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    I malpancisti del nuovo ospedale

    I timori per il possibile declassamento dell’ospedale di Ostuni – Sul banco degli imputati Fabiano Amati “reo” di aver favorito la nuova struttura a danno della sanità brindisina
    Zino MastroDa Zino MastroLuglio 12, 2025Aggiornato il:Agosto 7, 20257 minuti di lettura
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    I malpancisti del nuovo ospedale - Osservatorio Fasano
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    Fasano – La prossima apertura del nuovo ospedale Monopoli-Fasano sta creando molti mal di pancia a qualche politico della provincia di Brindisi. Siamo nell’imminenza del rinnovo del consiglio regionale e si cerca di screditare l’operato di Fabiano Amati, “reo” di essersi impegnato affinché questo ospedale sorgesse. Lo si capisce da cosa scrivono in merito alcuni autorevoli personaggi politici provinciali. «Lo hanno comunicato in pompa magna – scrive il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Luigi Caroli di Ceglie Messapica – sia il presidente Michele Emiliano (e ci sta, essendo lui un barese doc!), ma anche l’assessore al Bilancio Fabiano Amati (brindisino doc!), che però è stato capace di far credere, in tutti questi mesi, che la nuova struttura ampliasse e potenziasse l’offerta assistenziale della provincia di Brindisi. Nulla di più falso! Ma non lo diciamo noi (che pure lo abbiamo sempre sostenuto), ma il comunicato mandato dal presidente Emiliano, ma basterebbe anche dare uno sguardo su Google Maps (che si allega): il 26 luglio 2025 sarà avviato il trasferimento delle attività dall’ospedale ‘San Giacomo’ di Monopoli al nuovo ospedale… Per l’occasione, si continua a leggere: si terrà un evento di inaugurazione della struttura e di presentazione delle attività e dei servizi del nuovo ospedale della ASL Bari. Non ASL Brindisi. Certo gli azzeccagarbugli potranno anche dire che dista a pochi km da Fasano, ma il nuovo ospedale è nella provincia di Bari e sarà gestito dalla ASL di Bari. E non è poco. Mentre noi brindisini paghiamo solo il prezzo più alto di una Sanità sempre più carente e disorganizzata, con sempre meno servizi e con un unico e solo vero ospedale, il Perrino di Brindisi che ogni giorno presenta una nuova criticità, specie sotto il profilo della carenza di organico. Quindi meno enfasi e più concretezza negli annunci, perché i brindisini non hanno l’anello al naso!». «Appena il nuovo ospedale di Monopoli-Fasano sarà aperto – ha dichiarato il delegato alla Sanità del Comune di San Pietro, Oronzo Giordano –, credo che alcuni professionisti attualmente in servizio al Perrino si trasferiranno lì per fare carriera». «Ha ragione il delegato del Comune di San Pietro – ha subito replicato il primo cittadino di Fasano, Francesco Zaccaria –: il nuovo ospedale sembra quasi un albergo rispetto a strutture molto più fatiscenti, perciò le scelte dei medici saranno orientate verso l’ospedale di Monopoli-Fasano». Su questa scia si è inserito l’intervento del sindaco di Ostuni, Angelo Pomes, che ha chiesto chiarezza: «Il nuovo ospedale è una cosa molto positiva per la provincia di Brindisi. Ma ho bisogno di sapere cosa accadrà. Stiamo lavorando per far recuperare appeal all’ospedale di Ostuni, e sentire parlare di riconversione del nostro ospedale prima di riaprire la nuova piastra costata svariati milioni di euro, rende difficile ogni operazione di ripristino della fiducia nei miei concittadini. Devo sapere se gli sforzi compiuti sono vani o meno».

