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    Cronaca

    Secondo la Direzione Investigativa Antimafia Fasano nel mirino di clan Scu, albanesi e ‘ndrangheta

    La Dia ha diramato la relazione semestrale nella quale emerge il quadro della criminalità organizzata operante in Puglia
    RedazioneDa RedazioneFebbraio 9, 20183 minuti di lettura
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    Secondo la Direzione Investigativa Antimafia Fasano nel mirino di clan Scu, albanesi e 'ndrangheta - Osservatorio Fasano
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    FASANO – E’ stata pubblicata la Relazione Semestrale della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), nella quale emerge un quadro molto chiaro della criminalità organizzata operante in Puglia. Il rapporto si è concentrato nel suddividere in macro aree il territorio Regionale ed analizzarle. In generale è emerso come non ci sia una figura unitaria che dirige la macchina criminale ma tantissime micro realtà di base spesso familiare diffuse in tutto il territorio.

     

    Fasano, in una mappa indicata dalla Dia nello stesso rapporto, sarebbe sotto l'attenzione dei clan Vitale-Pasimeni-Vicentino e Campana-Rogoli-Buccarella. Ma ecco cosa scrive la Dia sulla provincia di Brindisi. "Al pari dello scorso semestre, in provincia di Brindisi si continua ad avvertire una fase di stabilità tra i sodalizi locali. In particolare, la componente mesagnese dei Vitale-Pasimeni-Vicientino e quella tuturanese dei Campana-Rogoli-Buccarella, fortemente indebolite nel corso degli ultimi anni, sembrerebbero orientate a mantenere l’attuale fase di non belligeranza. A tutt’oggi, la situazione criminale appare invariata: i capi delle consorterie brindisine, gran parte dei quali condannati a lunghe detenzioni, sembrano rispettare la pax mafiosa, riuscendo a gestire le attività illecite attraverso parenti e “reggenti”. Il clan dominante rimane quello dei “mesagnesi”, caratterizzato da una moltitudine di sottogruppi criminali ad esso associati che, come per il passato, si presentano polverizzati sull’intera provincia. Il traffico della droga si conferma la prima fonte di reddito. In tale business risultano coinvolti, a pieno titolo, numerosi albanesi ormai residenti o comunque dimoranti nella provincia. Questa, grazie alla vicinanza geografica all’Albania, viene sfruttata per l’importazione di considerevoli carichi di sostanza stupefacente, in particolare marijuana. Allo stesso modo, le evidenze investigative raccolte nel semestre sono testimonianza dei collegamenti tra il brindisino e la Lombardia. In proposito, significativa appare l’ordinanza di custodia cautelare eseguita, nel mese di aprile, dalla Guardia di Finanza a carico di 5 soggetti, responsabili di traffico e detenzione di sostanze stupefacenti. Due degli indagati erano addetti all’organizzazione del trasporto di droga dalla Lombardia al Salento, da dove si procedeva alla distribuzione sulle piazze di spaccio. Parimenti rilevante risulta il racket delle estorsioni, come confermato, nel corso del semestre, dall’operazione “Notre Dame”, conclusa nel mese di gennaio dalla Polizia di Stato con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di uno gruppo criminale composto da 6 soggetti ed attivo nelle rapine a mano armata, nei furti aggravati e nelle estorsioni tra i territori di Grottaglie, Ceglie Messapica e Villa Castelli. Altrettanto significativi sono risultati i collegamenti con le cosche calabresi. Come, infatti, accennato nel capitolo dedicato alla ‘ndrangheta, è stato registrato l’interesse delle cosche calabresi nel comparto turistico della provincia di Brindisi. In particolare, a Torre Guaceto, nel mese di giugno, la Polizia di Stato ha eseguito un sequestro beni nei confronti di alcuni soggetti, ritenuti vicini al clan Piromalli di Gioia Tauro (Rc), intenzionati a realizzare, in quella località, un resort con vista panoramica sul mare. Volendo procedere ad una mappatura delle principali componenti mafiose che insistono sul capoluogo e sulla provincia, oltre alle citate componenti dei “mesagnesi” e dei “tuturanesi”, nel capoluogo si confermano il gruppo Brandi, particolarmente attivo nel traffico delle sostanze stupefacenti e nella pratica estorsiva e un gruppo capeggiato dai Morleo (costituito perlopiù da soggetti imparentati), anch’esso attivo nel traffico di stupefacenti,. A Tuturano si segnala il clan riconducibile alla famiglia Buccarella, dedito anche questo al traffico di droga, al gioco d’azzardo e alle estorsioni, mentre a Torre Santa Susanna continuano ad operare i Bruno, anch’essi operativi nel settore degli stupefacenti".

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