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    Attualità

    Ospedali in provincia di Brindisi: 600 posti scoperti

    La denuncia viene dal fasanese Emanuele Vinci, presidente dell'Ordine dei Medici brindisini nonché portavoce della conferenza permanente regionale medica
    RedazioneDa RedazioneMarzo 15, 20134 minuti di lettura
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    Ospedali in provincia di Brindisi: 600 posti scoperti - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Seicento unità mediche ed infermieristiche in meno in tre anni nella sola provincia di Brindisi ed il completo naufragio di ogni tentativo di territorializzare una serie di servizi. Sono solo due dei motivi che fanno  insorgere ancora una volta i medici di tutta la Puglia. Nasce così la Conferenza permanente regionale della professione medica, con l’obbiettivo di riaprire un confronto con il governo regionale interrotto da troppo tempo. Il portavoce del  nuovo organismo è il presidente dell’Ordine dei medici, il fasanese Emanuele Vinci, che minaccia di alzare il livello della protesta nel caso in cui le istanze di medici e cittadini dovessero ancora una volta restare inevase. «In molte zone della regione –scrive Vinci – non è più possibile, per la drastica riduzione dei posti letto e del personale, assicurare la continuità assistenziale e una adeguata assistenza. Il mancato potenziamento delle cure territoriali sta determinando un improprio accesso ai pronto soccorso ed il ricorso all’assistenza privata, con costi a carico del cittadino, a causa delle lunghe liste d’attesa e per la mancata attivazione dei servizi territoriali».

     

    Non è la prima volta che i medici provano a denunciare le difficoltà nel garantire i livelli minimi di assistenza ai cittadini, in realtà lo fanno da almeno tre anni. «Assistenza territoriale – spiega meglio Vinci- vuol dire far lavorare i medici di base in gruppo, tipo poliambulatori, in una casa della salute. Se ne parla da 10 anni e non sono mai stati realizzati». In pratica si tratta di strutture alle quali il cittadino si potrebbe rivolgere con la certezza di trovare un medico. «Occorrono le strutture ospedaliere dismesse – continua il portavoce della Conferenza – che devono essere organizzate con una decina di medici alla volta per 12 ore e con la guardia medica notturna, nella stessa sede la notte e nei giorni festivi». Dunque una struttura dove c’è sempre un medico, il che consentirebbe di non ricorrere al pronto soccorso. «Avevamo cominciato a fare tutto ciò – continua Vinci – con servizi integrati di assistenza ambulatoriale e territoriale (Siata) anche a Brindisi nei pressi del Di Summa dal 2008,  ma poi, come è accaduto in altri siti, non è stato sostenuto e tutto è naufragato». A questa mancanza si aggiunge il problema del blocco del turn-over.  « Nell’ultimo triennio è andato in pensione circa il 12 per cento del personale in servizio – denuncia ancora il presidente dell’ordine – , si tratta di 6 mila persone in meno su scala regionale, a Brindisi intorno alle 600. Personale mai sostituito che rischia di far saltare completamente l’assistenza». I medici pugliesi non intendono rassegnarsi. Gli Ordini provinciali dei medici e degli odontoiatri pugliesi e le organizzazioni  sindacali dei medici dipendenti, convenzionati, accreditati e i rappresentanti dei liberi professionisti hanno deciso di istituire presso l’Ordine di Bari la Conferenza permanente regionale della professione medica ed odontoiatrica, che si propone come organismo di confronto della professione medica con il governo regionale sulle politiche sanitarie. «Vogliamo aprire un confronto con governo regionale – rivendica Vinci – e se non ci riusciremo alzeremo il livello della protesta. Quando denunciavamo il blocco del turn-over avevamo ragione purtroppo. Decideremo insieme a tutte le organizzazioni mediche se sarà il caso di organizzare una manifestazione in cui potremo dire “Andatevene”. Anche gli infermieri ed i veterinari hanno chiesto di aderire alla Conferenza».

     

    Nei giorni scorsi si era aperto un contenzioso tra i medici di medicina generale e l’assessorato alla Sanità, con l’annuncio da parte dei medici di voler attuare lo sciopero della ricetta elettronica, cioè del trasferimento dei dati a Sistema informativo sanitario territoriale (Sist). Lo sciopero avrebbe comportato per la Regione un danno di 2 euro per ricetta non inviata al Sist, e si sarebbe trattato di un danno potenziale di 270mila euro al giorno, visto che sono 135.000 le ricette che giornalmente vengono inviate al Sist per via telematica. Per Vinci « è fondamentale per i medici pugliesi la difesa del Servizio Sanitario Regionale; la salvaguardia della professione medica e delle professioni sanitarie; la promozione della partecipazione dei cittadini alle scelte di politica sanitaria; la tutela dei diritti e delle prerogative sindacali (in quest’ultimo caso in riferimento è al contenzioso apertosi tra medici generici e Regione che non intende pagare i corrispettivi che i professionisti pagano ai colleghi per farsi sostituire in studio quando devono svolgere attività sindacale».

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