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    Ieri

    Polvere di chiancarelle

    Da Osservatorio anno II n. 7 – luglio 1987
    RedazioneDa RedazioneFebbraio 27, 20138 minuti di lettura
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    Polvere di chiancarelle - Osservatorio Fasano
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    L’ambiente è polveroso: polvere nei corsi, polvere in piazza, polvere nel Palazzo. Speriamo che tutta questa polvere non vada ad accumularsi su orecchie virili, altrimenti sarebbe la défaite del gallismo fasanese. Sa, com’è, il turismo si fa anche con l’attrazione, il fascino, lo charme, sulle straniere. Sennò come vi spieghereste, o mie dilettone e sbiellatoni miei, il successo sulla costa romagnala? Lì, fra Ravenna e Cattolica, nonostante un mare amorfo color sabbia al miscio teutonico, le nordiche biondazze si calano a frotte convinte di trovarvi i migliori attrezzi del mondo idonei al gran concerto estivo clitorideo. Voi mi direte che in Romagna offrono anche una organizzazione con i controcacchi: ricettività, prezzi bassi, pulizia spiagge, razionalità dei trasporti, ecc. ecc. È vero. E noi? Noi offriamo un mare dal colore del mare, e tanta mascolinità. Insomma offriamo proprio il classico beneamato tubazzo! Se mò, ci si mette di mezzo la polvere, le cose si complicano. Illustri clinici hanno dimostrato che il deposito di polvere sul padiglione auricolare ne provoca lo sviluppo vistoso; in parole povere, la virilità va a farsi benedire. E con gli orecchioni non si fa turismo.

    Scontato, chiaro e pacifico!

    Perciò bisogna eliminare la causa di tanta polvere diffusa dando una bella smossa ai lavori pubblici in cantiere: la piazza non può restare recintata a vita in attesa che si “producano” le chianche nella cava; altrettanto dicasi per il corso Garibaldi dove la situazione è ancor più tragica, giacché i commercianti della zona vedono entrare nei loro negozi soltanto afa e polvere. Di clienti manco più l’ombra: gli affari vanno male e il pulviscolo chiancarellare inesorabilmente aumenta le irritazioni cutanee, tant’è che un negoziante di mia conoscenza sta ore e ore davanti alla porta in “posizione Nettuno”, cioè a dire, con una mano regge la spazzola pulente e con l’altra fa il fetente (il poverino sente prurito, altri impegni non ha e, naturalmente, si gratta).

    Sul Municipio altra polvere a triplo gusto: dal lato Nord proviene quella per il rifacimento della facciata su via Mercato Vecchio; ancor più abbondante e perniciosa, ne proviene dal lato Sud-est dove stanno rifacendo un’intera ala del Palazzo per impiantarvi la nuova sala consiliare. Questo tratto dell’edificio è stato trasformato in una sorta di percorso di guerra che impiegati e malcapitati cittadini sono costretti ad attraversare a loro rischio e pericolo. Manco a dirlo, la polvere si accanisce nel coprire carte, cartacce, cartelle, plichi, progetti e deliberazioni fino al totale insabbiamento anche delle pratiche fresche di giornata. Come se non bastasse, c’è pure la polvere “storica”, proveniente da Ovest, ovvero dal Palazzo del Bali, futura Biblioteca. Qui i lavori iniziati ai tempi della seconda guerra punica vanno avanti a ritmi generazionali: la premiata ditta “padre & figlio”, sta attendendo l’arrivo del nipote per aumentare l’organico e dare maggiore impulso agli eterni lavori. Intendiamoci, la colpa di tanta lentezza non è addebitabile alla faraonica impresa (maestranza a non finire: due unità), ma alla benedetta pecunia comunale, sempre scarsa e micragnosa. Ma lasciamo perdere la polvere a prova di Rosa dei Venti su al Palazzo e andiamocene al mare. Quale mare? Già, thal is the question, come diceva William lo strafottente (essendo nato a Stralford). A Torre Canne non si può circolare. La spiaggia poi è tutto un chiappaio zeppo di deretani villici (discesi dai monti d’adalto) sconci, flaccidi, rugosi e pendenti che offendono la vista e mettono in ombra quelle belle cosette sode fresche e polpose di civiche bontà che arzilleggiano gli esteti e i vitaioli. Troppa gente, troppe case, troppa confusione, troppo traffico, un troppo ch’è troppo e che quindi stroppia.

    Torre Canne, così com’è, non va. Per cui si proceda con la confisca di palazzine, villette e appartamenti (tanto son tutti abusivi); si abbattino i fabbricati; si caccino, infine, i vandali, gli unni, i longobardi, i visigoti, i martinesi, i cistranesi, i terragni, i poppiti, gli affittacamere, i subaffittatori, i gentili speculatori e i falsi appaltatori. Fuori i barbari! Bisogna ridisegnare tutto e ricostruire con mentalità urbanistica tutta nuova: verde a volontà, accessi sicuri al mare, ampi parcheggi, viali ombrati, negozi programmati, servizi, giochi, discoteche, ristoranti, passeggiate a mare, parco sul laghetto e quant’altro. È un sogno? Sembra avveniristico? No. È semplicemente quel che deve essere una normalissima località balneare.

