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    Attualità

    Sullo ‘sfratto’ dal Centro Risorse parla la dirigente Stella Carparelli

    Sembra ormai certa la decisione dell'Amministrazione di far diventare uffici comunali quello che è sempre stato un luogo di aggregazione.
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloSettembre 14, 20127 minuti di lettura
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    Sullo 'sfratto' dal Centro Risorse parla la dirigente Stella Carparelli - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Via il liceo dal Centro Risorse per fare spazio ad alcuni uffici comunali. Non è solo un’indiscrezione ma sembra ormai un procedimento avviato. Così abbiamo voluto sentire il parere anche del dirigente dell’istituto superiore “Leonardo da Vinci” Stella Carparelli che, naturalmente, si dice contraria a questa decisione ritenendola  inopportuna. «Il Centro Risorse è nato per una ragione precisa e anche con un impegno economico abbastanza vincolante – spiega la dirigente -. Quando ormai sei anni fa fu sottoscritto un accordo per accedere al finanziamento che consentiva all’amministrazione comunale dell’epoca di ristrutturare dei locali che erano in uno stato di totale abbandono pur essendo, come lo sono ancora, uno dei pochi se non l’unico luogo che ha una struttura significativa, un importanza storica quindi del patrimonio della nostra città che non è particolarmente ricco ma quel poco che c’è andrebbe salvaguardato nella sua funzione. All’epoca l’accesso al finanziamento fu consentito da un progetto condiviso tra l’amministrazione comunale e la scuola di cui non ero ancora dirigente con una finalità precisa: quella di offrire alla città e ai giovani in particolare un luogo di aggregazione e in cui le attività culturali che si sarebbero svolte da lì a venire avevano il compito di recuperare eventuali comportamenti a rischio, situazioni di disagio e di dispersione scolastica. Tant’è che la struttura fu risistemata anche nella sua logistica con questa precisa finalità. Non nascevano uffici ma aule, anche a ripristinare un’anima che aveva sin lì caratterizzato quel luogo. Non dimentichiamoci che il liceo aveva alloggiato lì. Il progetto salvar guadava la struttura delle aule proprio perché al loro interno i giovani potessero svolgere le loro attività. La parte più significativa del finanziamento prevedeva una parte relativa alla strutturazione dei locali con la salvaguardia di quelle funzioni e un’altra quota congrua è andata alle strumentazioni che dovevano essere alloggiate. Tanto che lì esiste l’unico planetario del nostro territorio, compresi i comuni vicini, abbiamo un’aula multimediale per la musica elettronica, un’aula stamperia. Quindi anche le strumentazioni avevano evidentemente una funzione didattica ma anche ludica perché metteva insieme l’apprendimento con il bisogno di recuperare attraverso la creatività, il gioco, l’arte e la musica i comportamenti dei ragazzi a rischio di dispersione scolastica. Quindi una funzione immaginata e poi creata con grande buonsenso e lungimiranza. Non è casuale il fatto che allora fosse scelta Fasano e non un altro comune in quanto la nostra città ha sempre avuto delle criticità per quanto riguarda i momenti d’aggregazione dei suoi giovani. Ed è un elemento di criticità ancora forte. Cosa è accaduto in seguito? Il comodato d’uso, della struttura e non delle strumentazioni che sono di proprietà della scuola, all’epoca stabilito fu per cinque anni. Questa, secondo me, è stata una valutazione sbagliata in quanto l’accordo sottoscritto tra scuola e amministrazione fu poco lungimirante. Cinque anni erano davvero pochi per il livello degli investimenti apportati e anche per la funzione che si andava a svolgere. E questo è il passato».

     

