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    Attualità

    Strisce blu a Fasano: l’affare delle multe

    Dalla lettura degli incartamenti salterebbero fuori rimborsi ingiustificati alla società concessionaria del servizio
    RedazioneDa RedazioneFebbraio 17, 20147 minuti di lettura
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    Strisce blu a Fasano: l'affare delle multe - Osservatorio Fasano
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    FASANO – In un momento in cui la finanza lo­cale, per assicurare i servizi indispensabili alla collettività, grava sempre più, con pesanti balzelli, sulle tasche dei cittadini, è opportuno che questi ultimi si rendano conto di co­me vengono amministrati i propri sol­di dagli amministratori locali. Per evitare inutili sprechi, facili arricchi­menti di pochi con favoritismi ad a­mici o amici degli amici, è opportuno che si guardino con molta attenzione gli atti amministrativi che interes­sa­no soprattutto gli affidamenti di ser­vizi, che in alcune occasioni portano a inspiegabili esborsi, pagati ovvia­mente dagli ignari contribuenti.

     

    In quest’ottica, vogliamo approfon­dire una vicenda che dalla lettura de­gli atti fa trasparire inquietanti dub­bi. Stiamo parlando dell’affidamento della gestione delle aree adibite a so­sta a pagamento, con parcò­metri e au­siliari del traffico. Con determinazione n. 674 del 23 marzo 2010, il dirigente della Polizia Locale, dott. Pasquale Greco, avviava la procedura per l’affidamento in con­cessione della «gestione aree adibite a parcheggio a pagamento con parcò­­metri e ausiliari del traffico, manutenzione impianti semaforici e postalizzazione dei verbali elevati per violazione al codice della strada», predisponendo il relativo bando di gara e il capitolato speciale. Nel capitolato d’appalto, all’art. 9.1 (pagamenti – servizio di postalizza­zio­ne violazioni), era scritto: «Per il ser­vizio di gestione della postalizzazione di tutti i verbali elevati e di competenza del Comando di P.M., non­ché per tutti quelli elevati dagli ausiliari del traffico, verrà riconosciuto alla ditta un importo, a base d’asta, pari ad € 8,50 (ottovirgolacinquanta), oltre iva, per ogni verbale correttamente gestito e incassato.

     

    Il servizio consterà, in particolare, di: 1) stampa ed imbustamento degli atti, costituiti da plico (o autoimbustante) con­tenente il verbale, allegati per le comunicazioni relative in materia di pa­tente a punti, bollettino precompilato per il pagamento e avviso di ricevimento AR precompilato; 2) assunzione delle spese di spedizione di tutti i verbali accertati dal Comando di P.M., previa ricerca degli obbligati attraverso interrogazione delle banche-dati PRA o MCTC da parte del personale di polizia stradale dipendente; 3) rendicontazione generale, com­presa quella relativa ai pagamenti; 4) generazione dei ruoli per l’invio dei relativi dati al C.N.C. La somma di cui sopra, addebitata ad ogni contravventore a norma dell'art. 201, comma 4, del Codice della strada, sarà percepita dall’impresa aggiudicata­ria solo per i verbali effettivamente incas­sati. Non sarà erogato alcun com­pen­so, né rimborso spese postali e di elaborazione per i verbali spediti e non ri­scossi che, esperiti tutti i tentativi di legge, per qualsiasi ragione non po­tranno essere recuperati, essendo state previste tali spese nella somma di cui sopra». (Ndr: i neretti sono nostri). Alla gara prendono parte due ditte: il raggruppamento temporaneo di im­prese composto dalla Vigeura Srl di Parabita (Lecce) e dalla Save Srl di Montalbano, e la Sisas Service Srl di Matera.

     

    Il 18 ottobre 2010, con determinazione n. 2236, il dirigente della Polizia Locale dott. Antonio Orefice aggiudica definitivamente la gara al­la Vigeura-Save e autorizza la stipula del contratto. Il 22 ottobre 2010, il segretario gene­rale dott. Pasquale Greco, alla pre­senza del dirigente di Polizia Municipale, Orefice, e del rappresentan­te della Vigeura-Save, Vincenzo Taran­ti­no, stipula il contratto di conces­sio­ne del servizio. Non si sa per quale mo­tivo, però, all’art. 2 del contratto (“Corrispettivo, modalità di paga­men­to e fatturazione”) compare la seguen­te dicitura: «Per il servizio di postalizzazione delle violazioni verrà erogata mensilmente da parte del Comune di Fasano la somma complessiva calcolata conteggiando l’im­porto di € 8,33 (oltre iva) per ogni ver­ba­le regolarmente ed effettivamente incas­sa­to oltre al rimborso delle spese postali di notifica pari ad € 5,60 (cadauno). Per il servizio degli ausiliari del traf­fico verrà erogato trimestralmente l’importo riveniente dalla somma di € 14,70 oltre iva per ogni verbale elevato dagli stessi ed effettivamente incassato».

