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    Cronaca

    Anche un 46enne fasanese residente nel Regno Unito arrestato per una maxi frode con gli alcolici

    Accertata dalla Guardia di Finanza di Udine una evasione da 80 milioni di euro. Il fasanese era al vertice dell'organizzazione con un cittadino inglese di origini indiane
    RedazioneDa RedazioneGiugno 13, 20197 minuti di lettura
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    Anche un 46enne fasanese residente nel Regno Unito arrestato per una maxi frode con gli alcolici - Osservatorio Fasano
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    Fasano – C’è anche un fasanese, D.L di 46 anni, fra gli arrestati per una maxi truffa trasnazionale alla luce dalla Guardia di finanza di Udine: centottanta milioni di litri di alcolici “contrabbandati” ed 80 milioni di euro di accise evase. Nell’operazione i finanzieri hanno arrestato sei persone – cinque delle quali salentine – e denunciato a piede libero una sessantina.

    La struttura dell’associazione criminale transnazionale smantellata tra Italia e – sotto l’alto coordinamento di Eurojust – Regno Unito, al vertice vi era Narip Deep Singh Bajwa, alias “John”, 63enne cittadino britannico di origini indiane, il fasanese anch’egli residente oltre manica, destinatari di mandato di arresto europeo emesso dal Tribunale di Udine.

    L’esistenza del sodalizio era emersa a fine 2016, quando, nel corso di un’articolata indagine in materia di contrabbando di gasolio, una nuova figura, C.S., 44enne catanese, titolare di una piccola azienda di ingrosso bevande alcoliche, aveva chiesto la disponibilità di un deposito fiscale per far “transitare” un carico di prodotto energetico.

    L’operazione aveva fatto subito scattare un campanello d’allarme. Il prodotto energetico, così come le bevande alcoliche in genere, circola scortato da un documento valido in tutta Europa, l’e-AD, munito di un codice univoco di identificazione, l’ARC, tracciabile da tutte le dogane e le polizie finanziarie dell’Unione. Chiedere di far “transitare” un carico sottintendeva una presa in carico formale utile a nasconderne l’effettiva destinazione.

    L’immediato approfondimento della posizione di C.S. ha rivelato che il suo deposito fiscale risultava avere una giacenza di bevande alcoliche più che quintupla rispetto alla capienza massima, segno che il prodotto entrava solo cartolarmente. Forte dell’esperienza accumulata con le bevande alcoliche, C.S. voleva ampliare i propri affari al traffico di gasolio. Il filone, inizialmente secondario, è, quindi, ben presto, divenuto quello principale. Il sistema è apparso subito estremamente diffuso ed articolato: grandi società produttrici europee, in buona parte compiacenti, ricevevano ingenti ordini di alcolici da alcune società distributrici, nate da poco, senza alcuna caratura finanziaria, ma stranamente in grado di movimentare, da subito, enormi partite di merci;

    le merci, regolarmente accompagnate dal documento fiscale elettronico di scorta, erano destinate ad alcuni depositi fiscali italiani intestati a prestanome, persone prive di capacità patrimoniale e finanziaria, utili solo per rilevare la titolarità della licenza fiscale necessaria a potere entrare nella giostra delle spedizioni internazionali. Le indagini hanno appurato che i camion transitavano realmente in Italia, almeno in gran parte: due, infatti, con circa 27.000 litri di vodka, sono stati sequestrati, tra il 2017 ed il 2018, dai Finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Udine mentre tornavano verso il Brennero dopo avere falsamente “smarcato” l’arrivo e lo scarico in Sicilia ed in Valle d’Aosta;

    da questi depositi, non appena perfezionata la presa in carico con la “accettazione” e la “conferma” dell’e-AD, necessarie per chiudere contabilmente le spedizioni, le merci – con lo stesso vettore – iniziavano un vero e proprio carosello di destinazioni, sempre funzionale alla consegna finale, al momento opportuno, su suolo britannico, tramite: l’esportazione cartolare verso paesi terzi (Russia, Macedonia, Emirati Arabi Uniti, etc.); l’invio, con altro documento fiscale elettronico, verso ignari depositi fiscali dell’est Europa che, appresa la pendenza, le avrebbero – purtuttavia giorni dopo – respinte; l’invio, sempre con altro e-AD, proprio verso il Regno Unito, da dove sarebbero, poi, state cartolarmente esportate. In questo caso, approfittando della validità di 5 giorni che il documento elettronico normalmente ha, si doveva fare in modo di poterlo abbinare a più carichi; l’invio, in nero, occultate sotto altra dicitura non gravata da obblighi documentali. In questo caso le bevande rimanevano contabilmente in carico al deposito italiano, che si trovava ad avere volumi assolutamente incoerenti con le sue dimensioni. È il caso, tra i molti, di depositi individuati ad Aosta, Zafferana Etnea (CT), Milano, Pavia, Alessandria e Cuneo;

