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    Sei su:Home»Mensile»Ieri»Florindo Perrini in carica dal 1954 al 1962
    Ieri

    Florindo Perrini in carica dal 1954 al 1962

    I ritratti dei sindaci di Fasano a cura di Secondo Adamo Nardelli pubblicati su Osservatorio e successivamente nel libro "Medaglioni fasanesi"
    RedazioneDa RedazioneAprile 30, 20127 minuti di lettura
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    Florindo Perrini in carica dal 1954 al 1962 - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Il lungo digiuno di potere della Democrazia Cristiana, in un’epoca nella quale i cattolici non si contavano sull’elenco dei battezzati ma dal segno sullo Scudo Crociato nelle schede elettorali, coinvolse a pieno titolo il basso e alto clero nella preparazione della grande offensiva elettorale contro la destra monarchica e i socialcomunisti. Erano considerati temibili tanto donna Maria Chieco Bianchi, che aveva consolidato e difeso il suo dominio passando indenne tra la bufera delle de­nunce e dei ricorsi di cui fu inondata dalle opposizioni, quanto Ciccio Di Bari, popolarissimo, colto, politicamente preparato e temibile sotto il profilo elettorale. Il vescovo di Monopoli, mons. Carlo Ferrari, premeva sulla Chiesa locale per ottenere un impegno globale, al fine di cancellare “l’ignominia”, in una città cattolica come Fasano, del basso numero di democristiani.

     

    Silenziosa, attiva, tenace, fu l’opera di don Pasquale Gua­rini, vicario della diocesi. Non meno importante, forse determinante, fu l’azione di don Antonio Legrottaglie, molto influente nei circoli cattolici. L’esercito era pronto a marciare: si trattava di nominare il generale comandante e la truppa di prima linea. Al momento della preparazione della lista, i “senatori” della Dc, provenienti dal “ventennio”, ai quali la Co­stituzione repubblicana aveva restituito tutti i diritti politici, sostenevano la candidatura a sindaco del dott. Donato Guarnieri, che fu l’ultimo podestà di Fasano, dimessosi nel dicembre del 1943. Ma i giovani della Dc, vedendo in tale proposta un tentativo di restaurazione, si opposero decisamente. Così si pervenne alla formazione di una lista con una forte presenza di giovani, a capo della quale fu chiamato Florindo Perrini, ventisettenne, cogestore di una importante azienda, dottore in legge, il quale aveva adempiuto da poco gli obblighi militari in qualità di ufficiale commissario dell’Aeronautica. Tale scelta fu anche dettata dalla necessità di contrapporre un elemento capace di arginare la popolarità del leader della sinistra, Ciccio Di Bari. Un buon segnale per la Dc era venuto dall’elezione di Pep­pino L’Abbate a consigliere provinciale, che divenne poi anche consigliere comunale, con un’alta percentuale di voti, attingendo un ampio consenso dalla struttura ospedaliera (fonte inesauribile di voti), di cui era commissario.

     

    Della lista della Dc fecero parte tanti valorosi giovani: da Olindo Angelini a Mario Perrone, poi scomparso prematuramente, da Alessandro Pezzolla a Marzio Rosati, nel cui studio legale la simpaticissima di lui madre fungeva da segretaria, a Stefano Convertini e tanti altri. Tra gli anziani, figure di onesti cittadini come Pietro Cupertino, Antonio Cardio­ta, Cosimo Cofano e altri. E per la Dc fu vittoria, alla quale contribuì in maniera determinante l’iniziativa di un volpino politico, che poi sarebbe diventato volpone, di nome Sandrino Rubino, il quale incanalò gli umori scissionistici degli abitanti di Pezze di Greco in una lista civica che aveva per simbolo l’Orologio, conseguendo risultati utili a ribaltare, dalle frazioni, il risultato di Fasano-centro, dove la Dc era stata superata dai monarchici. Ebbe così inizio l’era democristiana e Perrini governò per nove anni.

     

    Discreto, misurato nel gesto e nella parola, dal passo felpato, con il tronco sempre pronto ad accennare un inchino senza mai compierlo. Par­si­monioso, fumatore di sigarette nazionali, tiene il pacchetto nel taschino della giacca, dal quale riesce ad estrarre con grande abilità una sigaretta alla volta, manovrando lentamente l’indice e il medio della mano destra con un esercizio di perfetta prestidigitazione. Evita, non mostrando il pacchetto, di offrirne agli astanti, ai quali chiede fiammifero ubbidendo così alla legge che “il primo guadagno è lo sparagno”, regola che applicò anche alla gestione del pubblico denaro. Suscita simpatia seguendo la regola di Alexander Pope, poeta inglese il quale, a chi gli chiedeva come fosse riuscito ad avere tanti amici, così rispondeva: «Ho seguito questi due assiomi: “Tutto è possibile” e “Tutti hanno ragione”». Forse si atteneva anche al consiglio che mastro Ciccio Guarini, falegname eccellente, pensatore solitario fra trucioli e segatura, dava a Vittorio Palmisano, del Comitato di Liberazione Nazionale, di non dire mai no a postulanti con questa espressione: «Vittorio, tu di’ che si farà, che poi non si farà!».