     

    È evidente la difformità fra ciò che prevedeva il bando di ga­ra, ovvero «assun­zione delle spese di spedizione di tutti i verbali», e quanto poi stabilito invece nel contratto di aggiudica­zio­ne: «rimborso delle spese postali di noti­fi­ca pari ad € 5,60 cadauno». Ma, nel capitolato d’appalto, gli € 8,50 non comprendevano tutto? Se così fosse, e non si capisce per­ché si debba dare un’interpretazione di­versa da quella che appare chiara, si sarebbe creato un ingiustificato van­taggio economico per la ditta aggiudicataria del servizio. Ma la cosa non finisce qui. Il 16 novembre 2012 scende in campo la giun­ta municipale, che esprime in un atto di indirizzo politico la volontà «di de­finire bonariamente le contestazioni in­sor­te, stabilendo delle condizioni e ter­mi­ni, demandando ai dirigenti del servizio finanziario, della direzione polizia municipale e dell’avvocatura dell’Ente l’ado­zione dei provvedi­men­ti conseguenti».

     

    Che cosa emerge da questa delibe­ra? Ecco cosa vi si legge: «Durante la vigenza del suddetto contratto, anche in ragione della genericità del contenuto di alcune clausole, sono tut­tavia insorte tra i predetti contraenti, tra l’altro, alcune contestazioni in merito alle modalità esecutive delle prestazioni contrattuali sussistenti in capo alla ditta Vigeura Srl. (…) a seguito di numerosi in­­contri, anche di recente, presso il Co­mu­ne di Fasano tra i rappresentanti dell’Amministrazione comunale e il legale rappresentante della Vigeura Srl, è emer­sa, da un lato, la necessità di provvedere ad apportare alcune modifiche e/o integrazioni e/o sostituzioni alle condizioni contrattuali, e, dall’altro, la possibilità di evitare un contenzioso giudiziario, ov­ve­ro di definire bonariamente e/o transattivamente le suddette contestazioni; e ciò sul rilievo che le stesse contestazioni han­no avuto scaturigine anche e soprattutto dal fatto che il contratto di appalto reca diverse clausole dal contenuto non del tut­to perspicuo, ovvero disarmonico rispetto al testo della lex specialis». Insomma, una candida ammissio­ne che il capitolato è stato fatto con i piedi. La cosa più strana è che le contestazioni a cui si fa cenno sembrano essere state fatte dall’impresa aggiudicataria a voce, in quanto nell’atto amministrativo non si fa alcun riferi­mento a contestazioni scritte. Un nuovo e decisivo passo verso il definitivo cambio delle condizioni i­ni­ziali dell’appalto arriva il 22 marzo 2013, con delibera n. 47 della giunta municipale (assente il solo assessore De Leonardis): i termini contrattuali della concessione vengono di nuovo modificati, anche in considerazione del fatto che il rappresentate della Vi­geura Srl ha contestato l’interpreta­zio­ne attribuita alla volontà della giunta comunale nella parte in cui si stabiliscono le condizioni economi­che legate alle spese di notificazione. Così, con quest’ultima delibera, vie­­ne fatta una ulteriore e pesante modi­fica al contratto, e in particolare si prevede il rimborso di 8,33 euro per o­gni verbale spedito dalla ditta, indipendentemente se incassato oppure no dall’amministrazione comunale, ol­tre, chiaramente, agli 5,60 euro già autorizzati al momento della stipula con­trattuale per il rimborso delle spese po­sta­li, somma che non era espressa­mente prevista nel bando di gara.

     

    Alla fine di questa “giostra”, è opportuno porsi una domanda: è legit­ti­mo e si può consentire che un ban­do pubblico di gara, successivamente all’aggiudicazione, venga modificato in sede di stipula contrattuale nelle clausole economiche, aumentando so­lo i costi a carico dell’amministrazio­ne pubblica e quindi dei cittadini (co­sti che sarebbe opportuno quantifica­re, perché voci parlano di un possibi­le danno erariale di circa 300 mila eu­ro), e portando invece vantaggi alla società aggiudicataria? E simili atti, comunque, non risul­tano fuorvianti per gli altri parteci­panti alla gara di af­fidamento del ser­vizio? È ragione­vole credere, infatti, che se le condi­zio­ni del bando fos­se­ro state più favo­revoli per l’impresa vincitrice, al­tre ditte avrebbero potu­to partecipa­re, e quella esclusa avreb­be anche potuto offrire condizioni migliori per l’amministrazione comu­­na­le. Infine, collegata a questa vicenda amministrativa, ve ne sarebbe anche una politica. Da indiscrezioni trape­la­te, pare infatti che la vera causa del­la rimozione dell’assessore Sergio Pagliara, nel luglio del 2011, sarebbe le­gata proprio a questo appalto. Qual­che bene informato giura che Paglia­ra fu defenestrato dal sindaco Lello Di Bari quindici giorni dopo che, con una lettera, aveva ufficial­men­te chie­sto lumi al dirigente Orefice su que­sto appalto. È un ulteriore mistero che andrebbe chiarito…

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