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    Cultura & Spettacolo

    Il messaggio nella bottiglia di Fabrizio De Andrè VIDEO

    Venerdì sera, 24 agosto, nella Chiesa rupestre del Parco di Lama d'Antico è andato in scena un viaggio nel Mediterraneo condotto da Andrea Martina e Giuseppe Fiorante sulle note di De Andrè e Modugno
    Marica MastrangeloDa Marica MastrangeloAgosto 25, 20186 minuti di lettura
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    Il messaggio nella bottiglia di Fabrizio De Andrè VIDEO - Osservatorio Fasano
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    Fasano – In una sera di fine agosto, poco dopo un violento temporale estivo, due ragazzi di Cellino San Marco (BR), Andrea Martina e Giuseppe Fiorante, stanno per salire sul “palco” allestito all’interno della chiesa rupestre del Parco Rupestre di Lama D’Antico ma restano colpiti dalla location, non si aspettavano che un luogo così vicino potesse celare una magia ed una meraviglia così grande. Eh si, perché loro hanno presentato il libro già 64 volte (tra cui anche alla Fondazione De Andrè a Genova sotto la chitarra del celebre cantautore), ma non si aspettavano di essere “colpiti” da una location che anziché fargli da scenografia li ha rapiti. 

    A fare gli onori di casa il Direttore del Parco e della Cooperativa, Dott. Giuseppe Donvito, che ha illustrato, come un sacerdote bizantino, le caratteristiche di questo luogo magico che ha rapito tutti, dagli autori al pubblico, impressionati dalla sapiente maestria che i nostri antenati hanno utilizzato (senza tecnologia e macchine industriali) per realizzare questa “chiesa in negativo” per tutto simile alle coeve chiese costruite.

    Presenti numerose autorità locali, tra cui il Vicesindaco, Prof. Giovanni Cisternino, che ha ricordato la sua infanzia trascorsa nel luogo, prima della valorizzazione, dove i rovi e la vegetazione selvaggia hanno celato questo patrimonio culturale che la scorsa amministrazione e questa hanno valorizzato, facendone diventare la punta di diamante di Fasano.

    Dopo il saluto istituzionale del Vicesindaco, il duo sale sul palco, con le chitarre in mano, per cominciare il loro spettacolo – narrazione su ciò che poco si conosce di De Andrè: raccontare il dietro le quinte della musica del noto cantautore genovese, il disco del 1984 Crêuza de Mä cantato interamente nel dialetto antico genoano e la crisi che ha vissuto il cantautore a cavallo tra gli anni’70 e ’80. Un viaggio compiuto a bordo di una immaginaria nave, tra i luoghi cari all’autore, il Mar Mediterraneo che sarà il trait d’union di questo viaggio condotto da Andrea e Giuseppe. 

    Il primo porto in cui approda la nave del nostro viaggio, è Napoli, dove Faber incontra il cantastorie napoletano per eccellenza: Pino Daniele (di cui Giuseppe Fiorante ci fa ascoltare una rivisitazione della celebre Napule è).

    Il viaggio prosegue nella crisi che De Andrè subisce sul finire degli anni ’70, quando sentiva di non poter dare più nulla al suo pubblico e poi, quell’incontro inaspettato, nella sua villa in Sardegna con coloro che segneranno la sua svolta, I Quelli (embrione della band musicale poi nota come Premiata Forneria Marconi), che condurranno questo insolito connubio in un tour dove le ballate del cantautore sono state ri-arrangiate in chiave rock. 

    La narrazione prosegue, intervallata da brani musicali cantati da Giuseppe Fiorante e dalla sua chitarra, sino al momento più buio della carriera del cantautore, il sequestro subito nel 1979, per mano dell’anonima sarda. 

    Tale esperienza sarà poi di ispirazione per il disco più personale e intimo di De Andrè, “L’Indiano” (1981) dove traccia un parallelismo tra gli Indiani d’America e il popolo sardo, entrambi “minacciati” dall’oppressore esterno. Andrea, nella sua narrazione, riprende più volte questa caratteristica del cantautore genoano, di occuparsi degli emarginati, degli ultimi, e anche in questo disco, la ballata “Hotel Supramonte” ha parole verso i suoi rapitori («Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai») comprendendo e perdonando solo i carcerieri, “pastori” in gravi condizioni economiche.

    Il centro del libro e della presentazione è l’incontro tra Faber e Mauro Pagani, nel 1984 negli studi di registrazione della Ricordi, dove venne inciso il disco in dialetto genoano “Crêuza de Mä”, in cui la voce del cantautore si fonde con le sonorità degli strumenti musicali di ogni angolo dl Mediterraneo, quasi come un moderno cantastorie accompagnato da sonorità etniche e medievali.

    L’autore del libro svela anche cosa spinge De Andrè ad intitolare il disco Crêuza de Mä. Infatti,Crêuza è il termine dialettale che indica le “mulattiere” che dalle alture di Genova scendevano al porto, ma anche le scie lasciate dalle barche sulla spiaggia. È un termine che indica il “ritorno a casa”, al porto sicuro, dalle facce amiche, dove poter gustare finalmente un pasto degno, dopo i mesi passati in mare.

    Andrea Martina conduce come un timoniere questo viaggio nelle sonorità nascoste di De Andrè, alla scoperta di questo disco che sarà la svolta della carriera del cantautore consacrandolo definitivamente. Infatti, egli ricorda un episodio proprio antecedente all’uscita del disco dove i vertici della Ricordi, riluttanti alla pubblicazione, si auguravano di “vendere almeno qualche copia a Genova” ed invece, il dialetto venne riconosciuto come unico idioma in cui poter esprimere il forte legame tra il Mediterraneo e il cantautore, dato che in passato era stata una lingua molto utilizzata, considerando la forte valenza commerciale della Repubblica di Genova. Attualmente il disco è al quarto posto della classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre, pietra miliare della World Music e della musica etnica.

    La narrazione prosegue con le più belle ballate del disco: Sinàn Capudàn Pascià, 'Â pittima, ma il viaggio sonoro condotto da Andrea e Giuseppe sta per rientrare nel porto di partenza, così da non svelare tutto ciò che ha portato Andrea a scrivere questo libro.

    La rappresentazione si conclude con l’ascolto, forse del massimo esponente della musica del Mediterraneo, Domenico Modugno, con la ballata in dialetto “Amara Terra Mia”.

    Il libro ha inizio con il racconto del ritrovamento di una bottiglia di vetro con un messaggio all’interno datato 25 aprile 1914 e ritrovato vicino alle Isole Shetland il 10 dicembre 2006, un evento eccezionale dove la bottiglia ha protetto il messaggio nel tempo e nello spazio e il mare ha custodito la bottiglia nel tempo.

    Andrea Martina, giovane scrittore locale, ha scritto questo libro come estratto della sua tesi di laurea, discussa nel 2017, su l’opera di De Andrè per permettere a tutti di conoscere l’universo nascosto dietro questa opera miliare del noto cantautore genoano.

    Ad accompagnare il recital di Andrea Martina, l’amico musicista Giuseppe Fiorante, anch’egli di Cellino San Marco, diplomato in chitarra classica al Conservatorio di Bari. 

    Un’esperienza unica, un viaggio nel Mediterraneo in un luogo magico come la chiesa rupestre di Lama D’Antico, dove anche i Santi affrescati sulle pareti hanno apprezzato questo salto nel tempo, nei luoghi che ci accomunano tutti, il Mar Mediterraneo, perché il mare nostrum non è solo un connubio di suoni, colori, odori… è uno stato d’animo.

     

     

     

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