    Dopo il sindaco di Ostuni Angelo Pomes è stata la volta del vicesindaco Giuseppe Tanzarella a esprimere il timore di un possibile «declassamento» dell’ospedale di Ostuni come conseguenza dell’apertura del nuovo nosocomio di Monopoli-Fasano. Con un post su Facebook, Tanzarella ha rilanciato le preoccupazioni della comunità ostunese, dando la stura a un acceso dibattito social con l’assessore regionale al Bilancio, Fabiano Amati. «Con grande onestà intellettuale – ha scritto il vicesindaco – va detto che la nascita di una nuova struttura ospedaliera pubblica, seppure nel territorio della Asl di Bari, non può che farci piacere. Occorre però far presente che non è tollerabile il quotidiano lavoro di qualcuno, in primis dell’assessore regionale al Bilancio Amati, che attraverso una serie di iniziative, tra cui convegni e lanci di proposte più o meno estemporanee come l’attivazione di navette per il vecchio ospedale di Monopoli, tenta di compiere il proprio disegno, che dovrebbe passare dalla nostra supina presa d’atto dell’impossibilità di rendere il nostro ospedale funzionante a pieno regime, così come da piano di riordino attualmente vigente, con la conseguente migrazione delle nostre risorse di personale verso altri lidi, magari proprio verso quell’ospedale di Monopoli-Fasano privo delle unità di personale che lo rendano realmente operativo. E questo proprio mentre noi lottiamo per far vedere la luce alla nostra nuova piastra, restituire dignità al nostro ospedale di base attraverso la riattivazione dei posti letto di lungodegenza, il trasferimento del pronto soccorso e del laboratorio analisi in locali più idonei, il rientro a pieno regime dell’attività interventistica di ortopedia e chirurgia e l’attivazione di quegli otto posti di rianimazione previsti dal piano di riordino, che insieme alla riqualificazione in corso aprirebbero tutta un’altra prospettiva. L’ospedale di Monopoli-Fasano, una volta operativo, potrà essere senz’altro un’ulteriore risorsa, ma la priorità resta il potenziamento della rete ospedaliera della nostra provincia. Non siamo più disponibili ad accettare ambiguità su questo aspetto per noi fondamentale». 

    E qui casca l’asino! A Ostuni non vogliono proprio farsene una ragione che la storia dell’ospedale gli stia andando male. Dai primi anni del 2000, in gran segreto, avevano gettato le basi con i loro mentori, sen. Pino Specchia e Michele Saccomanno, all’epoca potente assessore regionale alla Sanità, perché quello di Ostuni diventasse l’ospedale di riferimento del nord brindisino a danno di quello di Fasano, destinato a chiudere, nonostante avesse una struttura migliore di quella di Ostuni, con la silente complicità di qualche nostro concittadino che pensò prima di tutto a sistemare i propri interessi personali. Infatti nel più assordante silenzio, nel piano di riordino ospedaliero, Ostuni fu designato di primo livello: quell’atto era il certificato di morte dell’ospedale di Fasano e nessuno si oppose. Fu proprio Osservatorio a svelare gli altarini, ricevendo anche minacce di querele per falso. Poi però i fatti ci diedero ragione. Ma per arrivare a una soluzione soddisfacente per tutti, ostunesi e fasanesi, nel 2011 Fabiano Amati, da consigliere regionale, fece stanziare i fondi per la realizzazione di un nuovo ospedale, da far sorgere in un terreno della Asl di Brindisi, a Speziale, a metà strada fra Ostuni e Fasano. Fu eseguito anche un progetto preliminare. Ma l’allora sindaco di Ostuni, Domenico Tanzarella, papà dell’attuale vicesindaco Giuseppe, convinto che l’ospedale del nord brindisino dovesse diventare quello di Ostuni, frappose mille ostacoli, non rendendosi conto che in realtà ospedali come quelli di Ostuni e di Fasano erano ospedali di base, nel tempo destinati ad essere dismessi. Ci fu una lunga disputa e a quel punto si decise di cambiare location e farlo fra Fasano e Monopoli, perché era comunque importante avere un ospedale intermedio degno di tal nome fra Bari e Brindisi, quando invece tutti credevano di avere un ospedale e lo difendevano, compreso Fasano, senza accorgersi che per le malattie più importanti, quelle per cui devi intervenire tempestivamente, non c’era nulla. Fasano perse la sua battaglia, chiusero tutti i reparti dell’Umberto I, compreso il Pronto Soccorso. Ma a Ostuni ora si teme che quella sia stata una vittoria di Pirro e che il loro ospedale faccia la stessa fine di quello di Fasano: diventi un poliambulatorio. Ma chi è causa dei propri mal, pianga sè stesso. Così la politica fa i suoi giochi, gli azzeccagarbugli parlano a sproposito, ma i cittadini brindisini che avranno bisogno di un ospedale all’avanguardia, staranno a guardare se per 100 metri la struttura non si trova nella gestione della Asl di Brindisi o saranno contenti di dover evitare di compiere molti dei famosi “viaggi della speranza” al Nord Italia per poter curare le malattie più gravi?

     

    di Zino Mastro Tratto dal mensile Osservatorio giugno 2025

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