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    Attualità

    L’ultimo saluto di Fasano a Sante Quaranta: galantuomo più che eroe

    Centinaia di persone hanno partecipato al rito funebre del 65enne morto d'infarto dopo aver messo in salvo i bambini
    RedazioneDa RedazioneMaggio 9, 20185 minuti di lettura
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    L'ultimo saluto di Fasano a Sante Quaranta: galantuomo più che eroe - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Un lungo applauso sotto il cielo plumbeo mentre la pioggia cominciava a scendere giù incessante. Così è stato salutato dalla comunità fasanese, per l'ultima volta, il 65enne Sante Quaranta, l’autista di scuolabus che lunedì mattina, colpito da infarto, ha avuto il sangue freddo di fermare il mezzo al lato della carreggiata per mettere in salvo i bambini che trasportava. Poi si è accasciato sul volante e a niente è servito l’intervento di un’ambulanza del 118. I sanitari a bordo erano riusciti a rianimare l’uomo e hanno cercato di portarlo in tutta fretta al Perrino di Brindisi. Ma al nosocomio brindisino Quaranta è giunto già morto. Il suo cuore aveva definitivamente cessato di battere durante il tragitto. Ieri, davanti al carro funebre, c’erano loro. Non potevano mancare. Davanti a tutti c’erano proprio i piccoli che ogni giorno salivano sul mezzo guidato dall’autista eroe che li accompagnava a scuola. Probabilmente lunedì mattina non avevano capito l’enormità del gesto compiuto da quell’uomo con i capelli bianchi che amava scherzare e sorridere. A spiegare quanto accaduto ci avranno pensato i genitori. E i bambini non hanno lesinato le lacrime. Tutti con un fiore tra le mani per salutare, un’ultima volta, un uomo buono.

     

    Dietro il feretro, disperate, la moglie Rosalba e le figlie Graziana e Deborah strette in un unico abbraccio. Il corteo funebre si è spostato nel primo pomeriggio dalla piccola chiesa del Purgatorio, in corso Vittorio Emanuele, alla più capiente Chiesa Matrice. In piazza Ciaia il feretro è stato accolto da piloti e commissari di percorso schierati. Quaranta, infatti, era molto noto in città proprio per questa sua altra attività. Per anni direttore di corsa della Fasano-Selva e di molte altre gare automobilistiche, soprattutto nel mondo del kart, si era fatto apprezzare per il suo genuino modo di fare, sempre sorridente e pronto alla battuta. Ed è proprio su questo che ha puntato anche il priore di Fasano, don Sandro Ramirez, nella sua omelia. «Non stiamo celebrando una morte, quest’ultima non si celebra – ha esordito don Sandro -. La morte è buio, è dolore. La presenza massiccia a questa celebrazione mi fa intuire che non c’è niente di improvvisato. Ho letto dell’ultimo istintivo gesto di protezione di Sante verso i bambini che portava nel suo scuolabus Sono convinto che non ci si improvvisa in questo. Sono convinto che atti del genere fanno parte della tua vita, delle tue scelte, sarebbe a dire del tuo dna spirituale. In quei momenti non hai tempo per razionalizzare e pensare. In quei momenti fai la cosa che hai fatto sempre, la cosa più spontanea e naturale. E se è spontanea e naturale offrire la protezione verso l’altro lo fai anche quando ti senti di morire. Oggi possiamo dire che qualche volta si muore come si vive. E allora è più importante come si vive di come si muore. Perché è il come si vive che costituisce l’ossatura, la forza, lo spessore di ciascuno di noi. Se oggi siete in tanti qui non è per come Sante è morto, è per come ha vissuto. E’ più facile essere eroi che galantuomini. Uno l’eroe può farlo in un momento di pazzia della propria vita, anche il peggiore dei delinquenti può compiere un atto di eroismo, basta un attimo. Ma per essere galantuomini c’è bisogno di tutta la vita. La grande lezione di vita dataci da Sante è proprio questa. Non è l’esaltazione dell’eroismo di un momento ma la straordinaria bellezza della quotidianità vissuta con passione. E che la morte di Sante ci aiuti a vivere meglio».

     

    Il feretro è stato circondato dai caschi dei tanti piloti intervenuti (non solo fasanesi ma si è registrata la partecipazione di gente venuta da ogni regione del Sud Italia) alla cerimonia funebre e sono stati proprio alcuni drivers a portare a spalla, all’esterno della chiesa, la bara su cui era stata adagiata una bandiera metà a scacchi e metà tricolore, a segnare la partenza e l’arrivo, firmata dai suoi “colleghi” commissari. Un lungo interminabile applauso ha salutato il 65enne fasanese mentre lacrime scivolavano sui volti delle centinaia di persone presenti che si sono strette attorno alla famiglia Quaranta per l’ultimo, estremo saluto ad un uomo semplice e ben voluto, capace negli ultimi istanti di vita di un gesto altruistico incredibile. Molti amici hanno poi voluto fare ancora di più recandosi al cimitero di Fasano dove nello stesso pomeriggio di ieri è avvenuta la tumulazione. Bandiere a mezz’asta poi a Palazzo di Città in segno di rispetto verso il 65enne autista, «il signor Sante Quaranta – per dirla con le parole del giornalista del Corriere della Sera Massimo Gramellini -, questo gigante di cui nessuno scriverà mai la biografia. Professore emerito della materia più ostica e meno praticata: prendersi cura di qualcuno o qualcosa che non sia sempre e soltanto se stessi». Infine anche la politica nazionale ha voluto dire la sua. In un post su Facebook la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha voluto ricordare il fasanese scomparso.

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