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    Sei su:Home»Notizie»I grandi temi della politica nazionale protagonisti a Sierra Silvana
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    I grandi temi della politica nazionale protagonisti a Sierra Silvana

    Riuscitissimo dibattito quello che ha visto protagonisti Nicola Latorre, Gaetano Quagliarello, Angelo Sanza e Alfredo Mantovano nell'incontro organizzato dalla Fondazione Nuova Italia
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloAgosto 27, 20126 minuti di lettura
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    FASANO – Al centro del dibattito i temi più ricorrenti nell’attuale quadro politico: legge elettorale, voto anticipato, alleanze. Non poteva essere altrimenti se il parterre dei protagonisti è composto dai senatori Nicola Latorre e Gaetano Quagliarello e dagli onorevoli Alfredo Mantovano e Angelo Sanza. “Politiche e prospettive elettorali al tempo del Governo tecnico” il titolo dato alla manifestazione tenutasi ieri sera (lunedì 27 agosto) nel gazebo dell’Hotel Sierra Silvana a Selva di Fasano. Ad organizzare quello che è ormai un appuntamento consueto con la grande politica è stato Antonio Scianaro con la Fondazione Nuova Italia e la collaborazione dell’associazione “Amici della Selva” e la Fondazione Magna Carta. Dato il periodo ricco di spunti è così andato a nozze anche il moderatore dell’incontro, il direttore del TgNorba Enzo Magistà. Avendo a che fare con simili oratori e profondi conoscitori dell’attuale panorama politico è sembrato subito chiaro che non ci si sarebbe certo annoiati. Anche il pubblico è quello delle grandi occasioni con diversi importanti esponenti politici provenienti da diverse città pugliesi e autorità di ogni tipo.

     

    Mette subito le cose in chiaro il senatore Quagliarello che dice no alle elezioni anticipate. «Alla Selva, come ogni anno, è ormai una tradizione – esordisce il parlamentare Pdl -. In un certo senso apriamo la nuova stagione politica. Per quel che ci riguarda non abbiamo nessuna intenzione di parlare di elezioni anticipate. Non ci sembra che di questo abbia bisogno il Paese. Noi dobbiamo costruire le premesse affinché gli italiani possano scegliere tra ricette chiare e a tempo debito. Dopo che abbiamo fatto un atto di responsabilità appoggiando l’attuale Governo. Penso che da una parte c’è il partito della spesa e delle tasse e dall’altra dobbiamo sforzarci di far capire qual è il nostro programma. Tagliare il debito pubblico, questo il problema principale che ha indebolito l’Italia e l’ha indebolita generazione dopo generazione. Tagliare la spesa pubblica e razionalizzare le tasse: solo così si può creare crescita. La crescita non si crea per decreto ma dando autonomia alle persone e offrendo la possibilità di intraprendere. Questo ci ha insegnato la storia e speriamo che questo paese non si metta in mano a chi ha ricette che la storia ha smentito da tempo». Anche sulla legge elettorale è chiara la posizione di Quagliarello: «C’è un impegno di tutti a superare questa legge che va male per due cose: la prima è che non da la possibilità al cittadino di scegliere il proprio candidato, la seconda è che si fonda su coalizioni che oggi non esistono più perché la crisi le ha spazzate via. E allora dobbiamo partire da qui e dare al cittadino la possibilità di scelta. Lo si può fare con la preferenza o con un sistema di collegi chiari ma senza che si crei una sorta di guerra civile all’interno di ogni partito mettendo un candidato di un collegio contro il candidato dell’altro. E poi dobbiamo dare un premio di governabilità a ogni singolo partito perché sembrerebbe assolutamente incoerente cercare di premiare delle coalizioni che magari si sfasciano il giorno dopo le elezioni. E’ emblematico quello che sta accadendo a sinistra. Siamo ormai agli insulti. E allora cosa vogliamo fare? Creare una legge che superi queste difficoltà in modo artificiale? Non mi sembra il caso».

     

    Sugli argomenti principe il senatore Latorre segue la linea nazionale del suo partito. «Noi crediamo che si debba ormai arrivare al termine naturale della legislatura – dichiara -. Bisogna dedicare il tempo che rimane ad alcune emergenze a cominciare da quella economica-occupazionale. Tra le forze politiche occorre impegnarsi per raggiungere un’intesa sulla nuova legge elettorale. Il confronto silvano, diventato ormai un appuntamento annuale, segna la ripresa del dibattito politico e ci auguriamo che questo possa essere produttivo e che consenta all’iniziativa politica di recuperare credibilità e centralità in una fase nella quale la politica non gode di buona salute». Il parlamentare fasanese interviene anche sulla polemica Pd-Grillo. «Quella con Grillo innanzi tutto non è una rissa a sinistra come è stata rappresentata – ribatte Latorre -. E’ la polemica fatta con chi tenta di utilizzare un disagio e un malessere di una parte della società italiana attingendo a un repertorio e a un linguaggio che è tipico di una cultura fascista».

     

    Il primo pensiero di Alfredo Mantovano, invece, non è per i grandi temi politici. «Prima di parlare di altro occorre discutere sulle questioni concrete che interessano di più la vita di ogni giorno di chi abita in Puglia – dice l’onorevole -. Penso, ad esempio, alla questione Ilva che non è soltanto tarantina o pugliese ma nazionale e che sta tenendo impegnate tutte le istituzioni in questo momento per vincere un pregiudizio: quello secondo cui salute e lavoro sarebbero antitetici. In realtà lo sforzo è far sì che si proceda su un fronte d’equilibrio senza negare né l’uno né l’altro bene». Sulla disaffezione della gente alla politica Mantovano parla di questione mondiale. «In tutto il mondo vi è una crisi di rappresentatività della politica – dice -, un prevalere di altri poteri. Pensiamo al peso che il potere giudiziario ha negli Stati Uniti rispetto anche ai Parlamenti dei singoli Stati. Questo però non è per consolarci ma per sottolineare che è un problema non esclusivamente italiano rispetto al quale non rassegnarsi ma neanche enfatizzare».

     

    Infine ecco il Sanza-pensiero. «Credo che il percorso stabilito dai partiti e dai capigruppo del Senato ipotizzano ormai una legge elettorale che possa essere pronta per la fine dell’anno – dice l’esponente Udc -. E quindi suppongo che al voto non si vada prima di febbraio o marzo del prossimo anno il che è una buona cosa perché ciò ci consentirà di approvare i documenti finanziari. E siccome in questo momento crisi finanziaria e crisi istituzionale vanno di pari passo è bene anche sistemare prima la documentazione economico-finanziaria e poi provvedere al voto un po’ in anticipo rispetto alla scadenza naturale. Evitiamo così anche l’ingolfamento istituzionale perché la presidenza della Repubblica scade il 15 maggio 2013 e se votassimo entro marzo potremmo avere il nuovo parlamento e il nuovo Governo per quello che sarà necessario concordare sulla scelta del nuovo capo dello Stato. Le alleanza, dato i tempi che viviamo, più larghe sono meglio rispondiamo alle attese e alle provocazioni europee. Mi auguro che ci sia un dopo Monti che non sia molto diverso da questo, indipendentemente dalla nuova figura del presidente del consiglio. Che sia però un governo politico, espressione del parlamento e con quest’ultimo che sia eletto con la possibilità di offrire ai cittadini di scegliere partiti e propri rappresentanti». 

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