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    Cultura & Spettacolo

    Rassegna “Le città invisibili”: in Biblioteca presentato l’ultimo romanzo di Giorgia Lepore

    L'8 maggio nella nuova Biblioteca di Comunità la scrittrice e professoressa Giorgia Lepore ha dialogato con Antonietta Rubino sul suo ultimo romanzo, “Forse è così che si diventa uomini”
    Sara AltamuraDa Sara AltamuraMaggio 10, 2025Aggiornato il:Agosto 5, 20253 minuti di lettura
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    Rassegna “Le città invisibili”: in Biblioteca presentato l’ultimo romanzo di Giorgia Lepore - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Quando si crea una storia e la si dona ai lettori, poi, quella storia non ti appartiene più: lo scrittore, pubblicandola, si trasforma da proprietario a genitore. Come se fosse un figlio, un libro cammina con le sue gambe e racconta sé stesso senza la necessità dell’intervento del suo creatore.

    Questo è successo alla serie di romanzi noir creata dalla scrittrice e professoressa Giorgia Lepore, in cui sono narrate le vicende di vita e di indagine di Gregorio “Gerri” Esposito, ispettore di polizia dall’identità frammentata. Giovedì 8 maggio, alla Biblioteca di Comunità “I Portici” – I. Ciaia di Fasano, nell’ambito della rassegna “Le città invisibili” – organizzata dall’associazione Scià APS – Giorgia Lepore ha presentato il quarto romanzo della storia di Gerri, Forse è così che si diventa uomini (edizioni e/o), dialogando con Antonietta Rubino.

    L’indagine poliziesca, per Lepore, è – in fondo – un pretesto. Come tutti i romanzi della saga, anche quest’ultimo continua a eviscerare il passato e il presente di un personaggio, come direbbe Nietzsche, troppo umano: l’ispettore Esposito, ancorato alla sua adolescenza come unico baluardo di identità, si fa strada tra le proprie verità e i propri dolori, sollecitato da un contesto fecondo. Tra i personaggi che lo attorniano, infatti, alcuni sono adolescenti: sono quest’ultimi a dargli l’appiglio di riflessione su sé stesso. Come il titolo stesso puntualizza, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta è vissuto come un rito doloroso, come se ognuno debba vincere il proprio conflitto interiore tra l’irrazionalità, relegata all’infanzia, e la razionalità, tipica degli adulti. Nel romanzo, che – come ha affermato Lepore – è stato il più difficile da scrivere con una gestazione di sette anni – c’è anche l’arte, le chiese rupestri e la figura del Cristo Pantocratore: le chiese, che nell’immaginario comune sono luoghi “intonsi”, in realtà sono state (e lo sono ancora) teatro silenzioso di tragedie umane.

    Dopo un’intensa presentazione, le domande dal pubblico sono state spontanee. La curiosità dei presenti ha riguardato soprattutto la nuova fiction RAI tratta proprio dalla saga di Giorgia Lepore: la prima puntata di “Gerri” è andata in onda il 5 maggio e ha raggiunto il 20,9% di share, ovvero è stata guardata da circa 3 milioni di spettatori in Italia. Molto meravigliata da questo risultato, Lepore si è detta ovviamente soddisfatta, ma anche “stranita”: «Vedere la propria opera in tv, con la consapevolezza che la guarderanno milioni di persone, è davvero strano; ho avvertito una sensazione di estraneità, come se non fosse successo a me». L’autrice, quindi, ha specificato i rapporti che ci sono tra sceneggiatori e scrittori e quali sono le dinamiche televisive, spiegando che non è necessario che l’autore del romanzo debba produrre sempre altro materiale per far andare avanti la serie tv: un po’ come i figli, anche le opere – cinematografiche o letterarie – camminano da sole.

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    Sara Altamura
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