    Oggi come oggi (da non confondere con ieri come ieri), Torre Canne è una casbah orientale. Non è casuale, pertanto, la costante presenza di marocchini e affini che improvvisano mercati volanti nei quali è possibile acquistare di tutto: centrini, bigodini, portaccendini; sigarilli,  cannucce, pippe e bocchini; magliette, medagliette e spolette; accessori, sospensori, grattatori d’avorio; soprammobili, ninnilli, frizzi, lazzi e cachinni; passatempi, passepartout, passadaquà; scubidù, jojò, putipù; orologi a cucù, orologi al quarzo, a pizza, a molla, svizzeri e col pendolo ritrattile; collane di perle, di cocco e di cacca; marranzani, sfolcioani, sturamazzi, capocchie di solfanelli; anelli, orecchini e ditalini; profilattici, reggicalze, parapalle; datteri tripolini, frutta esotica candita, merce surgelata, dissequestrata, contrabbandata, barattata, scontata, maggiorata, imbrusacchiata.

    Cose, queste, che al turista non servono per niente, ma che il pollo in vacanza compra comunque dato che, durante le ferie viene – soprattutto alle femmine – il prurito dello shopping. Sarà per tale ragione che a Fasano centro si sono aperti altri nuovi negozi estivi “senza licenza” in ossequio a quel piano commerciale che tutti indistintamente rispettano goliardicamente come fosse uno scherzo carnascialesco.

    Ma poi, girando la pagina, a Fasano che genere di attività si può svolgere? Il commercio, lecito o illecito che sia, è la via più praticabile per una occupazione, dacché i posti pubblici sono già tutti occupati o ipotecati; nell’industria e nell’artigianato, le cose stanno che Cristo ne vuole pietà; in agricoltura si starebbe benino, ma manca l’organizzazione; nel settore spazzamento circola la lira e ci sarebbero pure i posti vacanti, ma non c’è interesse a fare assunzioni. E qui va aperta una doverosa e dolorosa parentesi. Anni fa, imperante in Giunta una colonna del locale socialismo, furono fatti taluni contratti d’appalto i cui capitolati se fossero stati rispettati, avrebbero fatto risparmiare un bel po’ di soldi al Comune; se invece le clausole fossero state intese a “una orecchia”, avrebbero consentito l’arricchimento degli appaltatori. Il che è successo.

    L’azienda della pulizia urbana interpretando con disinvoltura certi passaggi contrattuali e in mancanza di chi avrebbe dovuto esercitare il controllo nell’interesse pubblico, ha potuto fare in questi anni i fatterelli suoi: certi servizi li ha scansati, tal’altri li ha fatti a metà, altri ancora li ha snobbati; però la lira dal Comune, la direzione raccoglitutto, la riscuoteva tutta intera e con le maggiorazioni dovute. Embé? Si sono detti a un certo punto gli amministratori attuali. A che gioco giochiamo? È ora di ricorrere ai ripari: una revisione coscienziosa del contratto; si mettono i puntini sulle “i” e si ricomincia da tre, oppure si va alla municipalizzata. Sgobbo per sgobbo è meglio che lo facciano i politici, cosi poi ci divertiamo a vederli andare in galera!

    Altro movimento sgobbatorio si è verificato nel settore pubblicità. Qui le magagne sono di altra natura, ma ci sono. E sono tali che il gestore privato si arricchisce mentre il popolo pagante la prende là. C’è il caso dei macellai, per esempio, che dovranno pagare tasse al doppio, non per incrementare le casse comunali, ma quelle dell’appaltatore. Anzi, il Comune ci rimette ancor di più; e gira e gira, il cetriolo va a finire dritto dritto dietro all’ortolano che nella fattispecie è il contribuente fasanese.

    E a proposito di tasse, si profila un settembraccio nerazzo nerazzo! C’è in vista una di quelle esasperazioni fiscali che vien voglia di scappare all’estero. Essere fasanesi, tra un paio di mesi, sarà un lusso: qui si pagherà l’aria, la polvere, il sole, il buio e ogni altra cosa che esiste nel mondo creato e non creato.

    C’è necessità – dicono al Comune – di far quadrare i conti. Ma sant’Iddio perché i nostri amministratori non fanno come i loro colleghi di Montemignaio in provincia di Arezzo, dove il Consiglio Comunale, con tanto di delibera, ha deciso di ricorrere al Totocalcio per colmare il deficit e i consiglieri hanno devoluto i loro gettoni di presenza al gioco della schedina. Se l’operazione si applicasse a Fasano, consideralo che i consiglieri sono quaranta e il gettone di ventimila lire a cranio, evoglia a far sistemoni! Eppoi le sedute del Consiglio sarebbero ben più divertenti con le opposizioni che propongono, mettiamo, a Inter-Napoli il 2 fisso, mentre i socialisti riformisti e possibilisti insisterebbero per la tripla, contro i democristiani per la vittoria secca interista e avverso la posizione dei repubblicani per la doppia.

    Ma non andiamo, sin da ora, con la testa nel pallone.

    L’estate esige riposo e, soprattutto,

    godimento a tutta birra!

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