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    Attualità

    Anche tanti fasanesi in ansia per le sorti giudiziarie dell’Ilva

    Decine di nostri concittadini quotidianamente si recano nel capoluogo jonico per lavorare all'interno dell'impianto siderurgico
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloNovembre 27, 20124 minuti di lettura
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    FASANO – La vicenda giudiziaria che ha messo in ginocchio l’Ilva non è una questione solo tarantina. Sono infatti oltre un centinaio i fasanesi che lavorano nell’indotto siderurgico della città jonica. Ecco quindi come in queste ore si stiano vivendo ore di angoscia in diverse famiglie della nostra città che rischiano di perdere, in alcuni casi, l’unico sostentamento. «La situazione è drammatica – dichiarano senza remore alcuni pendolari fasanesi -. Il rischio di perdere il lavoro è alto anche se giungono segnali rassicuranti da Roma dove si sono mossi, per risolvere la questione, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio Mario Monti».

     

    L’altro ieri (lunedì 26 novembre) tre persone sono finite in carcere e quattro agli arresti domiciliari, accusate a vario titolo di associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione. I provvedimenti sono legati anche ad una inchiesta, parallela a quella per disastro ambientale che il 26 luglio scorso ha portato al sequestro degli impianti dell'area a caldo del Siderurgico. Questa inchiesta parallela è stata denominata "Environment Sold Out" (Ambiente svenduto). C'è anche l'ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto, Michele Conserva, tra le persone destinatarie di provvedimenti cautelari nell'ambito delle inchieste sull'Ilva di Taranto. Conserva è agli arresti domiciliari e si è dimesso circa due mesi fa dall'incarico. C'è anche Fabio Riva, vicepresidente di Riva Group, tra i destinatari delle sette ordinanze di custodia cautelare emesse nell'ambito delle inchieste sull'Ilva di Taranto. Il provvedimento nei confronti di Fabio Riva, figlio del patron dell'Ilva Emilio ai domiciliari dal 26 luglio, non è stato ancora eseguito. Cinque le misure di detenzione disposte dal gip Patrizia Todisco e due nell'ordinanza del gip Vilma Gilli. Tra gli arrestati per disposizione del gip Todisco figura il patron Emilio Riva, 86 anni, che è già agli arresti domiciliari dal 26 luglio scorso. Per lui, l'arresto è ai domiciliari e non potrebbe essere altrimenti anche a causa della sua età. La detenzione in carcere è stata disposta dallo stesso gip per il vicepresidente di Riva Group Fabio Riva, l'ex direttore dell'Ilva di Taranto Luigi Capogrosso e l'ex dirigente Ilva Girolamo Archinà.

     

    Ai domiciliari l'ex rettore del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti. Per la parte Ilva, il gip Todisco ha respinto al richiesta formulata dalla procura di ulteriore arresto per l'ex presidente di Ilva Nicola Riva, anch'egli già ai domiciliari dal 26 luglio scorso. Dal gip Vilma Gilli ai domiciliari è stato posto oggi l'ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva, dimessosi circa due mesi fa dall'incarico quando si seppe che poteva figurare tra gli indagati della inchiesta sull'Ilva collaterale a quella per disastro ambientale. Ai domiciliari per disposizione del gip Gilli anche l'ing.Carmelo Delli Santi, rappresentante della Promed Engineering. Conserva e Delli Santi sono entrambi accusati di concussione. Tra gli arrestati c'è l'ex dirigente dell'Ilva per i rapporti istituzionali Girolamo Archinà, che è stato trasferito in carcere. Archinà era stato 'licenziato' tre mesi fa dall'azienda dopo che, dall'inchiesta per disastro ambientale, era emerso un episodio di presunta corruzione che coinvolgeva l'ex rettore del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti, al quale Archinà avrebbe consegnato una busta contenente la somma di 10mila euro in cambio di una perizia addomesticata sull'inquinamento dell'Ilva. Anche Liberti è destinatario di un provvedimento di arresto.

     

    Il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, è indagato nell'ambito delle inchieste tarantine per ''inosservanza delle precedenti disposizioni dell'autorità giudiziaria''. Indagato per lo steso reato l'attuale direttore dello stabilimento tarantino, Adolfo Buffo. Entrambi hanno ricevuto informazioni di garanzia dalla procura. Dalle nuove indagini sull'Ilva emergono «numerosi e costanti contatti di Girolamo Archinà, direttamente, e di Fabio Riva, indirettamente, con vari esponenti politici tra cui il governatore della Puglia Nichi Vendola». È quanto scrive il gip di Taranto nell'ordinanza di custodia cautelare per i vertici dell'Ilva. Al di là di quanto accadrà nelle aule dei tribunali il pensiero va a quelle migliaia di operai, e tra questi, come detto, tanti fasanesi, che da lunedì scorso vedono vacillare il loro diritto al lavoro.

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