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    Attualità

    Nobel per la Fisica 2017: c’è anche il contributo della fasanese Elena Cuoco

    A ricevere il premio tre fisici che hanno guidato la collaborazione tra l'osservatorio LIGO e l'interferometro Virgo, a cui si deve la rivelazione delle onde gravitazionali
    RedazioneDa RedazioneOttobre 3, 20174 minuti di lettura
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    Nobel per la Fisica 2017: c'è anche il contributo della fasanese Elena Cuoco - Osservatorio Fasano
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    FASANO – L’atteso annuncio è arrivato questa mattina (martedì 3 ottobre) da Stoccolma: il premio Nobel per la Fisica 2017 è stato assegnato a Rainer Weiss, Barry C. Barish e Kip S. Thorne per i “loro contribuiti decisivi legati all’osservatorio LIGO e alla rilevazione delle onde gravitazionali”. I tre fisici, infatti, hanno guidato un migliaio di ricercatori di 24 nazioni che, il 14 settembre 2015, hanno rilevato la prima onda gravitazionale prevista dalla teoria della relatività di Albert Einstein nel 1915, esattamente un secolo prima. 

    L’osservazione delle onde gravitazionali è stata possibile grazie alla collaborazione con Virgo, l’interferometro realizzato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare italiano e dal Centre National de la Recherche Scientifique francese, a cui partecipano anche Olanda, Polonia e Ungheria che si trova presso Cascina, una cittadina vicino Pisa, sul sito dell'Osservatorio Gravitazionale Europeo (EGO). Ed è proprio a Virgo che opera la fasanese Elena Cuoco, scienziata stimata a livello internazionale e parte del team che ha annunciato al mondo “la scoperta del secolo”: l’esistenza delle onde appunto. Una notizia sensazionale, diffusa nel febbraio del 2016, che ha segnato un momento storico per la fisica e che permetterà di aumentare la nostra conoscenza della natura e dell'Universo.

    La Cuoco, esperta di analisi dati, dopo la maturità scientifica a Fasano si è laureata in Fisica a Pisa, dove poi ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Fisica. Conseguito il dottorato di ricerca, ha vinto una borsa di studio per un assegno di Ricerca presso l'Osservatorio Astronomico di Arcetri; in seguito, è stata assunta come ricercatore a tempo determinato presso l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e, infine, è entrata permanentemente nello staff dell'Osservatorio Gravitazionale Europeo (EGO). In una nostra precedente intervista aveva spiegato in modo accurato la rilevanza della scoperta che oggi ha finalmente ricevuto meritato riconoscimento.

    «Le onde gravitazionali erano previste nella teoria della Relatività generale di Einstein; erano quasi un argomento “minore” della sua bellissima teoria, che afferma che spazio-tempo e materia/energia sono strettamente legate – ha chiarito la scienziata –. Si tratta di piccole ondulazioni dello spazio-tempo generate da masse in moto accelerato. Immaginate un piccolo stagno in cui viene lanciato un sasso: sulla sua superfice si formano delle onde che si propagano allontanandosi dal punto di caduta del sasso. Ecco, nello stesso modo una massa accelerando nello spazio-tempo può produrre onde gravitazionali. Ma, affinché l'effetto sia rivelabile dai nostri strumenti, la massa in considerazione deve essere molto grande, più grande della massa del sole, per intenderci. Quello che è stato rivelato il 14 settembre del 2015 è stato il movimento di due grandi buchi neri, rispettivamente grandi 36 e 29 volte la massa del sole, che ruotando quasi alla velocità della luce uno intorno all'altro si sono scontrati nel ballo finale della loro esistenza fondendosi in un unico buco nero. Durante gli ultimissimi decimi di secondo di questo evento una grande quantità di onde gravitazionali è stata emessa ed è quella che è stata rivelata dagli strumenti LIGO dei nostri colleghi americani. La ricerca delle onde gravitazionali è cominciata molti anni fa. Un pioniere in questo è stato Joseph Weber che intorno agli anni '60 aveva costruito delle grosse barre di alluminio che avrebbero dovuto risuonare al passaggio di un'onda gravitazionale. L'idea era buona, ma la sensibilità dello strumento non gli ha permesso di rivelare alcuna onda. Anche negli anni seguenti, con l'appoggio del grande fisico Edoardo Amaldi, ricercatori Italiani continuarono questo filone di ricerca, utilizzando barre risonanti sempre più sensibili, senza però giungere ad alcuna scoperta. Le ultime barre risonanti sono state chiuse pochi anni fa. Solo con l'ingresso di rivelatori quali Virgo e LIGO la scoperta delle onde gravitazionali sembrava essere più vicina, grazie alla loro sensibilità e capacità di rivelare segnali diversi provenienti da fenomeni astrofisici quali esplosioni di supernovae, coalescenze di stelle di neutroni e buchi neri».

     

    «Questa volta è stata premiata la globalità della scienza», ha detto il direttore dell’Osservatorio Gravitazionale Europeo (Ego), Federico Ferrini, dedicando il brindisi al papà del rivelatore Virgo, Adalberto Giazotto. Un grande plauso va dunque a tutti coloro che hanno permesso una simile scoperta, e in particolare alla nostra concittadina. Perché per noi questo Nobel parla anche un po’ fasanese e la notizia non può che riempirci d’orgoglio.

     

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