reato. Il giudice potrà, quindi, disporre la confisca “per equivalente” sui beni mobili e immobili ricadenti nella sfera patrimoniale dell’imputato e, in generale, su tutti quei beni che non appartengano a terzi estranei al reato.

     

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