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    Ieri

    Nino Ruppi

    Carrellata di personaggi illustri fasanesi pubblicati su Osservatorio e pubblicati sul volume "Medaglioni Fasanesi" di Secondo Adamo Nardelli
    RedazioneDa RedazioneGennaio 14, 20134 minuti di lettura
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    Nino Ruppi - Osservatorio Fasano
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    (da “Osservatorio”, novembre 1995)

     

    Abito inappuntabile, cravatta a farfalla, lenti a stringinaso, fa­scio di giornali sotto l’ascella, incedere cadenzato, alla chiusura dello stu­dio di piazza Ciaia percorreva ogni sera il breve tratto di strada che lo separava dall’abitazione in via Dante Alighieri.

    Al mattino, invece, dopo aver aperto lo studio, raggiungeva, a due pas­si, il caffè Abbracciante dove al suo apparire veniva immediatamente vaporizzata una tazza speciale alta e robusta, di colore celeste. Con il caffè veniva servito anche un bicchiere di acqua, e l’avvocato attingeva sorseggiando ora alla tazza, ora al bicchiere, con movimenti lenti, quasi rituali, all’angolo sinistro del bancone, dove gli altri avventori non potevano af­fian­carlo nè a sinistra, non essendovi spazio, nè a destra, dov’era collocata la macchina del caffè. Non certo per presunzione di diversità, ma per l’e­sercizio di uno stile distinto che gli derivava anche dall’essere un so­gna­tore.

    Così cominciava la giornata di Nino Ruppi, avvocato, poeta, scrittore e giornalista, per l’anagrafe Leonardantonio Carmelo Ruppi, nato il 24 del mese di ottobre dell’anno del signore 1895 da Leonardo Ruppi, farmacista, e da Francesca Amati, proprietaria.

    Presso il rinomato liceo classico di Conversano conseguì la licenza di maturità con la media del nove. Il 18 luglio del 1920 ottenne la laurea in giurisprudenza presso la Regia Università degli Studi di Roma, con la votazione di centodieci su centodieci e lode.

    Durante il soggiorno romano, venne attratto dal movimento politico che si andava formando intorno all’iniziativa di don Luigi Sturzo e che sfociò nella nascita del Partito Popolare Italiano, con l’obiettivo «di affermare lo spirito democratico senza classismo per convogliare le masse popolari nella vita politica del paese».

    Il giovane Ruppi, ubbidendo alla sua formazione rigorosamente cattolica, aderì al nuovo partito, che nel giro di pochi mesi riuscì a portare in parlamento cento suoi rappresentanti, dando ragione all’indomito prete di Caltagirone.

    Il desiderio di stabilirsi nella Città Eterna per poter frequentare i circoli letterari e incontrare personalità della cultura, che a Roma pullulavano all’indomani dell’armistizio, lo indusse a partecipare ad un concorso in­detto dal ministero della marina mercantile. Lo superò ottenendo il posto. Intensa fu in un questa fase la sua frequentazione di nomi famosi della cultura nazionale, da cui traeva elementi di confronto con le sue propensioni intellettuali.

    Ma non durò a lungo: ben presto il pressante e affettuoso richiano materno lo ricondusse nel suo paese.

    Nel frattempo gli eventi storici italiani avevano radicalmente mutato il quadro politico nazionale portando il fascismo al governo.

    Nella nostra città l’epicentro del sistema di potere politico ed economico era rappresentato dalla ricchissima famiglia Colucci, che pur non avendo, da parte maschile, blasone alcuno, per signorilità, equilibrio, saggezza conservatrice, abilità di relazioni, veniva considerata naturalmente investita della reggenza di una sorta di Signoria di fatto.

    Intorno a tale famiglia ruotava il sistema finanziario fasanese, totalmente nelle mani di pochissimi nomi di intrecciata parentela e affinità, e rappresentato dalla Banca Fasanese e dal Credito Agricolo.

    Si sono chiamati Colucci il maggior numero di sindaci e podestà che hanno retto il nostro Comune per circa mezzo secolo, e cioè dal 1895 al 1940: prima Giambattista per oltre quattordici anni, poi il nipote Alessandro per otto anni. Giambattista Colucci fu persino assessore nella prima giunta del nipote Alessandro, dal 1920 al 1924, venendo considerato sempre «l’anima e il reale capo dell’amministrazione pubblica del nostro paese».

    Sicchè quando la famiglia dominante, già liberal-conservatrice, poi seguace del paritto cattolico, optò per la rivoluzione delle camicie nere, essa fu seguita senza contrasti da tutti gli esponenti del potere locale. Così Fasano, con qualche raro, pacifico ed individuale contrasto, si adagiò nelle braccia del regime. E anche Nino Ruppi, animatore della Fuci, giovanissimo assessore all’istruzione per i popolari nella nostra città, benchè frastornato e riluttante, alla fine dovette adeguarsi.

    Fu commissario straordinario al Comune di Fasano per brevissimo tempo, rettore della Provincia di Brindisi, e negli anni Cinquanta fu chiamato ancora nella deputazione provinciale.

    Magistrato onorario ed esponente dell’ordine forense, fu insignito delle massime onorificenze. Negli anni Sessanta ottenne il premio cultura della Presidenza del Consiglio.

    Ma tutto ciò per Nino Ruppi aveva scarsa importanza: egli prediligeva rifugiarsi in solitudine nei suoi pensieri.

    Un secolo ci separa dalla sua nascita, ventott’anni dalla sua morte. Ma il suo ricordo non è stato sbiadito dal tempo.

    Ha amato Fasano fino al punto di dire: «A ragionar per assurdo, se all’uomo dopo la morte fosse concesso rinascere a vita terrena e fosse dato esprimere una condizione, per quanto mi riguarda, io questa porrei: sì, ma a Fasano o innessun altro luogo».

    Di lui l’avv. Roma disse: «Nino Ruppi è stato il vostro maggior poeta. Se altri lo seguiranno, nessuno lo ha preceduto nella vostra storia cittadina».

    Alla sua Fasano non resta che onorarlo.

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