     

    In questo lungo periodo di gestione municipale furono realizzate molte opere pubbliche, favorite dalla disponibilità dello Stato a venire incontro alle esigenze di sviluppo dei Comuni. L’istituzione dei cantieri scuola, per forte valenza elettorale, contribuì al consolidamento e all’espansione ulteriore della Democrazia Cristiana. Era in elaborazione anche il piano regolatore, affidato dalla gestione Chieco Bianchi all’arch. Zecca di Roma e all’ing. Giovanni Valentini. I socialdemocratici, apparentati, erano rappresentati da Oronzo Guarini e Quinto Mario Custodero, mentre l’opposizione era capeggiata da Ciccio Di Bari. Bernardino Turchiarulo, comunista e sindacalista, era garante di pace sociale e mediatore eccellente tra datori di lavoro e lavoratori nel dirimere i rischi di conflitti sociali. Del consiglio comunale faceva parte anche l’avv. Vittorio Saponaro, stimata figura di cittadino e di professionista, in rappresentanza dei liberali.

     

    Un clima generale di sensibilità verso il bene pubblico amalgamava la volontà di tutti i settori politici del consiglio comunale allorquando erano in gioco gli interessi della città. Un episodio emblematico di tale spirito si ebbe quando si formò un comitato di consiglieri comunali di tutti i partiti che si recò a Brindisi per caldeggiare la nomina di Peppino L’Abbate (figlio del fondatore del Partito Nazionale Fascista fasanese) ad assessore provinciale, per evitare lo squilibrio di potere che si andava determinando con l’assegnazione a Brindisi, Mesagne e Francavilla dei ruoli di governo più importanti. Altra epoca, altro senso di responsabilità. Si deve alla gestione Perrini la costruzione di case popolari, di scuole materne e di tante altre opere avviate dalle giunte precedenti, anche in continuità dell’azione amministrativa.

     

    Il piano regolatore andò in porto senza molte difficoltà. Erano pochi a capire l’esplosione di valori e la loro depressione che può determinare il segno di matita tracciato sui grafici. Apprezzabile il limite di 12 metri di altezza degli edifici, molti dubbi restano sulla bontà delle linee generali di espansione urbanistica. Non si capisce innanzi tutto la collocazione della zona industriale a nord della città, lato monti, se si considera che all’epoca lo scalo ferroviario costituiva orientamento sicuro e il sud della città, lungo la s.s. 16, rappresentava una linea necessaria per il congiungimento con la frazione di Pezze di Greco, dove esistevano malumori e sintomi separatisti. Non si capisce, altresì, perché a nord della s.s. 16 non sia stata individuata una direzione di sviluppo, sempre per lo stesso scopo. Non è il caso di dare corpo, perché sarebbe pura dietrologia, alle malevole dicerie per il presunto “premio” toccato ad alcuni amministratori dell’epoca da certi tracciati che si ritenevano estranei alla logica generale dell’ordinamento urbanistico. Un grosso neo fu la dimenticanza della perimetrazione alle frazioni.

     

    Il colpo di teatro di donna Maria Chieco Bianchi con Totò fece scuola: anche la giunta democristiana organizzò una vistosa “sceneggiata” ricevendo in pompa magna, nel 1958, il comandante generale della Guardia di Finanza, generale di corpo d’armata Domingo Fornara, per conferirgli la cittadinanza onoraria. Tappeto rosso, vigili in grande uniforme, amministratori azzimati in abito blu, crocerossine, ex finanzieri, ex combattenti, ex marinai ed ex carabinieri parteciparono alla riunione; sconosciuta era la ragione del conferimento della cittadinanza onoraria e inesistenti risultano tuttora gli atti ufficiali che l’attribuiscono. Fu tutta una finzione? Con­clu­so il défilé, tutti a colazione alla Selva, al “Fagiano”. Anche lo sto­­maco, dopo lo spirito, ha i suoi diritti… Su tutti svettava la figura di Donato Loprete, allora brillante capitano: altissimo, aitante come un bron­zo di Riace in uniforme, assalito dagli sguardi concupiscenti delle signore. Era l’aiutante di campo del comandante generale, oltre a ricoprire il ruolo di capo della segreteria del comando generale, funzione alla quale era stato chiamato dall’Accademia della Guardia di Finanza, dove insegnava diritto penale militare e diritto privato.

     

    Tutti concordano nel ritenere Florindo Perrini uno dei migliori sindaci che ha avuto la nostra città, inattaccabile sul piano morale, e il suo nome è ricorrente e viene invocato ogni qualvolta si presentano situazioni di particolari difficoltà amministrative e politiche nello scenario comunale. Vox populi, vox dei.

     

    Secondo Adamo Nardelli

     

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