Selva di Fasano – Ci sono sere in cui la collina sembra trattenere il respiro, quasi a voler ascoltare i fantasmi felici del proprio passato. Chi ha vissuto la Selva di Fasano negli anni d’oro lo sa: bastava che il sole calasse tra i pini per lasciar spazio a una magia fatta di eleganza soffusa, sguardi incrociati a mezza luce e quella colonna sonora inconfondibile che accompagnava i sogni di più generazioni. Mercoledì 29 luglio, quella stessa magia è tornata a posarsi sulla collina come una carezza inattesa, grazie all’evento “Fausto Papetti Forever”, nato dall’incontro intimo e condiviso tra il Gruppo di Attività Teatrali “Peppino Mancini” APS, il Rotary Club di Fasano e l’Associazione Pro Selva.
«Un omaggio alle “mitiche” estati silvane della Casina Municipale – ha spiegato il presidente del GAT “Mancini” Fausto Savoia -, in una serata che è stata colma di applausi e tanta nostalgia degli anni d’oro».
Sotto lo sguardo discreto del Minareto, icona immobile di grazia e natura, il tempo ha smesso di scorrere lineare. È bastato che Rocco Ventrella accostasse il sax alle labbra per riaprire quella breccia nella memoria. Accanto a lui, un affiatato manipolo di sognatori — Aquilino De Luca alle tastiere, Egidio Maggi alle chitarre, Paolo Romano al basso ed Egidio Campanale alla batteria — non si è limitato a suonare: ha rievocato.
Insieme hanno rispolverato quelle iconiche “Raccolte” che tra gli anni ’60 e ’80 riempivano i giradischi di ogni casa e i juke-box delle terrazze estive, restituendo il legame viscerale che univa il maestro Papetti a questi luoghi. Gli arrangiamenti, sospesi tra un rispetto quasi reverenziale e fresche pennellate contemporanee, hanno trasformato la scaletta in un unico, grande racconto a cuore aperto.
Le canzoni si sono succedute come capitoli di un romanzo d’amore mai dimenticato. Le prime note di My Way hanno fatto vibrare l’aria di un’emozione solenne, subito addolcita dal velo malinconico di A Whiter Shade of Pale. Poi il ritmo ha scaldato la notte con la sensualità latina di Samba Pa Ti e l’eleganza struggente di Georgia On My Mind.
Il pubblico si è lasciato cullare, perdendosi tra il fascino esotico di Djamballà, le promesse palesi di Love Story e le atmosfere soffuse di Harlem Nocturne. E mentre la sequenza scivolava tra la spensieratezza di Samba de Verão, il languore senza tempo di Feelings, la provocazione velata di Malizia e la dolcezza timida di This Guy Is in Love With You, la sensazione era soltanto una: il passato non se n’è mai andato davvero, stava solo aspettando la musica giusta per tornare a farci battere il cuore.


