FASANO – Non si placano le polemiche sulla scelta, da parte dell’amministrazione comunale e del sindaco Lello Di Bari in particolare, di indire una consultazione per far indicare ai cittadini la provincia con cui andare. I partiti d’opposizione avevano di fatto contestato la scarsa informazione e la tempistica ma si erano comunque detti d’accordo sul metodo. Quest’ultimo, invece, viene aspramente messo in discussione dall’ex assessore della definita “Fasano città virtuosa” nell’anno 2001 (definizione dell’allora Prefetto Giannuzzi) Aldino Carbonaro.
«Non ho intenzione di farmi coinvolgere dall’ennesimo bluff – scrive a Osservatoriooggi.it Carbonaro -, dal sapore di farsa, che la politica locale propone per il prossimo fine settimana. La due giorni organizzata per spartirsi l’indicazione del nulla, “Fasano provincia di?”, così recita il quesito che verrà proposto ai fasanesi, altro non è che la conferma, l’ennesima purtroppo, di come i tecnici del governo Monti e i politici moralisti dell’ultima ora tentino ancora una volta di manipolare la pubblica opinione. La domanda nasce spontanea: se le province sono considerate enti inutili e il dato è gridato a gran voce da parte degli esponenti politici più accreditati, quale utilità produce rispondere al quesito e indurre a i cittadini a partecipare all’unica forma di consultazione popolare che il comune di Fasano abbia mai conosciuto? Meglio chiedere a gran voce, magari con un sit-in nelle piazze cittadine negli stessi orari, che si ponga fine alla commedia e si aboliscano tutte le province. Basta con la demagogia; occorre tagliare tutte le spese inutili, a partire dai costi che lo stesso riordino delle province , così come è concepito, produrrà. Anche l’estemporanea due giorni fasanese avrà un prezzo che come al solito sarà a completo carico dei contribuenti e contemporaneamente un ricavo per i soliti noti che bazzicano nei corridoi e nelle stanze di Palazzo di Città. Un grido collettivo per porre fine allo scempio prodotto dalla legge-Monti forse servirebbe ad abolire davvero gli enti inutili e non graverebbe sulle spalle dei cittadini contribuenti».


