Fasano – Novecentesco, impolverato, siciliano ma ha vinto un Nobel per la Letteratura nel 1935… sbagliato, nel 1934: Luigi Pirandello non ha di certo bisogno di presentazioni, perché ormai nella società dell’ipocrisia il dualismo volto-maschera è diventato mainstream.
Eppure, il testo di Edoardo Erba e la regia di Gioele Dix sono apparsi freschi e dinamici: ieri 28 gennaio Pirandello Pulp è andato in scena al Teatro Kennedy di Fasano per la Stagione di Prosa 2025/2026, curata dall’amministrazione comunale in collaborazione con Puglia Culture, e non solo è stato premiato da una platea gremita, ma ancor di più ha dimostrato che la grande letteratura teatrale continua ad avere senso anche in un mondo velocissimo e interconnesso. In fondo, la chiave è non avere paura di osare: come consiglia l’elettricista-fruttivendolo Carmine sulla scena, «Maestro [Maurizio, il co-protagonista], te ne devi fottere del pubblico».
In un triplice gioco di specchi, un diletto per chi ama il metateatro, sulla scena – che è essa stessa una scenografia teatrale – si muovono Carmine (Fabio Troiano) e Maurizio (Massimo Dapporto): il primo un finto elettricista con le vertigini, il secondo un decadente regista di teatro che vede in Vittorio De Sica il suo unico mentore. Come i due siano venuti in contatto lo si saprà solo alla fine dell’atto unico, dopo aver attraversato un capitombolo dopo l’altro mentre si cerca di rispondere a un’unica profonda domanda: come possiamo illuminare quell’intercapedine buia e sottile tra la maschera e il volto? Per l’ingenuo Carmine, a digiuno di Letteratura ma sazio di vita “vera”, l’uso del sagomatore resta l’unica soluzione: peccato che sulla scala proprio non ci voglia salire.

Da questo impedimento-slancio nasce un rapporto notturno con Maurizio, tutto concentrato a voler mettere in scena Il giuoco delle parti. Nell’ascoltare le vicende e i triangoli amorosi del testo pirandelliano Carmine rivede dinamiche a lui assai familiari: così, il classico trio moglie-marito-amante diviene più “moderno” e alla moda. I due, appassionandosi all’opera, riscrivono le scene e il finale.
Come solo il grande teatro sa fare, però, ciò che accade sul palco è finzione: il pubblico ne è ben cosciente. Quindi, nelle battute finali dello spettacolo la domanda cambia: cosa è reale e cosa non lo è? Ciò che è raccontato da Maurizio è vero oppure è solo la versione della realtà che i suoi parenti raccontano a sé stessi?
In un brillante gioco di specchi, dove l’identità si perde, riecheggia una battuta urlata da un regista anziano e pazzo: «Anche io, che sono nessuno, esigo la mia parte di nulla».
Pirandello Pulp, un atto unico di circa 90 minuti, è uno spettacolo che difficilmente si dimentica tanto più che la prova attoriale di Fabio Troiano e di Massimo Dapporto, con la sua veneranda età di ottant’anni, è stata a dir poco magistrale. Il ritmo non è mai calato e l’attenzione del pubblico, grazie a un’eccezionale sceneggiatura, è stata alta fino all’ultimo coltello.
Il prossimo appuntamento con la Stagione di Prosa al Kennedy è per il prossimo mercoledì 4 febbraio, sipario ore 20:30, con Il vedovo con Massimo Ghini e Galatea Ranzi.


