FASANO – Proteggere il patrimonio millenario della Puglia dalle sfide del clima che cambia, senza snaturarne la bellezza. Con questo obiettivo si è conclusa la “due-giorni” organizzata dall’agenzia regionale Asset, nell’ambito del progetto europeo #bePrePAred, che ha trasformato il Parco Archeologico di Egnazia in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto il 28 e 29 gennaio 2026.
Il progetto, inserito nel programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027, punta a rafforzare la resilienza di ecosistemi sensibili lungo le coste adriatiche, mettendo a sistema competenze scientifiche e strategie di adattamento.
Il meeting si è articolato in due fasi cruciali. Dopo un confronto tecnico tra gli esperti, la delegazione si è spostata sul campo per individuare le zone critiche dell’area pilota di Egnazia. Il sito, di immenso valore storico e culturale, è stato recentemente messo alla prova da forti precipitazioni che ne hanno evidenziato la vulnerabilità.

La strategia emersa riguarda l’adozione delle cosiddette Nature-Based Solutions (NBS): interventi innovativi che sfruttano elementi naturali per gestire i rischi derivanti da precipitazioni estreme e ondate di calore. L’obiettivo è duplice:
- Mitigare l’impatto degli eventi atmosferici.
- Garantire la massima fruibilità del Parco per i visitatori, preservandone l’integrità archeologica.
L’evento ha visto la partecipazione di una rete internazionale di partner italiani e croati, uniti dalla necessità di proteggere un’area geografica, quella adriatica, particolarmente esposta ai rischi climatici. Tra i partecipanti:
- Asset (Agenzia Regionale Strategica per lo Sviluppo Ecosostenibile del Territorio – Puglia)
- CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici)
- Agenzia per la ricostruzione Regione Emilia Romagna e Parco San Bartolo
- Le agenzie di sviluppo e gli enti di gestione delle aree protette di Zara, Spalato e Dubrovnik-Neretva.
Grazie all’ospitalità del Museo Archeologico Nazionale e Parco Archeologico di Egnazia, il gruppo di lavoro ha potuto toccare con mano le criticità di un territorio che è memoria storica della regione ma che deve ora guardare al futuro. Le soluzioni individuate nei prossimi mesi serviranno da modello per altri siti sensibili, dimostrando che la conservazione della storia passa necessariamente per la gestione intelligente dell’ambiente.


