FASANO – «Mi rompeva il solo sospetto che avessi potuto approfittare della situazione. Per questo ho staccato un assegno di 1.600 euro e ho restituito al gruppo l’intera somma che lo stesso aveva speso per mandare i miei libri in biblioteca». Risponde così il consigliere regionale Fabiano Amati alla polemica nata da un articolo pubblicato da Repubblica in cui si analizzavano alcune “strane” spese dei gruppi politici presenti in Consiglio Regionale. Quello del Partito Democratico aveva comprato 200 copie di un libro, “Nel segno dell’acqua”, scritto da Amati (che aveva rinunciato ai diritti) sulla storia dell'Acquedotto Pugliese. Queste copie sono state inviate alle scuole e alle biblioteche comunali.
«Secondo la Corte dei Conti non è ragionevole acquistare più copie dello stesso libro – spiega ancora Amati -. Ovviamente potevo anche far finta di niente, perché quella della Corte dei conti era un'osservazione, e l'acquisto era avvenuto in conformità con la legge. Tuttavia, poiché mi rompeva il solo sospetto che avessi potuto approfittare della situazione volete sapere cosa ho deciso di fare? Ho staccato un assegno di 1.600 euro, restituendo l'intera somma che il gruppo aveva speso per mandare i libri nella biblioteca. Da qualche settimana, dunque, chiunque vada nella sua biblioteca comunale per leggere quel libro sappia che è stato donato dall'autore».
Pare che molte spese di consiglieri regionali siano finite sotto la lente della Guardia di Finanza che, così come sta avvenendo in tutta Italia, ha ormai avviato controlli mirati su come viene utilizzato il denaro pubblico.


