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    Attualità

    Il Tar del Lazio boccia i ricorsi della Regione Puglia: torna l’incubo trivelle

    Per il tribunale amministrativo sono legittime le ricerche di giacimenti in mare con il sistema air gun: ora si spera nel Consiglio di Stato
    RedazioneDa RedazioneOttobre 2, 20164 minuti di lettura
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    Il Tar del Lazio boccia i ricorsi della Regione Puglia: torna l'incubo trivelle - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Pioggia di bocciature perle Regioni no triv e torna l'incubo, anche perle coste fasanesi, di ritrovarsi presto piattaforme petrolifere al largo delle coste. Il Tar del Lazio ha pubblicato altre sei sentenze contro la Puglia, il cui presidente Michele Emiliano ha fatto della contestazione alle perforazioni uno dei punti caratteristici della sua politica soprattutto in aprile, quando ci fu il referendum fallito sulle perforazioni in mare. Il Tar Lazio cioè ha rigettato altri sei ricorsi con i quali la Regione Puglia si opponeva contro la ricerca di giacimenti in mare. Le compagnie petrolifere, così il Tar Lazio sezione 2-bis ha ripetuto alla Puglia, possono condurre le ecografie nel sottosuolo del mare alla ricerca di giacimenti. Con questa nuova serie, la giustizia amministrativa è arrivata in questi mesi a 49 bocciature di ricorsi no triv. Una dozzina di ricorsi bocciati sono quelli subiti dalla Regione Puglia, altri sono delle Regioni Basilicata e Calabria. E poi moltissimi sono i ricorsi persi dai singoli Comuni costieri tra cui quello del Comune di Ostuni.

     

    Le norme consentono alle società petrolifere di chiedere il permesso di fare ecografie a ciò che si nasconde sotto i fondali in alto mare, oltre le 12 miglia dalla riva (una ventina di chilometri, oltre la visibilità consentita dalla curvatura della Terra). Per ascoltare l’eco del sottosuolo si utilizza l’air gun, un dispositivo che spara contro il fondo del mare forti botte d’aria compressa; l’eco fa intuire che cosa ci sia nelle rocce profonde. Per fare questi studi la società di ricerca petrolifera deve chiedere al ministero dell’Ambiente la Via (Valutazione di impatto ambientale); al termine dell’iter l’Ambiente e i Beni culturali dicono con un decreto se questi studi geologici creano un danno all’ambiente, se possono essere condotti e a che regole attenersi per mitigare il danno. Ottenuto il decreto di Via, le società petrolifere per fare lo studio devono avere l’autorizzazione dello Sviluppo economico. Se trovano tracce di giacimenti riparte da zero un nuovo iter: una nuova Via e una nuova autorizzazione per fare una perforazione di ricerca. Se anche la perforazione di ricerca trova un giacimento, riparte da zero un nuovo iter: una nuova Via e una nuova autorizzazione per la concessione.

     

    La Regione Puglia e in modo ripetitivo il Comune di Ostuni hanno fatto ricorso al Tar Lazio contro i decreti di Via con cui il ministero dell’Ambiente insieme ai Beni culturali approvava i progetti di ecografia del sottosuolo sotto i fondali dell’Adriatico oppure nel mar Ionio. Dicono le Regioni no triv: il ministero dell’Ambiente ha condotto male le valutazioni, non ha tenuto conto dei pericoli delle perforazioni, la tecnologia dell’air gun può nuocere ai delfini e così via. Per questo motivo — dicono al Tar le Regioni antigiacimenti — bisogna annullare i decreti di Via libera. Così per decine di volte il Tar del Lazio sezione 2-bis, oppure in qualche altro caso anche il Tar della Puglia a Lecce, hanno ripetuto che le valutazioni del ministero erano corrette, che la tecnologia dell’air gun è condotta sotto la guardia di biologi naturalisti esperti di cetacei i quali bloccano tutto se ci sono delfini e balene nei paraggi della nave esploratrice. Dicono i giudici amministrativi che le prospezioni geologiche sono appunto prospezioni geologiche per studiare la forma del sottosuolo, e nel terreno non viene piantato nemmeno un chiodo. E infine stiamo parlando di mare apertissimo, così remoto dalla costa da essere in acque internazionali dove è impossibile dire quali città o Regioni o addirittura Stati siano fronteggianti. E quindi, questo ha ripetuto il Tar per una cinquantina di volte, i decreti del ministero dell’Ambiente sono regolarissimi. 

     

    Molte associazioni ambientaliste sperano che il presidente Michele Emiliano ricorra ora al Consiglio di Stato nella speranza che si blocchino questi procedimenti. In caso contrario sarà davvero reale l'incubo delle trivelle in quanto l'air gun è il primo passo verso l'installazione di piattaforme nel mare pugliese.

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