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    Cultura & Spettacolo

    La tenerezza ha invaso il MuLab in versi

    A Pezze di Greco il poeta-ingegnere Alessandro Cannavale ha dialogato con Rosa Maria Messia e frate Ettore Marangi
    Sara AltamuraDa Sara AltamuraGennaio 20, 2024Aggiornato il:Agosto 5, 20253 minuti di lettura
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    La tenerezza ha invaso il MuLab in versi - Osservatorio Fasano
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    Pezze di Greco – In una mite giornata di gennaio la poesia è stata al centro di un incontro dolce e intenso, che ha reso il Museo Laboratorio di Arte Contadina di Pezze di Greco un luogo di riflessione profonda sulla fragilità dell’essere umano.

    Ieri 19 gennaio, nell’ambito del cartellone di Teatro di Comunità una sala insolitamente piena ha accolto il poeta-ingegnere Alessandro Cannavale, originario di Bari e salentino d’adozione, che con grande sensibilità ha presentato la sua ultima opera, L’agguato della tenerezza (Ed. Besa/Muci). A dialogare con lui Rosa Maria Messia, responsabile dei Presidi del Libro di Martina Franca, e frate Ettore Marangi.

    Due ossimori descrivono dapprima il poeta-ingegnere, in cui le due identità sembrano solo apparentemente collidere, e in secondo luogo la sua stessa opera: la tenerezza può tendere un agguato? L’ispirazione, per Cannavale, nasce da suo figlio: il piccolo, addormentato, rassomiglia a Aylan, il bambino siriano ritrovato senza vita su una spiaggia turca nel 2015. Il poeta si accorge di una assonanza che, al contempo, dissuona. E in un istante l’ossimoro si fa concreto: la tenerezza di suo figlio gli ha teso una trappola in un momento di fragilità.

    Forte è dunque il legame della poesia con l’impegno civile. Tema caro a Cannavale è il Sud, terra da proteggere e in cui restare; l’opera stessa si apre con un componimento dedicato da Vito Teti, antropologo calabrese, che sul concetto di “restanza” ha scritto saggi molto acuti. Tutti i “Sud” devono essere protetti, in loro vanno curate le ferite; il poeta ha sottolineato come la globalizzazione debba essere non solo economica e sociale ma anche e soprattutto umana.

    A cosa serve, dunque, l’arte poetica? A facilitare l’incontro fra uomini, a lasciarsi tentare dalla tenerezza di ognuno, a sentirsi fratelli; la poesia, per Cannavale, è un mezzo per condensare ciò che sfugge, non per cristallizzare (termine spesso usato in filosofia): come un grumo che possa racchiudere l’elemento aeriforme.

    Nel corso della serata Renza De Cesare e Onofrio Fortunato hanno letto alcune brevi e intense poesie tratte da L’agguato della tenerezza.

    Un contributo fondamentale è stato quello di frate Ettore Marangi, sacerdote e teologo; il frate, infatti, ha presentato il progetto che coordina nelle baraccopoli di Nairobi e al quale sono stati devoluti dei fondi con l’acquisto della silloge di Cannavale. Fra Ettore ha, inoltre, scelto alcuni versi del poeta che, in modo universale, rappresentano i poveri di cui si prende cura in una metafora che li raffigura come formiche laboriose e silenziose.

    Il prossimo appuntamento con il Teatro di Comunità è per il 12 febbraio, ore 18.00, con Storie di Pulcinella di e con Lisa Ben Ci Venni al MuLab di Pezze di Greco.

    Galleria di immagini:

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