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    Attualità

    Apertura di un casinò a Fasano: una storia infinita

    Si torna a parlare in città della possibile apertura di una grande casa da gioco ma è un argomento che vien fuori ormai da decenni
    RedazioneDa RedazioneOttobre 26, 20157 minuti di lettura
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    Apertura di un casinò a Fasano: una storia infinita - Osservatorio Fasano
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    FASANO – E' di questi giorni la notizia che si vorrebbero aprire, sul territorio italiano, altri quattro casinò, dalla Toscana, al Sud Italia. Una di queste strutture dovrebbe nascere in Puglia con le città di Bari e Fasano in pole position. Come era facilmente prevedibile il fatto che anche Fasano, appunto, sia stata annoverata tra le papabili ha scatenato un dibattito. Ma non è certo solo da oggi che si discute di Casinò dalle nostre parti. Osservatoriooggi ha cercato di ricostruire la storia infinita di questa vicenda.

     

    L'idea di un casinò a Fasano, ed esattamente alla Selva, accese sin dai primi anni '50 la fantasia di molti imprenditori fasanesi. Addirittura nel luglio del 1948, sulle colline silvane, già ne esisteva uno abusivo. Dal periodico locale dell'epoca "Il seggio", si apprende che un imprenditore milanese aveva aperto un locale per ricchi, il "Selva's Cottage Club", nel quale era possibile puntare soldi sulla "ruota della fortuna". La cosa ebbe subito successo soprattutto fra i militari anglo-americani che abitavano nelle villette silvane. Ma anche molti ricchi pugliesi furono subito affascinati e tentati dal gioco, tanto che nei fine-settimana arrivavano alla Selva da Bari, Brindisi e Taranto. Dopo pochi mesi, però, il divertimento finì bruscamente con l'irruzione dei carabinieri, che sequestrarono soldi, carte, fiches e roulettes.

     

    Ma il sogno di un casinò fu accarezzato per anni anche dal vulcanico Aquilino Giannaccari. Era stata pure individuata la possibile sede nella villa di don Matteo Colucci a Cesaretta. Fra i più accaniti sostenitori dell'iniziativa c'era da sempre l'ex sindaco don Mimì Guarini. La richiesta d'un casinò per Fasano arrivò anche al vaglio del consiglio comunale nel 1981: l'orientamento dei consiglieri, però, fu sfavorevole. La posizione negativa maturò anche per la presenza in loco, in quel momento, di numerosi mafiosi in soggiorno obbligato. Ma l'ipotesi del casinò non è stata mai abbandonata, ed anzi fu riportata in auge, nel 1997, dall'allora assessore al turismo Stefano L'Abbate, che avviò dei contatti con gli amministratori ostunedi per tentare un'operazione comune con la Città Bianca. Il casinò avrebbe avuto doppia sede: 6 mesi (primavera-estate) a Fasano e 6 mesi (autunno-inverno) a Ostuni. Così come funzionava quello di Venezia che d'estate era al Lido e d'inverno in città. Gli amministratori ostunesi, però, non si mostrarono entusiasti, lasciando cadere sul nascere la proposta anche perché Ostuni era fra le 22 sedi proposte all'apposita commissione senatoriale per ottenere il casinò.

     

    Nel gennaio del 1999 arriva la proposta di un casinò alla Selva lanciata dall'assessore regionale al turismo Luciano Sardelli di ritorno da Capri dove aveva preso parte a un convegno proprio sul tema del futuro dei casinò in Italia. Secondo Sardelli Fasano aveva tutte le possibilità di concorrere all'aggiudicazione perché rispondeva perfettamente ai requisiti richiesti: città a vocazione turistica, preferibilmente termale, popolazione inferiore ai 60mila abitanti e che non sia capoluogo di provincia. Su questa proposta, anche allora, si scatenò un dibattito e venne fuori come la nascita di una casa da gioco fosse il sogno degli operatori turistici che finalmente avrebbero visto realizzato il loro sogno di destagionalizzare l'offerta, assicurandosi presenze nelle varie strutture per tutto l'anno. C'è da sottolineare come il sindaco di allora, Donato De Carolis, non era proprio entusiasta dell'idea. Nonostante ciò, proprio quest'ultimo, il 14 settembre del 1999, sollecitato dall'assessore al turismo Franco Mastro, firma la richiesta di adesione del Comune di Fasano all'Anit (Associazione nazionale per l'incremento turistico). Vi facevano parte 19 località turistiche italiane e tutte rivendicavano il casinò.

