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    Cultura & Spettacolo

    Frame: quando il teatro si fa arte e l’arte diventa teatro

    L'opera di Alessandro Serra trasporta lo spettatore nell'universo di Hopper, le sue opere rese teatrali esaltandone i caratteri più profondi
    Marica MastrangeloDa Marica MastrangeloGennaio 31, 20193 minuti di lettura
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    Frame: quando il teatro si fa arte e l'arte diventa teatro - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Quando l’opera teatrale è l’essenza della rappresentazione; quando alcuni dei più famosi tra i dipinti dell’artista statunitense, Edward Hopper, prendono vita sul palco trasudando tutto ciò che l’autore voleva trasmettere: usare la natura umana che lo circondava come strumento per trasmettere le emozioni e poi imprimerle sulla tela.

    Ieri sera si è assistito ad uno spettacolo unico, quando l’arte in pittura si mescola con il teatro. Uno spettacolo non convenzionale, ma i Cantieri Koreja e Alessandro Serra non sono nuovi a ciò, in cui alcuni quadri di Hopper hanno preso vita, parlando non con le parole ma con le emozioni e i silenzi creando una forte connessione con il pubblico.

    Proprio il pubblico si è ritrovato catapultato in questo vortice di emozioni, spaesato all’inizio mentre una donna con vestito rosso (Emanuela Pisicchio) compare sulla scena schiacciata sulla parete, un pannello grigio molto simile alle pareti di cemento armato, e con una mano inizia a grattare producendo un rumore stridente che cattura l’attenzione dello spettatore, e quasi ne viene rapito ma al tempo stesso infastidito da questo rumore acuto.

    I cambi di scena, o per essere più precisi di “frammenti”, si susseguono e una parte della scenografia di fondo avanza, come se spinta da una forte interiore che nasconde gli altri attori (Maria Rosaria Ponzetta, Francesco Cortese, Riccardo Lanzarone e Giuseppe Semeraro) che, uno alla volta, compaiono e scompaiono sulla scena, creando un susseguirsi di interrogativi interiori e portando lo spettatore verso una analisi intima guardando gli attori in scena.

    Nel corso della rappresentazione sono diverse le opere di Hopper che si riconoscono: Morning Sun, Excursion into Philosophy, A woman in the sun; tutte che ci portano a riflettere su ciò che era la società portata in scena dall’autore e l’attuale: differenze minime oserei direi. La chiave di lettura delle opere di Hopper, portata in scena nello spettacolo “Frame” di Alessandro Serra ci consente di guardare che non molte situazioni sono cambiate dall’epoca di Hopper, forse sono anche peggiorate: la solitudine, l’indifferenza, l’apparenza si susseguono nei vari “frammenti”.

    L’opera non necessita di parole, parlano già di per sé i dipinti e attraverso la comunicazione non verbale forse si comunica meglio, si comunica con il nostro io interiore che spesso non viene ascoltato o rinchiuso in una scatola.

    Edward Hopper quando parlava dei suoi quadri era solito affermare “Forse io non sono molto umano […] Dipingo solo per me stesso. Mi piacerebbe che i miei quadri comunicassero, ma se non lo fanno va bene lo stesso. Non penso mai alla gente quando dipingo, mai”.

    Stasera si è comunicato senza parlare, consentendo di stabilire nuove connessioni e magari sviluppando nuove visioni che vadano oltre la solitudine e l’indifferenza che attanaglia la nostra società.

    Degna di nota l’interpretazione di un concittadino, Giuseppe Semeraro, originario di Pezze di Greco che da diverso tempo è parte integrante di questa compagnia teatrale Koreja, che attraverso la sua interpretazione di Arlecchino ha condotto il susseguirsi dei “frame”, quasi come interpretasse Edward Hopper in persona.

    Prossimo appuntamento con Teatro Pubblico Pugliese, giovedì 7 febbraio con l’opera “Pensaci, Giacomino” con Leo Gullotta al Cinema Teatro Kennedy.

    Galleria di immagini:

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