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    Attualità

    Maria Stella Carparelli: Lettera ai ragazzi

    La dirigente Maria Stella Carparelli ha scritto una lettera ai 'suoi' ragazzi, spronandoli a far diventare questo periodo di angoscia e paura un occasione di crescita
    RedazioneDa RedazioneMarzo 11, 20204 minuti di lettura
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    Maria Stella Carparelli: Lettera ai ragazzi - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Alcuni studenti del "da Vinci" ci hanno inviato la lettera scritta dalla loro dirigente scolastica Maria Stella Carparelli, e per le sue parole e il suo impatto emotivo, riteniamo doveroso, in questo particolare momento di crisi, renderla pubblica fuori dall'ambito scolastico.

    "Carissimi ragazzi,

    pochi minuti fa ho pubblicato sul registro elettronico la circolare n.87 che disciplina la didattica a distanza. Ora anch’io rintanata in ossequio al buon senso necessario e alle indicazioni di natura preventiva di voci autorevoli ho scritto, e ho scritto per voi, anzi, per noi perché l’abbraccio dei vostri occhi al mattino, le voci che animano lo spazio della nostra scuola, la vita che pulsa forte a confronto con questo ritmo rallentato è ciò che mi manca di più. Ogni mattina. È così strano vivere questi giorni nuovi ed imprevedibili abituati come tutti siamo alla quotidianità sempre uguale a se stessa che non ci sorprende e non ci meraviglia più e che oggi assume invece improvvisamente il sapore della possibile felicità.

    Il 6 marzo ho varcato l’ingresso della nostra scuola senza trovarvi. Già nell’andare da casa a scuola ho avvertito la netta sensazione che tanto intorno a me fosse cambiato e che, per la prima volta altrettanto stesse sfuggendo alla mia possibilità di comprendere. Che sensazione ragazzi… Si è avviata in me una sorta di “moviola anagrafica”, vivendo la certezza che le mie domande fossero le vostre e le mie inquietudini pari alle vostre. Ho respirato profondamente varcando quella soglia oltre la quale ogni giorno viviamo la bellezza e la forza delle nostre relazioni come una vera, grande famiglia con i suoi momenti “sì” e gli inevitabili passaggi “no”.

    Il silenzio mi ha paralizzata.

    Dov’è Francesca? Perché Maikol non arriva, Donato possibile che anche stamattina sei in ritardo? E Luca? Ragazzi ho bisogno di voi!

    E i miei docenti? Buongiorno Preside! Niente.

    Ho respirato profondamente ancora una volta, ho raggiunto la presidenza e mi sono seduta. Postazione quotidiana. Con me c’è il “coronavirus”. Non so spiegarvi perché all’improvviso l’immagine che ha generato la mia mente è stata quella dei miei genitori allora giovanissimi che mano nella mano nella primavera del 1946 partivano per l’Argentina lasciandosi alle spalle una Italia devastata in gran parte dalla guerra. La storia ci racconta che ogni generazione ha la sua sfida, che per tutti arriva il momento della necessità e del fare i conti con la fragilità. Ecco, ci siamo.

    Il coronavirus ci spaventa, ci obbliga a cambiare abitudini, ci nega molti piaceri del nostro tempo, in primis della libertà di muoverci, ma proprio obbligandoci a restar fermi, chiama alla riflessione, al ri-pensamento, al superamento di ogni scontatezza.

    Possiamo immaginare la vita di New York dopo l’11 settembre o la vita di Parigi dopo la strage del Bataclan? I ragazzi che attraversano il mare tremanti e stremati che futuro immaginano? Siamo alla nostra prova.

    Non è forse da anni che il nostro PIANO OFFERTA FORMATIVA, il documento che identifica la vita della nostra scuola si titola “una scuola di sana e robusta costituzione”?

    Allora forza, tutti insieme al nastro di partenza.

    Impariamo a lavorare con nuove modalità: non potremo guardarci negli occhi, ma ci ascolteremo, potremo strutturare classi virtuali che interagiscono, si scambiano esperienze, contenuti e perché no, vissuti ed emozioni.

    Impariamo a studiare con nuovi strumenti: non saranno i nostri amati libri cartacei ma ci aiuteranno comunque a crescere.

    Impariamo che da ogni momento della vita e che in ogni momento comunque si impara, e che se anche solo imparassimo di nuovo a raccontare quello che ci succede senza timore e con fiducia sarebbe già un grande imparare.

    Questo anno scolastico è diverso da tutti gli altri e diverso resterà inevitabilmente. Facciamo in modo che questa diversità diventi opportunità. Sarebbe oltremodo dannoso far passare l’idea che questa emergenza sia vacanza. È l’occasione per attrezzarsi, per crescere, per ritrovare nel significato proprio della parola crisi che voi tutti sapete derivare dal verbo greco krino (separare, discernere, valutare) la sollecitazione ad evolversi ed al ri-nascere. Questo anno scolastico che speriamo tutti riprenda al più presto, ci mostra già una nuova possibilità di valutazione.

    Non la media matematica dei voti, né insieme a lei la partecipazione con crediti ai progetti, potranno definire la cifra della valutazione bensì il grado di costruttiva collaborazione, la risposta flessibile e produttiva al diverso contesto di apprendimento, la responsabilità nello studio guidato ma inevitabilmente più autonomo e soprattutto la capacità di ciascuno di attenersi il più possibile alle regole con la certezza che soltanto così la nostra sfida potrà essere più rapidamente vinta.

    Ripongo fiducia nei ragazzi più grandi perché siano vicino ai più piccoli che ancora poco conoscono la forza della nostra comunità. Altrettanta fiducia ripongo nei genitori e nella loro capacità di essere insieme a noi educatori attenti e rassicuranti.

    La vostra Preside."

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