     

    Il 27 gennaio del 2000 arriva al Comune di Fasano la comunicazione ufficiale da parte del presidente dell'Anit con la quale si attesta che la richiesta del Comune di Fasano di aderire all'Anit è stata accolta. Fasano diventa quindi candidata ufficiale per l'eventuale apertura di un casinò. Nel cammino verso questa meta, nell'aprile del 2000, si segna un'altra importante tappa: Come proposto dall'ufficio legale dell'Anit l'amministrazione comunale avanza un istanza al Ministero dell'Interno per ottenere l'autorizzazione ad istituire una casa da gioco. Non solo. Ci si comincia anche a preparare. Il presidente della Pro Loco Stefano L'Abbate e l'assessore Mastro invitano a Fasano Anna Conforti, presidente nazionale dell'Assocroupier, per porre le basi concrete dell'organizzazione, nel maggio successivo, di selezioni per un corso di formazione professionale per croupier. L'Assocroupier sarebbe poi intenzionata ad aprire a Fasano, per l'estate, un casinò virtuale in cui le vincite consistevano in viaggi e premi vari ma non in denaro. 

     

    La febbre del casinò poi svanisce e ricompare nel 2003 quando, ad aprile, a Capri, si tiene un incontro tra i venti Comuni aderenti all'Anit. Per Fasano interviene l'allora vice sindaco Franco Mastro. Si discute della possibilità di costringere il Governo a varare una normativa che regolamenti il settore delle case da gioco e ne consenta l'apertura di altre. Ma nel 2003 Fasano deve guardarsi anche dall'attacco di Ostni. L'onorevole Luigi Vitali, infatti, nel giugno di quell'anno, fece una proposta di legge per istituire un casinò nella Città Bianca. Anche a livello politico inizia dunque una battaglia tra le due cittadine con Vitali a perorare Ostuni e Donato Bruno, anche lui parlamentare forzista come Vitali, a difendere Fasano. Nel dicembre del 2003 la commissione parlamentare preposta definisce la proposta di legge relativa alla nascita di altri casinò sul territorio italiano e i criteri di scelta calzano a pennello per Fasano. 

     

    Dal 2003 al 2008 il casinò cade nel dimenticatoio ma torna prepotentemente in auge per un episodio che porterà Fasano alle cronache nazionali: è il momento di "Italian Job". L'attore Paolo Calabresi si spaccia per l'emissario di una grossa società russa titolare di vari casinò sparsi nel mondo e fa intendere al senatore Euprepio Curto di essere propenso a sostenere le sue spese elettorali in cambio di un impegno a favore della legge istitutiva di nuove case da gioco, tra cui quella da creare a Fasano. Curto si rivolge al sindaco Lello Di Bari che coinvolge il giornalista Gino Bianco. Ma è una bufala colossale. Nello stesso anno, però, e siamo ad agosto, si torna a parlare di casinò, ma questa volta con atti concreti, quando il Movimento per l'Autonomia di cui fa parte l'onorevole Luciano Sardelli presenta uno specifico ordine del giorno parlamentare in cui vi sono le premesse per l'istituzione di tre nuovi casinò nel Sud Italia. E sardelli, per la Puglia, sponsorizza ancora Fasano ma vorrebbe coinvolgere anche Ostuni nel progetto. La diatriba Ostuni-Fasano, però, registra una nuova tappa nel marzo del 2009 quando ancora una volta Vitali chiede il casinò per Ostuni alla luce di un discorso sul tema affrontato dall'allora presidente del Senato Renato Schifani che si dichiara favorevole all'apertura di nuove case da gioco. Intanto, qualche settimana prima, viene presentato dall'Anit il "Progetto Kursaal" (altro tipo di case da gioco più piccole dei casinò che ospitano per lo più apparecchi da gioco legali). A Roma, al momento della presentazione, il Comune di Fasano invia l'assessore Pinuccio Zaccaria. L'ente comunale guidato da Di Bari pensa al Palazzo dei Congressi come sede ideale per il Kursaal. E Fasano, con Di Bari, partecipa a diverse riunioni dell'Anit per portare avanti questo discorso tanto che nel settembre del 2010 vengono anche individuate delle società private che saranno partner del progetto.Un mese dopo viene presentato anche il progetto tipo del Kursaal che avrebbe dovuto nascere alla Selva ma Di Bari, l'anno successivo, esattamente nel dicembre del 2011, fa leggermente marcia indietro sulla possibilità di far nascere una casa da gioco alla Selva in quanto, in un convegno tenutosi proprio all'Hotel Sierra Silvana, si accorge che i cittadini presenti sono quasi tutti contrari al mini casinò. Si è quasi in campagna elettorale e quindi meglio non rischiare.

     

    Fini quì la storia passata. Poi ecco il presente con l'articolo di Sergio Rizzo che riporta in auge la possibilità di un casinò a Fasano. Sarà vero questa volta?

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