    Dopo di che la Carparelli racconta quello che è accaduto nelle ultime settimane. «Nel dicembre scorso è scaduto il contratto di gestione – dice ancora -. Devo essere sincera. Ho dato per scontato da subito che la gestione sarebbe stata in qualche modo riaffidata a noi. Era la soluzione più fattibile e di buon senso. Tanto che nei mesi precedenti alla scadenza noi abbiamo richiesto all’amministrazione comunale di avviare una serie di incontri per stabilire insieme quali potessero essere le scelte più opportune da compiere. E gli incontri si sono susseguiti con assessori e dirigenti. In quelle occasioni esprimemmo con chiarezza non solo l’intento di continuare nella gestione del centro ma addirittura di prevedere, in fase di ricontrattazione della gestione stessa, un allargamento alle altre scuole. Un partnerariato che vedeva sempre noi come gruppo trainante ma la possibilità di mettere a disposizione di altri istituti il centro. E di questo avevo già raggiunto un accordo con le altre dirigenti. Questo per allargare la fruibilità ad altri ragazzi anche di scuole dove il livello di dispersione è più elevato rispetto al liceo. Ci sembrava una bella idea anche perché in virtù della presenza dell’osservatorio astronomico o planetario pensavamo di utilizzare al meglio questa che è una presenza importante. Volevamo farne un vero centro d’apprendimento. Abbiamo offerto le nostre proposte all’amministrazione  a cui seguì l’impegno da parte loro di una risposta che però non è arrivata. Si è così giunti alla scadenza della gestione quando abbiamo evidenziato che eravamo al limite e anche in questo caso non ci è stata fornita alcuna risposta. Da dicembre in poi, non avendo più la gestione, abbiamo scritto all’amministrazione che da quel momento in poi non potevamo più far fronte neppure alle bollette relative alle utenze anche perché i nostri revisori dei conti ci avrebbero contestato queste uscite in mancanza della gestione. Poi sono arrivate le comunali e questo, naturalmente, ha fatto sì che qualsiasi decisione fosse rinviata alla nuova amministrazione. Abbiamo atteso fiduciosi perché in più occasioni, anche in campagna elettorale, il sindaco Di Bari aveva espresso ai ragazzi il suo impegno a salvaguardare la funzione di quel luogo. E questo ci faceva stare tranquilli. Così non è stato. Anzi, il 2 agosto ci è giunto un fax in cui ci invitavano ad incontro da tenersi il 9 agosto per procedere al controllo dei locali e alla consegna immediata delle chiavi degli stessi che doveva avvenire entro il 30 agosto. In quel momento, come dirigente, mi sono sentita un po’ a disagio per la perentorietà con la quale ci invitavano a questo incontro con la finalità di chiudere la partita senza aver atteso minimamente agli impegni avviati. Non è in discussione la volontà dell’amministrazione di assumere autonomamente le due decisioni e riappropriarsi dei locali di sua proprietà salvo il fatto di una storia che va salvaguardata, di una città che ha bisogno fortemente di un luogo di aggregazione a disposizione dei giovani. Tornando al planetario c’è da dire che è praticamente impossibile che venga smontato. E’ una struttura complicatissima e costosissima che potrebbe essere smontata solo dalla ditta veneziana che lo ha realizzato e il suo smantellamento avrebbe costi importanti. E non è possibile metterlo da altre parti. Il 27 agosto, all’incontro che abbiamo avuto con gli assessori Donato Ammirabile e Giuseppe Angelini, ci è stata paventata l’ipotesi che i locali diventeranno uffici comunali».

     

    Davanti a questa decisione ecco il parere della dirigente. «Francamente la trovo una scelta su cui si è riflettuto poco – spiega rammaricata. Burocratizzare ulteriormente quella zona significa levarle l’anima quando invece si chiede l’esatto contrario. Noi abbiamo poi difficoltà estreme. Siamo proprietari delle strumentazioni ma i costi per un trasloco sono altissimi e non ce lo possiamo permettere. Ho già chiesto all’amministrazione, se non altro, di farsi carico di questi. Non abbiamo poi un luogo per sistemare le attrezzature e per questo che la scelta non la condividiamo. Abbiamo fatto una nostra proposta in seguito all’ultima riunione. Innanzi tutto puntualizziamo le nostre esigenze sia in ordine di gestione che di tutela dei beni. Non necessariamente lì ma è una tutela di un investimento che alla comunità è costato moltissimo. E dobbiamo salvaguardare la funzione sociale e didattica del centro. Stiamo chiudendo un’opportunità che è unica nel nostro territorio. Pensavo che l’amministrazione offrisse di più allargando alle altre scuole e al mondo dell’associazionismo. Ma escludere a monte la funzione didattica e sociale, ripeto, è una scelta inopportuna. Noi abbiano dato la nostra disponibilità a continuare la gestione e a salvaguardare strumenti e funzioni. Ma al momento non abbiamo avuto risposte. Da parte nostra accetteremo qualsiasi decisione e se l’amministrazione vorrà davvero i locali che ci dia almeno un contributo per spostare i nostri beni e mantenere in quella sede il planetario».

     

    Viene lecito chiedere se ritiene che questo dell’Amministrazione possa essere un atto di ritorsione nei suoi confronti in seguito alla candidatura alla carica di sindaco alle scorse Comunali. «Non lo voglio credere assolutamente – conclude Stella Carparelli – e non lo credo. Se per colpire me si va a colpire un intero movimento scolastico sarebbe davvero assurdo».

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