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    La storia della tartaruga Giorgia: quasi uccisa dalla pesca a strascico e salvata da una bambina

    Quella della tartaruga Giorgia è una storia a lieto fine grazie al buon cuore di una famiglia di Bari. Alessia, Aldo e la loro figlioletta di 8 anni, Giorgia per l'appunto, le hanno salvato la vita
    RedazioneDa RedazioneMaggio 27, 20193 minuti di lettura
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    La storia della tartaruga Giorgia: quasi uccisa dalla pesca a strascico e salvata da una bambina - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Sono i primi di marzo, quando, approfittando di una domenica di sole, la famiglia decide di fare un giro in barca con la cagnolina Cloe. L’obbiettivo è quello di allontanarsi dalla costa per raggiungere la zona più a sud della Puglia.

    Ma poco dopo l’inizio della gita di famiglia arriva la sorpresa. Giunti all’altezza di Savelletri, marina di Fasano, Alessia e Aldo notano qualcosa in mare. Una grande macchia scura. La famiglia si avvicina lentamente. In un attimo, lo shock, è una tartaruga.

    “Con la meraviglia negli occhi – ha raccontato Alessia -, abbiamo visto questa bellissima e grandissima Caretta caretta. Ci siamo subito accorti, che non riusciva ad immergersi, molto probabilmente non stava molto bene”.

    Vedere una tartaruga in mare è un evento unico nel suo genere, scorgerne una che ha bisogno di aiuto, lo è ancor più. “Capito il suo stato di sofferenza – ha continuato Alessia –, abbiamo deciso che avremmo fatto di tutto per recuperarla. Sapevamo che sarebbe stato difficile, ma non le avremmo mai voltato le spalle”.

    Alessia e Aldo riescono a caricare la Caretta caretta in barca. La piccola Giorgia è felicissima, non aveva mai visto prima una tartaruga così da vicino. La cagnolina Cloe è incuriosita. In pochi minuti, scatta la richiesta di intervento alla capitaneria di porto. All’approdo, ad attendere la famiglia c’è anche un veterinario Asl. L’animale viene trasferito presso il centro recupero tartarughe marine di Torre Guaceto. Iniziati gli accertamenti clinici sulla tartaruga, il personale del Consorzio scopre che, qualche settimana prima, era stata catturata accidentalmente a causa della pesca a strascico, era stata ricoverata in un centro pugliese, liberata, era stata catturata nuovamente, sempre con metodo a strascico, recuperata per la seconda volta, e poi liberata. Quando la famiglia barese l’ha soccorsa, era ormai in agonia. Se Alessia e Aldo non l’avessero recuperata non ce l’avrebbe fatta. L’incapacità di immersione, sintomo di problematica polmonare, con tutta probabilità dovuta all’immersione forzata e prolungata causata dalla cattura con lo strascico, non le permetteva di sfamarsi e idratarsi.

    A Torre Guaceto, la Caretta è stata assicurata alle cure del caso, ci è voluto molto impegno, sono passati 15 giorni, prima che tornasse ad alimentarsi, ma, fortunatamente ce l’ha fatta, le attenzioni che le sono state riservate hanno fatto il loro effetto. A quasi 2 mesi dal recupero, la grande tartaruga di circa 60 anni ha riacquistato le forze ed è tornata alla sua vera casa, il mare. Ad accompagnarla, la piccola Giorgia che le ha dato il suo nome.

    “L’emozione è stata doppia, prima per il recupero e poi per la liberazione – ha commentato mamma Alessia -, l’aver salvato una vita, ci ha permesso da dare un grande insegnamento alla nostra figlioletta, quello del rispetto per la natura. Il personale del Consorzio è stato molto carino, ci ha fatto sentire dei super eroi. E siamo convinti che, continuando a riservare questo trattamento agli utenti, l’ente riuscirà a sensibilizzare sempre più persone e a spingere noi tutti a fare qualcosa in più per la natura”.

    “A questa famiglia va tutta la nostra gratitudine – ha dichiarato il presidente dell’ente gestore della Riserva, Corrado Tarantino -, lavoriamo affiché la gente scelga di vivere in modo sostenibile e premi gli artigiani della piccola pesca costiera, che operano con le reti a maglia larga che permettono di limitare fortemente il rischio di catture accidentali. Torre Guaceto è già esempio di buone pratiche, ma non smettiamo di impegnarci, il nostro obbiettivo è quello di contribuire con ancora più forza alla riduzione dell’impatto antropico sull’ambiente”.

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