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    Lello Di Bari suggerisce al sindaco Zaccaria metodi diversi della gestione dei buoni spesa

    In una lettera aperta, l'ex sindaco e attuale consigliere comunale di opposizione Lello Di Bari propone metodi diversi di gestione del provvedimento 'buoni spesa'
    RedazioneDa RedazioneAprile 5, 20204 minuti di lettura
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    Lello Di Bari suggerisce al sindaco Zaccaria metodi diversi della gestione dei buoni spesa - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Questa la lettera che l'ex sindaco Lello Di Bari ci ha inviato con alcune osseervazioni sulla gestione dei buoni spesa da parte dell'Amministrazione Comunale:

    «Chi mi conosce sa che la politica della polemica ad ogni costo, soprattutto in un momento così delicato per le sorti del nostro paese, non solo non mi appartiene ma, se fine a sé stessa, la ritengo addirittura deleteria. Per questo vorrei che le mie parole, prima ancora che una sterile critica all’operato dell’Amministrazione comunale, fossero intese quale monito per impedire che la cattiva gestione di un provvedimento giusto e necessario, come quello di istituire buoni spesa per i più bisognosi, si traduca in uno spreco di risorse.

    Come noto, al nostro paese sono stati assegnati poco meno di 335 mila euro per far fronte all’emergenza alimentare e dare un aiuto immediato e concreto alle famiglie in questo momento più bisognose. Il Governo, inoltre, ha lasciato una buona autonomia ai Comuni nel gestire la 'solidarietà alimentare', anche perché gli Enti locali hanno una conoscenza più approfondita della realtà sociale nella quale operano. In altre parole ai Sindaci sono stati lasciati, giustamente, ampi poteri decisionali.

    Devo, tuttavia, esprimere alcune perplessità rispetto alle scelte compiute dal Sindaco Zaccaria in merito ai criteri e alle modalità di assegnazione delle risorse messe a disposizione delle famiglie in difficoltà. Mi riferisco, in particolare, alla scelta di effettuare in un secondo momento il controllo sulla veridicità delle dichiarazioni di chi richiede i buoni spesa.

    Cerco di spiegarmi meglio: da quel che si apprende dal sito del Comune di Fasano, le persone interessate agli aiuti, devono presentare domanda con un apposito modulo da inviare tramite posta elettronica oppure possono rivolgersi ai numeri di telefono elencati nel sito stesso dell’Ente per chiedere informazioni ovvero recarsi direttamente all’ufficio protocollo del Comune (decisione, quest’ultima, assai opinabile vista la gravità dell’epidemia). In altre parole, il capofamiglia, mediante un’autocertificazione, fornisce informazioni in merito al proprio nucleo familiare e dichiara di avere i requisiti per usufruire dei buoni spesa.

    Quello che, però, suscita in me non pochi timori è la scelta dell’Amministrazione comunale di accettare subito tutte le richieste e rinviare i controlli sul reale stato di bisogno dei richiedenti ad un momento successivo, riservandosi, qualora le dichiarazioni dovessero rivelarsi errate o false, la possibilità di recuperare (in futuro) le somme indebitamente percepite e di procedere ad eventuali denunce all’Autorità Giudiziarie per le dichiarazioni mendaci.

    Questo metodo, a mio avviso, rischia di depauperare una grossa fetta degli aiuti disposti dal Governo, a discapito proprio delle persone che hanno realmente bisogno di quel denaro per sfamare la propria famiglia.

    Purtroppo, non sempre chi accede a queste forme di sostegno è in buonafede e si rischia di dare i buoni spesa a gente che non si trova in una condizione di reale indigenza. Andare a recuperare in un secondo momento le somme percepite indebitamente da chi ha reso dichiarazioni false è un’utopia!

    Bene avrebbe fatto, dunque, l’Amministrazione comunale a effettuare preventivamente un censimento di tutti i cittadini che vivono un momento di difficoltà e che hanno una effettiva necessità di accedere agli aiuti, così come hanno fatto molti Sindaci in Italia. Si veda, a tal proposito, il vicino Comune di Bari dove il Primo Cittadino ha predisposto un sistema informatico che permetterà agli assistenti sociali di creare una banca dati, al fine di monitorare la situazione delle famiglie baresi e verificare le dichiarazioni dei richiedenti prima di erogare i buoni spesa.

    Questo è solo un esempio di buona gestione. Una soluzione di monitoraggio alternativa poteva essere quella di farsi affiancare nelle proprie indagini dagli assessori che meglio conoscono le realtà territoriali specifiche, come possono essere quelle delle frazioni o di determinati quartieri fasanesi. O ancora, ricorrere alla comprovata esperienza e conoscenza del nostro tessuto sociale delle associazioni benefiche.

    Per esperienza personale ritengo, inoltre, che l’amministrazione avrebbe dovuto porre particolare attenzione ad un altro grossissimo problema, ovvero la possibilità che il buono cartaceo possa essere falsificato. Una soluzione poteva ravvisarsi nella possibilità di caricare i buoni spesa direttamente sulla tessera sanitaria del richiedente. Questo sistema, adottato, ad esempio, dal Comune di Cesena, consente di superare difficoltà burocratiche, aggirare l’ostacolo ‘fisico’ di una eventuale distribuzione di buoni cartacei e, al contempo, annulla il rischio di possibili falsificazioni.

    Non vorrei fare la Cassandra, ma, sulla scorta della mia pregressa esperienza amministrativa, ritengo che le problematiche fin qui esposte, con molta probabilità, si presenteranno come nodi al pettine dell’Amministrazione fasanese, in un momento, tra l’altro, in cui le casse comunali e le tasche dei cittadini sono decisamente vuote.

    Forse, sarebbe stato auspicabile un confronto più inclusivo o, quantomeno, una valutazione più attenta dei criteri di attribuzione e distribuzione dei buoni spesa, pur rispettando l’urgenza e la tempistica che tali interventi richiedono.»

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