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    Cronaca

    Fasanese arrestato a Messina per la vendita di un bambino: le precisazioni del suo avvocato difensore

    L'avvocato Alessandro Faramo, con una nota, precisa la posizione di Vito Calianno nella triste vicenda accaduta nel febbraio scorso
    RedazioneDa RedazioneAprile 8, 20154 minuti di lettura
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    Fasanese arrestato a Messina per la vendita di un bambino: le precisazioni del suo avvocato difensore - Osservatorio Fasano
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    FASANO – "Il mio cliente non c'entra nulla con la tratta dei bambini!". A scrivere a Osservatoriooggi è l'avvocato Alessandro Faramo, legale del fasanese Vito Calianno, arrestato lo scorso 24 febbraio a Messina nel corso di un'operazione che impedì, di fatto, che un bambino rumeno venisse venduto ad una coppia siciliana. Dal professionista riceviamo e pubblichiamo le seguenti precisazioni:

     

    "Lo scrivente, Avv. Alessandro Faramo, del Foro di Messina, quale difensore di fiducia del Sig. Calianno Vito, indagato nel procedimento penale oggetto degli articoli di cronaca intitolati rispettivamente "Vendono un bambino a Messina: tra gli arrestati anche un fasanese" e "Arresto di Vito Calianno: i particolari della vicenda dove il bambino era il pacchetto", al fine di attribuire alla vicenda de qua quel grado di verità di cui è stata parzialmente privata dalla conferenza stampa resa all'esito dei fermi (che è stata, tra l'altro, parzialmente smentita dai successivi atti giudiziari emanati dalle Autorità competenti) preme specificare quanto segue. In data 24 febbraio 2015 il sig. Calianno Vito veniva fermato a Messina e tratto in arresto poiché indagato dei reati di associazione a delinquere e del delitto tentato di riduzione e /o mantenimento in schiavitù. In data 27 febbraio 2015 il gip di Messina convalidava il fermo del sig. Calianno e disponeva nei suoi confronti la misura cautelare della custodia in carcere. Tuttavia, è d'uopo evidenziare che già il gip di Messina, in seno alla propria ordinanza, riteneva insussistente il reato di associazione a delinquere di cui all'art. 416 c.p., precedentemente contestato al Calianno, e riqualificava giuridicamente il delitto di tentata riduzione e o mantenimento in schiavitù nell'ipotesi delittuosa di cui all'art. 602 c.p. di alienazione e vendita di schiavi.

     

    Avverso il suindicato provvedimento – continua l'avvocato Faramo – veniva proposto dal sottoscritto, nell'interesse del Sig. Calianno, atto di riesame. Pertanto, in data 16 marzo 2015, a seguito dell'udienza tenuta innanzi l'on.le Tribunale del Riesame di Messina, il Sig. Calianno veniva scarcerato e sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Per quanto si è ancora in attesa del deposito delle motivazioni dell'ordinaza di parziale accoglimento emessa dal Tribunale del riesame di Messina e in virtù della quale è stato scarcerato il Sig. Calianno, ciò che in questa sede preme riportare è che, secondo la suindicata Autorità Giudiziaria, il Sig. Calianno non ha commesso né il reato inizialmente contestato di tentata riduzione in schiavitù, né il reato (più grave) di alienazione e vendita di schiavi di cui all'art. 602 c.p. in atto il Calianno Vito è sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari poichè indagato del delitto tentato di "Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sull'identità o su qualità personali proprie o altrui" (artt. 56-495 c.p.). Ebbene, alla luce di quanto testè riportato, non vi è chi non veda come l'originaria impostazione accusatoria si sia rilevata infondata e come la vicenda de qua sia, sotto un profilo giuridico che morale, totalmente differente da quella inizialmente riportata dalle forze dell'ordine e, di tal guisa, inoltrata dai mass media. Posto che il vostro spett.le quotidiano online ha dato molto risalto alla notizia relativa all'arresto del Calianno, lo scrivente si auspica che, per dovere di verità e anche al fine di riabilitare l'immagine e la reputazione del Calianno (che a causa delle contestazioni iniziali è stato dipinto come un "mostro" dedito alla tratta di schiavi minori", non mi riferisco ovviamente ai vostri articoli, nè vi è alcuna intenzione di attribuirvi colpe in merito), venga dato altrettanto risalto all'esito dell'Udienza di Riesame e, di tal guisa, all'attuale contestazione e alla scarcerazione dell'imputato avvenuta il 16 marzo 2015. infine, preme specificare che nelle comunicazioni telefoniche intercettate il Calianno non ha mai adoperato termini quali "pacchetto" o "coso" per indicare un bambino.

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