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    Cultura & Spettacolo

    Il ministro dei Beni Culturali Massimo Bray a Fasano per visitare Lama d’Antico

    Il ministro, invitato dalla Fondazione San Domenico, sarà nella nostra città il 2 agosto per visitare il rinomato parco rupestre fasanese
    RedazioneDa RedazioneLuglio 21, 20135 minuti di lettura
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    Il ministro dei Beni Culturali Massimo Bray a Fasano per visitare Lama d'Antico - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Massimo Bray sarà a Fasano, il 2 agosto alle 19, per visitare il parco rupestre di Lama d'Antico. Ad invitarlo la Fondazione San Domenico che dal giugno scorso, con un'apposita convenzione, ha preso in gestione l'importante sito storico-culturale fasanese. Sarà una sorta di inaugurazione in quanto la stessa Fondazione sta ultimando una serie di lavorii di recupero e bonifica dell'area. Lungo il percorso rupestre, in occasione della visita ministeriale, saranno esposte opere dell'artista Giovanni Carpignano e ci sarà anche un intrattenimento musicale a cura di un quartetto d'archi. 

     

    Ci sono diversi progetti che la Fondazione San Domenico ha in programma per il parco rupestre: apertura quotidiana al pubblico, organizzazione di eventi culturali e spettacolari tesi a far conoscere il sito, laboratori scolastici e un sito web.

     

    Di seguito alcuni cenni storici di Lama d'Antico (Fonte: Politecnico di Bari – Dipartimento di Scienze dell'Ingegneria Civile e dell'Architettura).

     

    "Si tratta di una delle lame più suggestive del territorio e di un villaggio rupestre fra i più vasti ed articolati della regione, al cui centro è scavata la chiesa, di grande interesse sia per il disegno ‘architettonico’ sia per le pitture conservate. Si è calcolato che il villaggio potesse contenere circa settecento persone, un nucleo abitato formato forse dalla diaspora dell'antica città romana altomedievale di Egnazia, distrutta a partire dal VI-VII sec. e abbandonata del tutto fra X e XI secolo. Il popolamento delle campagne nell'età della bizantinocrazia è dato dalla presenza dei trappeti (produzione dell'olio) tuttora conservati; frantoi (vino); mulini con macine (grano). Una zona cimiteriale è raccolta intorno alla chiesa e nelle cripte prospicienti sul lato opposto della lama. Le abitazioni, ampie o di dimensioni più modeste, sono costituite da due o più vani (uno dei quali adibito a stalla), con nicchie-rispostiglio scavate nelle pareti, maniglie reggi giaciglio e per sospensione nel soffitto, lucernai, focolare, panche, pozzi e piccole cisterne.

     

    La chiesa è composta da una sola navata longitudinale voltata a botte, tagliata al centro da un quadrato a cielo aperto, ma chiuso in origine da una cupola-tholos impostata su muretti in funzione di tamburo e coperta da chiancarelle di pietra come nei trulli. Lungo il lato sinistro della navata, scandita da archeggiature su pilastri, corre un ambiente destinato al clero (parecclesíon) nel quale è scolpita a parete verso l'abside una cattedra (caso singolarissimo, analogo a quello della cripta di san Marco a Massafra), riservata al vescovo itinerante o "chorepiscopo", che periodicamente visitava la pieve e la chiesa rurale per l'amministrazione dei sacramenti o altre incombenze (la ‘dedicatio’ o la concessione della ‘charta libertatis’ necessaria per l'espletamento del culto). L'ipotesi è confermata dalla ‘galleria’ dei vescovi dipinti entro le nicchiette scavate nella parete (precedente illustre nella cattedrale di santa Sofia ad Ochrida – Macedonia, XI sec. – decorata da una serie di ritratti di patriarchi e vescovi della chiesa locale). Figure di padri della chiesa erano invece affrescate sulle pareti dell'imbotte, fra cui riconoscibili probabilmente – fra gli altri – i santi Cirillo di Gerusalemme, Basilio di Cesarea, Gregorio di Nissa. Il bema si trova in un'abside piuttosto contratta rispetto alle dimensioni della navata, affiancata a sinistra da un modesto vano ripostiglio in funzione di próthesis. L'iconostasi, oggi perduta, doveva essere di legno, di grandi dimensioni. L'ingresso alla chiesa, aperto sul lato lungo della parete meridionale, è sottolineato dal un grande portale a ghiera arcuata con cornici retrogradienti, stipiti e lunetta in origine dipinti (tracce di colore superstite). Alla funzionalità liturgica si accompagnava un corredo di affreschi che, nonostante le gravi lacune, è di grande interesse per contenuto iconografico e stilistico: una scena di Deesis (supplica dell'Ultimo Giorno) fra Angeli (frammenti minuti) nell'abside centrale; una seconda Teofania di Cristo sul setto murario soprastante l'abside, che combina la scena dell'Ascensione al cielo entro una mandorla di luce fra i simboli dei quattro evangelisti (soggetto comune nella decorazione di una cupola) con quella di una Deesis fra la Vergine orante a destra e san Giovanni il precursore a sinistra; un trittico composto dalla Vergine Odegitria fra i santi Lorenzo e Teodoro Stratilate sull'imbotte del presbiterio a sinistra; i vescovi orientali e occidentali accennati, molti dei quali anonimi; una figuretta evanida a ridosso della próthesis, forse san Giovanni apostolo, con una contigua iscrizione greca di fondazione del tempio a lui dedicato, in gran parte incompleta (attestato nei documenti d'archivio il culto di San Giovanni nei casali rurali intorno a Fasano).

     

    La scena di Teofania, di stile severo, richiama tratti della pittura dell'oriente cristiano (Cappadocia e Siria-Palestina) e insieme ai frammenti della Deesis può essere datata al X-XI secolo, mentre le figure dei santi vescovi, nel consueto panneggio e impianto monumentale, all'XI-XII secolo. L'accurato scavo della chiesa, la sua monumentalità e il rilievo all'interno della lama e del territorio, il richiamo della decorazione parietale e della sua iconografia all'ambito bizantino, la suggestione della continuità del culto dalle basiliche paleocristiane di Egnazia all'antro medievale, la cattedra episcopale scolpita nel tufo, fanno di Lama d'Antico un ‘unicum’ fra gli insediamenti rupestri della Puglia, aperto al fascino di un Oriente assai prossimo, innervato e trasposto nell'impianto della chiesa e soprattutto nei colori e nelle immagini della sua fragile parata di santi".

     

     

     

     

     

     

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