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    3 Donne in Arte: lo spettacolo al MuLab ha fatto sold out

    Ieri 8 marzo a Pezze di Greco è andato in scena un dramma in tre monologhi per omaggiare la Donna raccontando la vita di tre artiste
    Sara AltamuraDa Sara AltamuraMarzo 9, 2024Aggiornato il:Agosto 5, 20253 minuti di lettura
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    3 Donne in Arte: lo spettacolo al MuLab ha fatto sold out - Osservatorio Fasano
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    Pezze di Greco – C’è chi sostiene che essere donna sia un privilegio, e ci sono culture in cui si festeggia se il nascituro è maschio. D’altronde, se ci voltiamo indietro, la Storia appare chiaramente appannaggio di uomini di potere, di cultura o d’arte. Eppure, le donne ci sono e spesso le loro storie sono storie di riscatto, di liberazione o d’amore con l’uomo.

    Tre esistenze femminili sono state portate in scena ieri 8 marzo al Museo Laboratorio di Arte Contadina a Pezze di Greco, dodicesimo appuntamento della rassegna di Teatro di Comunità. 3 Donne in Arte, di e con Antonella Colucci, regia di Dario Lacitignola e produzione Teatro Folletti e Folli, ha fatto il sold out: una sala gremita ha premiato uno spettacolo intenso e profondo.

    Una bravissima Antonella Colucci ha dominato il palco, cambiando personalità. Dapprima ha preso il volto di Artemisia Gentileschi. In un Seicento maschilista, Artemisia è una “pittora”, una donna, una giovane fanciulla che ben presto scende in un inferno di violenza. Il suo stupratore è Agostino Tassi, collaboratore pittore nella bottega del padre di Artemisia. Con crudezza e sfacciata verità su una violenza che dilania l’intimità, Antonella Colucci ha raccontato lo stupro e le accuse delle donne di paese in una società che riteneva la donna in grado soltanto di stare al suo posto. Nota a tutti è la tela che Artemisia realizzò per esorcizzare il suo trauma: in Giuditta che decapita Oloferne due donne, Giuditta dall’aria disgustata ma risoluta e la serva serena, decapitano l’enorme Oloferne in un atto evidente di rivalsa sull’uomo.

    Con un cambio d’abito sotto il rumore della pioggia, l’attrice ha messo sul capo un cerchietto con dei fiori e un busto ortopedico: a essere raccontata è stata la vita di Frida Kahlo. In un balzo temporale si è arrivati alla prima metà del Novecento, in Messico. È il 17 settembre 1925 quando Frida è trapassata da un corrimano, travolta da un autobus: la diciottenne incontra la pelona, la Morte, una litania costante nei suoi giorni sulla Terra. Frida, però, incontra anche un uomo, Diego Rivera, malanno e guarigione. Il suo rapporto con il pittore messicano è tormentato: non mancano tradimenti da ambedue le parti. Il sentimento che la lega all’uomo è però troppo forte, viscerale. Nel dramma di una vita spezzata Frida si serve dell’arte per rappresentare la sua realtà, tormentata non solo dai mali del corpo ma anche dai turbamenti d’amore.

    A chiudere il trittico l’attrice ha indossato una parrucca e un abito nero: sul palco è Marina Abramovic. La sua arte performativa è nota: sedersi di fronte a lei è un atto di coraggio, di lenta discesa in un faccia a faccia con se stessi. Marina è uno specchio empatico in cui l’uomo si pone davanti ai propri demoni. Anche Marina, serba, è figlia di una famiglia che ha festeggiato la nascita di suo fratello e nascosto la propria. Anche Marina, come Frida, si lega a un uomo, Ulay, con il quale condivide l’arte. Anche Marina è tradita.

    Con 3 Donne in Arte il Teatro Folletti e Folli ha reso omaggio a tre artiste, alla loro femminilità. Nella Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, lo spettacolo si inquadra come un momento di riflessione su ciò che è: la strada per la liberazione della donna va percorsa con decisione e audacia.

    Il tredicesimo appuntamento con il Teatro di Comunità è per il 17 marzo: in occasione della Giornata Mondiale della Poesia e della Giornata dei Burattini e delle Marionette, sarà organizzata una giornata di escursione a Lama del Trappeto dove, oltre al trekking, si terranno laboratori culturali.

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