    Parallelamente, due distillerie nazionali, senza grandi sbocchi commerciali, avevano ricevuto l’ordine, dagli stessi distributori, di produrre partite di vodka per il medesimo mercato, da movimentarsi spacciandole quali succhi di frutta o facendo figurare spedita all’estero la merce inviando, in realtà, bottiglie vuote;

    Identificata la rete criminale, è stato necessario pianificare un intervento congiunto presso tutti gli operatori commerciali per comprendere la natura delle relazioni, acquisire la documentazione ed individuare i manovratori della frode.

    Grazie al supporto offerto da Eurojust, l’organo europeo di coordinamento giudiziario, il 14 luglio 2017, sotto la regia di un dedicato “Centro di Coordinamento”, sono state eseguite, contestualmente, in 12 Paesi Europei (Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Germania, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Slovacchia, Spagna e Svizzera), dalle locali forze di polizia e doganali, affiancate dalle Fiamme Gialle friulane, oltre 50 perquisizioni presso le società mittenti, quelle intermediarie e le aziende speditrici, appurando, nella maggior parte dei casi, la fittizietà delle operazioni, l’assenza delle merci o la diversa destinazione d’uso dei locali. In un caso, nei Paesi Bassi, anziché un deposito di vodka, la polizia olandese ed i Finanzieri hanno scoperto un laboratorio clandestino di MDMA, la droga in pillole meglio nota come “ecstasy”, attrezzato con alambicchi e barili di materia prima utili di produrre un numero elevatissimo di dosi. In un altro, in Germania, la locale polizia ha, invece, rinvenuto 30.000 litri di alcolici scaduti, fatti più e più volte circolare per giustificare la movimentazione di quelli destinati altrove.

    Nel corso del 2018, sempre con la regia sovranazionale di Eurojust, i Finanzieri friulani hanno acquisito ulteriori riscontri in altri 3 Paesi europei, a Cipro, in Francia e nel Regno Unito, ultima tappa di una maratona investigativa che ha permesso di identificare i vertici del gruppo, il 63enne britannico “John” – definito dal Giudice per le Indagini Preliminari la “quintessenza” del gruppo criminale per la sua pervasiva capacità di manovrare, come un burattinaio, l’intero scenario, spostandosi, all’occorrenza, anche in Italia, per risolvere situazioni di stallo in grado di compromettere gli affari od attirare l’attenzione degli investigatori – ed il 46enne fasanese, punto di contatto con la costola pugliese dell’organizzazione, riparato nel Regno Unito per sfuggire ad un altro Mandato di Arresto Europeo.

    In quell’occasione, la perquisizione dell’abitazione del “John”, operata direttamente dalle Fiamme Gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria con i Funzionari dell’HM Revenue and Customs, la Dogana britannica, permise, oltre che dargli il segnale della particolare attenzione riservatagli dagli investigatori italiani, di rinvenire informazioni e documenti utili a confermarne il ruolo di assoluta primazia sul resto dei sodali.

    Accogliendo le richieste del Pubblico Ministero, D.ssa Viviana del Tedesco, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Udine, dott. Matteo Carlisi, ha emesso un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti dei 20 associati, di cui due in carcere, ai vertici residenti nel Regno Unito, 4 ai domiciliari, ai promotori pugliesi, tutti residenti nel Salento, e 14 obblighi di dimora, agli altri attivi nel meccanismo fraudolento, con ruoli variabili dalla gestione figurativa del deposito alla creazione e gestione virtuale dei documenti fiscali informatici di scorta.

    L’indagine – che si è avvalsa del fattivo contributo dell’Ufficio delle Dogane di Cuneo e del supporto di analisi della Direzione Centrale Accertamento e Controlli, Ufficio Investigazioni, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – conferma il ruolo di presidio della Guardia di Finanza a tutela degli interessi finanziari dell’Unione Europea, di cui le accise sono una primaria fonte di entrate, e l’assoluta validità, per combattere le organizzazioni criminali che erodono risorse al suo bilancio, di un approccio investigativo olistico, trasversale ed interistituzionale, imprescindibilmente abbinato ad una strutturata cooperazione internazionale.

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