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    Cronaca

    Il pm chiede due mesi di sospensione per un medico fasanese accusato di peculato

    Il provvedimento non è esecutivo in quanto adotattato dal Tribunale del Riesame di Lecce e quindi impugnabile in Cassazione
    RedazioneDa RedazioneGiugno 28, 20122 minuti di lettura
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    Il pm chiede due mesi di sospensione per un medico fasanese accusato di peculato - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Due mesi di interdizione dalla professione per un medico dell’ospedale “Umberto I” di Fasano, sott’inchiesta allo scopo di verificare se avesse violato le norme che regolano il regime di “intramoenia”. Un provvedimento non esecutivo perché adottato dal tribunale del Riesame di Lecce e, dunque, per questo potrà essere impugnato in Cassazione dall’interessato, il dottor Ermanno Soave, 51 anni, e dai suoi avvocati Tommaso Marrazza e Michele Laforgia. Ai giudici della Suprema Corte, dunque, l’ultima parola, sulla sussistenza di gravi indizi nell’inchiesta che accusa il professionista di aver impiegato strutture e macchinari dell’ospedale fasanese nelle visite di ambulatorio privato, senza versare il corrispettivo delle parcelle all’Asl.

     

    In altre parole il collegio dei giudici composto dal presidente Silvio Piccinno, da Stefano Marzo e da Antonio Gatto ha accolto parzialmente l’appello del pubblico ministero della Procura di Brindisi Antonio Costantini: il magistrato aveva infatti impugnato i provvedimenti con cui il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Licci aveva respinto la sua istanza di mettere agli arresti domiciliari il primario fasanese, nell’inchiesta condotta insieme ai carabinieri del Nas che gli contesta l’ipotesi di reato di peculato (per l’impiego di materiale di consumo e di macchinari dell’ospedale), truffa (perché le visite private sarebbero state svolte durante i turni di servizio in ospedale) ed abuso di ufficio (per essersi procurato un vantaggio ingiusto). In seconda battuta lo stesso giudice aveva avviato la procedura per adottare la misura interdittiva della sospensione temporanea dell’attività professionale, sal vo poi rinunciarci all’esito dell’interrogatorio dell’indagato.

     

    Insomma, l’ordinanza del Riesame sembra aver dato ragione, nel merito, alla tesi del pubblico ministero Costantini anche sulla circostanza che il dottor Soave sarebbe stato sì autorizzato dall’Asl a ricevere i pazienti ospedalieri anche al di fuori dei turni di lavoro, ma solo nel suo ambulatorio di Monopoli. E non anche nelle strutture del reparto dell’”Umberto I”. Quanto alla richiesta di applicare la misura degli arresti domiciliari, il Riesame ha accolto la tesi esposta dai difensori sulla circostanza che fossero ormai decorsi i termini per impugnare il rigetto del giudice Licci. Se ne riparlerà in Cassazione nei prossimi mesi. Ed inseguito al processo.

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