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    Ieri

    Date un ‘barattiere’ agli assetati

    Da Osservatorio n. 7-2001
    RedazioneDa RedazioneAgosto 25, 20154 minuti di lettura
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    Date un ‘barattiere’ agli assetati - Osservatorio Fasano
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    «Barattieri, ibridi speciali: un po’ cocomeri, un po’ cetrioli, ma più saporiti». Con questo titolo, l’edizione di Bari de La Repubblica ha dedicato il 6 luglio un bell’articolo a quella che viene considerata universalmente una vera e propria specialità orticola fasanese. «Acquistare prodotti locali è la cosa più giusta e sicura da fare – scrive il giornalista Michele Pizzillo -, e quale prodotto più locale del “barattiere” c’è in Puglia? Un frutto (è giusto definirlo tale?) misterioso, perché nessuno è ancora riuscito a ricostruirne la storia. D’altronde è un prodotto che non appare sui testi di botanica, probabilmente perché la sua produzione non interessa le multinazionali del seme. O perché è un prodotto semplice, che si coltiva solo nella piana di Fasano e in quella di Ostuni, e si consuma prevalentemente nella Puglia meridionale». Il quotidiano romano prova anche a raccontare la genesi di questa delizia verde: «Il primo a coltivarlo è stato Leonardo Pinto, un contadino di Fasano soprannominato “Barattiere”: da qui il nome di questo frutto ibrido che prende il colore del cetriolo e la forma del cocomero. Molti, a Fasano e dintorni, lo chiamano “cucumarazz”, ad avallare la tesi che si tratta di un ibrido, visto che non è né cetriolo né cocomero. La prima coltivazione di questo prodotto risalirebbe alla fine degli anni Quaranta, quando Leonardo Pinto, deceduto quindici anni fa, piantò dei semi regalatigli da un suo amico monaco. La facilità di coltivazione, la forma strana, il sapore rinfrescante e gradevole, sono gli elementi che probabilmente hanno decretato il successo di questo strano prodotto. Così, tutti i contadini a chiedere a Pinto il seme».

    Ma che tipo era Leonardo Pinto? «Esempio classico di uomo di campagna, generoso e disponibile» scrive La Repubblica. In tal senso il quotidiano riporta anche la testimonianza di Pietro Margaritondo, collaboratore dell’azienda ortofrutticola fasanese Legrottaglie, che commercializza soltanto prodotti autoctoni: «Pinto non si faceva pregare più di tanto per regalare semi a quanti ne facevano richiesta, però “u cucumarazz d’ barettier” (sic!, n.d.r.) era il più ricercato, era il più saporito».

    «Quando la storia è maestra di vita – commenta Pizzillo -: i copisti potranno essere anche più bravi del maestro, ma l’originale resta quello più ambito. Se Pinto, che ha creato un nuovo modo di mangiare, fosse stato egoista, avrebbe potuto brevettare questa sua “invenzione” e si sarebbe potuto arricchire, visto che attualmente tra Fasano e Ostuni centinaia di ettari di terreno sono destinati alla coltivazione del barattiere, che è disponibile da giugno a ottobre».

    E qui interviene ancora Margaritondo, che dichiara: «In questo periodo, però, il prodotto è più saporito ed è anche l’epoca del barattiere coltivato nelle immediate vicinanze del mare, quindi più morbido e più fragrante, forse per effetto del clima e delle acque salmastre utilizzate per l’irrigazione dei campi di “cucumarazz”. Ad agosto e sino a tutto ottobre è invece disponibile il barattiere coltivato sulle colline sopra Fasano, in campi privi di irrigazione, così le radici cercano refrigerio nelle lingue di terreno che si formano tra una roccia e l’altra. Anche quello autunnale è un prodotto dal sapore gustosissimo e rinfrescante. Comunque sono due prodotti diversi, quelli di luglio e quelli di agosto-ottobre. Cambia leggermente il colore: verde tendente al chiaro quello di collina, che è privo anche di quella vena gradevolmente salmastra e ha un sapore più delicato e più morbido del “cucumarazz” disponibile nel mese di luglio».

    E allora, all’unisono con La Repubblica, anche noi inneggiamo al glorioso e dissetante “barattiere”, che per quattro mesi all’anno, come fresco antipasto, saporito companatico o gustoso dessert, è sempre presente sulla tavola dei fasanesi: lunga vita al nostro mitico cucumarazze!

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