Fasano – Da bambino diceva di voler fare il “pittore errante”. A dodici anni entra in una bottega nella piccola Caravaggio, vicino a una Milano governata dal cardinale Borromeo. È il Seicento, secolo di dominio ecclesiastico, secolo in cui la Chiesa cerca di riaffermare il suo potere sul mondo occidentale con l’Arte.
È questo il contesto storico in cui la vita scandalosa di Michelangelo Merisi da Caravaggio si dipana, sotto l’egida di cardinali e privati cittadini che tentano di rendere meno oscena l’Arte di un genio tormentato. Con Caravaggio. Di chiaro e di oscuro, andato in scena ieri 3 maggio al Teatro Sociale di Fasano, si è chiusa la stagione di prosa organizzata dall’amministrazione comunale in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. Una platea gremita ha accolto un monologo decisamente complesso, che ha messo a dura prova voce e corpo di Luigi D’Elia.
In una scenografia che ha omaggiato i drappeggi delle vesti dei quadri del Caravaggio, l’attore mesagnese ha narrato la genesi dell’arte del maestro della luce iniziando dall’infanzia di un dodicenne che della vita, fino a quel momento, ha visto solo dolore: la peste ha ucciso suo padre, ma lui – in mezzo ai cadaveri – vuole solo dipingere. E quando una nobildonna gli chiede cosa vuole fare da grande, risponde convinto “il pittore errante”. E ci riesce: Caravaggio, nella sua breve vita, si sposta per l’Italia, incapace di mettere radici. Giunge a Roma venticinquenne e ciò che riesce a rappresentare sono solo cesti di frutta e verdura. Ben presto, però, la sua arte non passa inosservata e arrivano le grandi commissioni: santi, madonne, Cristo. Sintetizzata in tal modo, sembrerebbe la “classica” storia di un’artista seicentesco: ma Michelangelo Merisi da Caravaggio è l’uomo dello scandalo. Innumerevoli sono le volte in cui viene arrestato, altrettante quelle in cui la sua ira vien fuori. E poi, i suoi quadri: sulla tela dipinge prostitute, uomini di strada, vecchie, ragazzi di vita, con le unghie sporche, le rughe, i seni prorompenti. Caravaggio ha dipinto i poveri, gli emarginati, coloro che la vita ha travolto.
Il testo portato in scena, scritto da Francesco Niccolini con regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi e disegno luci di Francesco Dignitoso, ha messo a dura prova Luigi D’Elia: tra difficoltà vocali e mnemoniche, l’attore è riuscito a ripercorrere la travagliata vita di Caravaggio e soprattutto le sue opere con grande abilità. La scandalosa vita di un genio è stata portata in scena in modo altrettanto scandaloso, in una rappresentazione che ha tenuto alto il ritmo e ha permesso al pubblico di entrare nella vita del pittore errante. Gli spettatori, infatti, l’hanno elogiato con una lunga standing ovation.
Caravaggio. Di chiaro e di oscuro ha chiuso la stagione di prosa dell’amministrazione comunale in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. Per tirare le somme, il cartellone anche quest’anno si è confermato essere vincente, con una buona risposta dal pubblico. Come sempre, il tratto caratteristico della scelta degli spettacoli è stata la varietà: dalla commedia al dramma alla danza la rassegna ha accontentato ogni tipo di spettatore. Buona anche la prima prova di una rassegna parallela di stampo civile al Teatro Sociale.


