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    Attualità

    La mafia dei veleni raccontata da Enrico Fontana

    Incontro con il direttore del quotidiano "Nuovo Paese Sera" organizzato dal Presidio del Libro e dall'associazione Salute Pubblica
    Mary LeggieroDa Mary LeggieroMaggio 13, 20123 minuti di lettura
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    FASANO – Una sorta di ricostruzione delle storie globali della criminalità ambientale. Questo il tema di “Dark Economy”, il libro (edito dalla Einaudi) presentato ieri (sabato 12 maggio) al Laboratorio Urbano di Fasano. Per l’occasione è intervenuto il coautore Enrico Fontana, giornalista e direttore del quotidiano “Nuovo Paese Sera”, responsabile dell’ Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità e presidente del “Consorzio Libera Terra Mediterraneo”. L’incontro,  presenziato dalla professoressa Pasqua Cofano del Presidio del Libro e dall’avvocato Stefano Palmisano, presidente dell’Associazione “Salute Pubblica”, è stato organizzato per discutere delle cosiddette ecomafie, efficaci ed efficienti strutture criminali dedite al traffico illegale dei rifiuti, considerati l’oro nero del terzo millennio. 

     

    “…quando i riflettori del consumo si spengono e gli spettatori si distraggono, per i rifiuti si apre un bivio che costringe a scegliere tra due universi paralleli e inconciliabili: dark economy e green economy. C’è  la via maestra che punta a garantire la salute di tutti e l’equilibrio del pianeta e c’è la scorciatoia in cui si baratta l’avvelenamento dei campi  e dell’acqua con la crescita di conti cifrati nei paradisi fiscali…”: da questo passo, tratto dal testo, si evince che l’uomo di fronte alla “monnezza” può decidere di riciclarla, mettendo in sicurezza ambiente e salute dei cittadini oppure scegliere di occultarla, sotterrandola, inquinando territori meravigliosi con discariche abusive. La coscienza e il buon senso dell’individuo, porterebbero in modo naturale, a salvaguardare il nostro pianeta e ad orientarsi verso la green economy, economia verde, o più propriamente, ecologica. Invece le numerose inchieste giudiziarie degli ultimi tempi, mostrano chiaramente come la dark economy, o economia oscura, è un settore che fattura circa 3,5 miliardi di euro. Pensiamo a quello che succede in Campania, ai milioni di rifiuti che dal Nord confluiscono nelle discariche abusive che diventano delle vere e proprie bombe ecologiche, grazie anche all’attività di politici corrotti. Questi clan mafiosi stuprano luoghi fertili e ameni, con pattume di ogni genere, inquinano zone che non potranno più essere bonificate, e condannano se stessi e i loro figli, a viverci.

     

    Il giornalista Fontana ha sottolineato più volte di quanto la drammaticità di alcune situazioni, non riguarda solo le regioni del sud Italia, ma esistono anche Gomorre internazionali. Ed è assurdo che nel nostro Paese non esista il “reato di inquinamento ambientale” . Viene considerato solo come un reato di serie B, punibile con contravvenzione. Persino uno dei reati cardine del sistema dell’ecomafie, quello di “attività di gestione di rifiuti non autorizzata”, ovvero il reato di discarica abusiva, prevede una pena molto leggera, se pensiamo alle conseguenze che un tale crimine può provocare: da uno a tre anni di arresto, nei casi di smaltimento di rifiuti tossici, ovvero cancerogeni. Nonostante tutto non bisogna soccombere al disastro ambientale, ma occorre continuare a promuovere e a sostenere la raccolta differenziata, perché i rifiuti possono diventare preziose risorse da recuperare.

     

     

     

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