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    Due tartarughe tornano in mare per iniziativa del Rotary Club Fasano

    Gli esemplari di Caretta caretta, dopo essere stati curati, sono stati rilasciati nei pressi dell'hotel Canne bianche
    RedazioneDa RedazioneGiugno 11, 20174 minuti di lettura
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    Due tartarughe tornano in mare per iniziativa del Rotary Club Fasano - Osservatorio Fasano
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    FASANO – La natura sembra esultare quando le viene restituito un ingranaggio dell’ecosistema: così è stato ieri mattina (sabato 10 giugno) a Torre Canne, dove, per iniziativa del Rotary Club di Fasano, sono stati rimessi in mare due esemplari di tartaruga della specie Caretta caretta rinvenuti sulle coste pugliesi. Le acque limpide, scosse dalla leggera brezza, hanno riaccolto gli abitanti di quei fondali: fondamentale, in tale occasione, la funzione positiva dell’uomo, che ha curato e dato una vita nuova a questi animali in estinzione. Prima della liberazione dei rettili, il sodalizio presieduto dal dott. Alberto Mavilio ha presentato il progetto in un convegno che si è svolto nella sala Rosmarino dell’hotel Canne bianche; presenti, al tavolo dei lavori, anche il presidente della commissione distrettuale Franco Romito e il presidente del Parco delle Dune Costiere Enzo Lavarra, oltre al prof. Antonio Di Bello, docente di patologia chirurgica veterinaria nel Dipartimento di Medicina veterinaria dell’Università degli studi di Bari.

     

    Dopo il saluto del presidente Mavilio e la presentazione che Romito ha fatto del professor Di Bello, quest’ultimo ha tracciato una storia delle tartarughe e della loro accoglienza presso i popoli del mondo: i greci associavano questo animale al mito della ninfa Chelone (da cui Chelonia, il nome scientifico del genere), che a causa della sua pigrizia, rifiutando di partecipare alle nozze di Giove, venne scaraventata in mare con la casa che le si appiattì addosso (diventando quindi un guscio); in altre credenze, la tartaruga viene rappresentata mentre sorregge la Terra (in India), considerata un animale sacro (in Cina) o addirittura salvatrice della parte settentrionale del continente americano (“turtle island” per i nativi). Nel Mediterraneo, invece, la specie più diffusa è proprio la Caretta caretta; meno frequenti la Chelonia mydas (anche conosciuta come tartaruga verde) e la tartaruga liuto, che vive in mare aperto (dunque nell’Atlantico) e si sposta attraverso lo stretto di Gibilterra solo nei primi anni di vita.

     

    La tartaruga comune (Caretta caretta) è quella che spesso si trova spiaggiata lungo il nostro litorale perché abita fondali bassi (di 5-6 metri) e incappa spesso nelle trappole dei pescatori (ami, reti da strascico o le stesse eliche sono per lei fatali) o viene intossicata dai residui plastici sversati in mare. Proprio il prof. Di Bello ha mostrato alcuni dei casi (oltre duemila) di cui si è occupato, facendo vedere attraverso foto e radiografie le condizioni critiche in cui sono state ritrovate alcune tartarughe (con crani fracassati, lenze che attorcigliano l’intestino o esche di ferro nello stomaco). La Caretta caretta nidifica principalmente sulle coste orientali del Mediterraneo (si conta una fecondazione annuale da parte del maschio e fino a 4 fecondazioni della femmina con un intervallo di 2-3 anni) e le uova vengono deposte in spiaggia in una buca ben scavata. Il sesso del nascituro dipende dalla temperatura: le uova in superficie (più calda) daranno vita a femmine mentre le uova stanti nella zona al fresco si schiuderanno come maschi. Quello che avviene in questo periodo è una ulteriore causa dell’estinzione della specie: sia perché c’è un mercato nero delle uova (specialmente in Messico), considerate afrodisiache (falsità aberrante), ma anche perché, una volta, nati, i piccoli esemplari dovrebbero raggiungere il mare per sopravvivere, ma molti, attirati dalle luci artificiali, camminano verso la terra e muoiono.

     

    Al giorno d’oggi, come ha sottolineato Lavarra, presidente del Parco delle Dune Costiere, la sensibilità nei confronti della salvaguardia delle tartarughe (e non solo) sta crescendo, sia da parte dei pescatori che dei comuni cittadini, e questo grazie soprattutto alla sinergia tra le istituzioni che tutelano le aree protette, le associazioni e i poli culturali (come le università) che rivolgono l’attenzione al territorio e al suo benessere. Una sensibilizzazione, dunque, che parte da più fronti per estendersi ad ampio raggio e toccare specialmente le nuove generazioni. Proprio i bambini e i ragazzi, oltre agli ospiti e ai tanti passanti curiosi, hanno potuto ammirare emozionati il rilascio delle tartarughe in mare, che sono tornate a nuotare libere, sane e rinvigorite dalle cure degli uomini buoni.

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